Bestia del mare (Apocalisse di Giovanni)
Bestia del mare (Apocalisse di Giovanni)

 

 

di Un sacerdote

 

Caro Sabino,

è tanto tempo che non ti scrivo, ma seguo sempre con sommo interesse il tuo informatissimo blog. In questi giorni ho avuto modo di leggere il tuo carteggio con R. Casadei, seguito da un intervento di Francesco Lepore e poi da uno di Lucia Comelli (spero non mi sia sfuggito altro). Così, mi è venuto l’uzzolo di rileggermi qualche passaggio del vangelo di Giovanni dove si parla della verità e del suo rapporto con l’unità dei credenti. Si tratta più che altro del cap. 8 e del cap. 17, con qualche collegamento con il libro dell’Apocalisse. Prima di esprimere le mie suggestioni in merito, senza pretesa di essere esaustivo, sottolineo che la parola “verità” nel vangelo di Giovanni ricorre con grande frequenza, ed è uno dei termini chiave dello stesso, tanto è vero che a suo tempo il grande esegeta I. de la Potterie scrisse su questa parola la sua tesi di dottorato dal titolo “La vérité dans saint Jean”, Ed. Pontificio istituto Biblico, Roma, 1999, due tomi di complessive 1128 pagine. Le ho lette tutte un po’ di anni fa e ti garantisco che sono una miniera preziosa. Detto questo vengo alle mie suggestioni.

Cosa ci dice il vangelo di Giovanni nei capitoli a cui faccio riferimento?

Innanzitutto che il Padre è “veritiero” (8, 26), cioè potremmo dire che è la fonte da cui sgorga ogni verità. Di conseguenza il Padre dice parole di verità che il Figlio incarnato, Gesù Cristo, pronuncia a suo nome di fronte agli uomini come “verità” indiscutibili, almeno sul piano di Dio, perché il cap. 8 ci dice chiaramente che i farisei le mettono invece in discussione: ma “tu chi sei?” (8, 25) per dire le cose che dici; e Gesù risponde: “Proprio ciò che vi dico” (8, 25), cioè colui che è venuto a dire le parole di verità del Padre che è veritiero e, quindi egli, corrispondendo a quanto il Padre lo ha incaricato di dire, non può essere messo in questione: “Chi di voi può convincermi di peccato? Se dico la verità, perché non mi credete?” (8, 46), “Gesù rispose: «Anche se io rendo testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove vengo e dove vado” (8, 14).

Questo è tanto vero che Gesù in Gv 14, 6 dice: a Filippo “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”, e ciò perché attraverso la mia verità, la verità che sono io stesso, si raggiunge il Padre che è veritiero. La conseguenza è che più si segue Gesù verità, più si avanza verso il Padre e più si è liberi, liberati dalla paternità falsa di colui che Gesù denuncia come padre della menzogna, cioè dell’anti verità: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi … Perché non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alle mie parole, voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna” (8, 31-32. 43-44).

Chi dunque si affida a Cristo, in quanto verità del Padre veritiero, è libero dal peccato e dalla morte definitiva che esso procura: “In verità, in verità vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte” (8, 51). Chi invece si rivolge alla paternità menzognera del diavolo sarà schiavo del peccato, si farà come lui “mentitore” (8, 55) e morirà nei propri peccati: “Gesù rispose: In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato” (8, 34), “Di nuovo Gesù disse loro: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire» … E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che io sono, morirete nei vostri peccati” (8, 21. 23-24). Una condizione di morte che ha come suo inevitabile effetto il cercare di uccidere colui che è la vita e che svela con la sua verità la menzogna del falso padre, “omicida fin dal principio” (8, 44) e di chi lo segue: “Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova posto in voi” (8, 37), “Allora raccolsero pietre per scagliarle contro di lui” (8, 59).

Stabilito questo, il cap. 17 ci aiuta a comprendere il rapporto tra questa verità che è Cristo in quanto mandato dal Padre veritiero e l’unità che di questa verità è conseguenza. Infatti Cristo nella sua grande preghiera sacerdotale chiede innanzitutto al Padre di consacrare nella verità i suoi discepoli, cioè di renderli pienamente appartenenti a essa: “Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno [cioè dal padre della menzogna]. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità” (17, 15-17).

E chiede questo perché anch’essi devono essere mandati nel mondo a proclamare la verità del Padre e di Gesù suo Figlio: “Come tu mi hai mandato nel mondo, anch’io li ho mandati nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità” (17, 18-19).

In questa missione di proclamazione della verità di Dio essi dovranno, di conseguenza, essere una cosa sola, cioè vivere un’unità che esprima l’unica verità di Dio, e con loro e dopo di loro, tutti quelli che ne seguiranno la verità da essi proclamata: “Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me. Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo” (17, 20-24).

La preservazione e il prolungamento nel tempo di questa verità da annunciare a tutti, e che consente agli uomini di ritornare all’unità perduta con Dio e tra loro, sarà poi compito dello Spirito Santo che, non per niente, Gesù chiama “Spirito di verità”, Spirito che agirà nella Chiesa, luogo dell’unità ritrovata attraverso la verità: “Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà” (Gv 16, 13-15; cfr. anche Gv 14, 26 e 15, 26).

A questo Spirito di verità, di quella verità che lo accomuna al Padre veritiero e al Figlio Gesù Cristo che è la verità, si contrappone nella storia lo spirito di menzogna. Chi è questo spirito di menzogna? È quella seconda bestia che Ap 13, 11 descrive con “due corna, simili a quelle di un agnello”, sorta di capro, quindi, che sta a servizio di quella prima bestia dalle varie sembianze ferine (cfr. Ap 13, 2) a cui il grande drago ha trasmesso tutta la sua forza e potere (cfr. Ap 13, 2):

Vidi poi salire dalla terra un’altra bestia, che aveva due corna, simili a quelle di un agnello, che però parlava come un drago. Essa esercita tutto il potere della prima bestia in sua presenza e costringe la terra e i suoi abitanti ad adorare la prima bestia, la cui ferita mortale era guarita. Operava grandi prodigi, fino a fare scendere fuoco dal cielo sulla terra davanti agli uomini. Per mezzo di questi prodigi, che le era permesso di compiere in presenza della bestia, sedusse gli abitanti della terra dicendo loro di erigere una statua alla bestia che era stata ferita dalla spada ma si era riavuta. Le fu anche concesso di animare la statua della bestia sicché quella statua perfino parlasse e potesse far mettere a morte tutti coloro che non adorassero la statua della bestia. Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei” (Ap 13, 11-18).

Questa seconda bestia, scimiottatrice di colui che è “l’Agnello di Dio … che toglie il peccato del mondo” (Gv 1, 29), ha quindi come suo compito di essere il ministero della verità di orwelliana memoria, il propagandista capo di tutte le disinformazioni, l’ingegnere sociale per eccellenza, colui che fa sì che gli uomini siano “marchiati” in modo da appartenere alla prima bestia e al grande drago e alla loro falsa religione; essa si fa grancassa stentorea e tronfia di un regime menzognero che impedisce di vivere a coloro che il marchio rifiutano. E viene facilmente da pensare che, in forza di questa marchiatura, che si contrappone al sigillo battesimale, e non da tutti accettata, gli uomini si contrapporranno inevitabilmente tra di loro. Del resto il diavolo (derivato di diaballein = dividere) è colui che cerca di separare in tutti i modi gli uomini da Dio e di farli ergere distruttivamente gli uni contro gli altri.

Alla luce di tutto quanto ho detto, si vede che abbiamo una linea che procede sul piano della verità o della menzogna verso l’unità (vera o falsa) corrispondente. Tenendo quindi presente che si può fare unità anche sulla menzogna (il nazismo o il comunismo, tanto per fare un esempio, non erano forse menzogne spacciate come verità su cui costruire delle unità di popolo che hanno solo portato morte e distruzione?), si va sempre comunque da una verità (autentica o falsa che sia) verso una unità (vera o falsa che sia). Un’unità operativa dentro la realtà non potrà mai pretendere come tale di costruire una verità corrispondente, salvo che, come in certe cerchie teologiche attuali, si presuma che la prassi possa fondare la dottrina.

Se dunque appare chiaro che l’unità dei credenti è conseguenza di quella verità a cui essi devono appartenere, bisogna ricordare che questa verità, da una parte, è la verità indiscutibile di quella fede che la Chiesa racchiude nel suo Credo e di cui sant’Agostino dice “In necessariis unitas”; dall’altra consiste in quegli aspetti diversificati di verità ecclesiale, che non fanno parte dei “necessariis” e si possono racchiudere sotto quelli che lo stesso Agostino denomina come “in dubiis libertas”. Libertà di discussione sia teorica che pratica in cui ricade anche ogni scelta prudenziale operativa che si possa fare in nome della fede nei vari campi del vivere, esaminando meglio che sia possibile tutti i fattori in gioco di ogni specifica realtà che si affronta, così da poter valutare se di fronte a certe scelte ci si debba uniformare o no.

Per quel che riguarda la cosiddetta pandemia virale che stiamo affrontando, dei rimedi vaccinali proposti, la cui efficacia è tutta da discutere, vista la massa degli studi che la contraddicono, e viste anche le problematiche di carattere etico implicate, è chiaro che sono in gioco una serie di fattori che vanno ben al di là della salute che si proclama di voler preservare. Sono in gioco infatti fattori che, come tali, costituiscono quell’orizzonte inquietante che passa sotto il nome di Grande Reset, Nuovo Ordine Mondiale, Transumanesimo et similia, intraprese di ingegneria sociale che si muovono sullo sfondo di enormi interessi economici e di politica mondiale. Ora, appare chiaro che questi interessi si servono di questa pretesa pandemia (che si accompagna ai vari lockdown, green pass e altri mezzi coercitivi) come cavallo di Troia per devastare la città degli uomini e soggiogarli ad un progetto disumano ed iniquo, che tra l’altro è chiaramente pubblicizzato da anni, certo spacciato come ipotesi di un mondo migliore, ça va san dire! Non si parli dunque di complottismo!

Pensare quindi che per amore di unità cristiana e dell’uomo ci si debba uniformare ad una tale religione pandemica (ma sta arrivando anche quella ecologica), culto perverso di un neo paganesimo che richiede di bruciare incenso agli dei vaccinali, mi appare sinceramente come totalmente irragionevole e, certo, non adeguato all’annuncio cristiano! C’è da chiedersi perché tante persone, che non credo possano essere sospettate di essere corrotte da Big Pharma o altri centri di potere, non riescano a fare quel salto di qualità conoscitiva che è richiesto dall’oggetto in questione. Io sinceramente rimango sbigottito. E credo che don Giussani lo sarebbe altrettanto! Dubito che in una situazione come questa lui avrebbe proposto l’uniformità vaccinale dei cattolici come una sorta di rinnovato assalto a Palazzo Madama, magari spacciato come avvenimento di popolo, dove certo qualche no vax o free vax avrebbe potuto comunque dire la sua correndo insieme con gli altri. Ammesso che si debba fare questa corsa, non mi sembra che i no vax o free vax possano dire la loro, anzi! Siano anatema! Ma così vince l’odio del capro e non certo la carità dell’Agnello! Sempre sant’Agostino ricorda che in ogni caso sempre ci deve essere “In omnibus caritas”. E credo anche che don Giussani di fronte ad espressioni del tipo: “se non vi vaccinate, morirete tutti”, avrebbe piuttosto detto: “se non vi convertite, morirete tutti” (Lc 13, 3).

Caro Sabino, ho scritto troppo e in modo un po’ faticoso! Vedi tu se vale la pena pubblicare quanto cordialmente ti invio. Benedico di cuore te e il tuo blog.

 

 

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