Foto: papa San Giovanni Paolo II

Foto: papa San Giovanni Paolo II

L’amore della verità è la dimensione più profonda di una autentica ricerca della piena comunione tra i cristiani. Senza quest’amore, sarebbe impossibile affrontare le obiettive difficoltà teologiche, culturali, psicologiche e sociali che si incontrano nell’esaminare le divergenze. A questa dimensione interiore e personale va inseparabilmente associato lo spirito di carità e di umiltà. Carità verso l’interlocutore, umiltà verso la verità che si scopre e che potrebbe richiedere revisioni di affermazioni e di atteggiamenti.

Per quanto riguarda lo studio delle divergenze, il Concilio richiede che tutta la dottrina sia esposta con chiarezza. Nello stesso tempo, esso domanda che il modo ed il metodo di enunciare la fede cattolica non sia di ostacolo al dialogo con i fratelli. Certamente è possibile testimoniare la propria fede e spiegarne la dottrina in un modo che sia corretto, leale e comprensibile, e tenga contemporaneamente presenti sia le categorie mentali che l’esperienza storica concreta dell’altro.

Ovviamente, la piena comunione dovrà realizzarsi nell’accettazione della verità tutta intera, alla quale lo Spirito Santo introduce i discepoli di Cristo. Va pertanto ed assolutamente evitata ogni forma di riduzionismo o di facile “concordismo”. Le questioni serie vanno risolte perché se non lo fossero, esse riapparirebbero in altri tempi, con identica configurazione o sotto altre spoglie. 

 

(dalla Ut Unum Sint, n.36, enciclica pubblicata da papa San Giovanni Paolo II il 25 maggio 1995)

 

 

fonte: Vatican.Va

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