di Sabino Paciolla
Mons. Suetta, vescovo di Ventimiglia-San Remo, in una missiva inviata al sito UCCRonline, esprime interrogativi sulla scelta fatta da cattolici di promuovere durante il mese di maggio e di giugno veglie di preghiera per la Giornata internazionale contro l’omotransfobia. Egli esprime profonde perplessità, misto a dolore, su questi eventi che hanno alla loro base categorie culturali e pastorali che sono contrari ai canoni della fede e alla antropologia cristiana.
Il presule apre il suo testo osservando che i mesi di maggio e giugno sono tradizionalmente dedicati alla Madonna e al Sacro Cuore di Gesù. Proprio in questo periodo, tuttavia, si organizzano veglie di preghiera contro le discriminazioni derivanti dalla cosiddetta omotransfobia, seguendo «un’infelice agenda mondana». Il vescovo riconosce che ogni forma di discriminazione è male e va superata, ma solleva diverse obiezioni dal punto di vista cristiano.
Perché privilegiare in modo così marcato questo tipo di problema, statisticamente non il più diffuso e grave in Occidente, oscurando altre sofferenze più impattanti? Perché adottare «simbologie ideologiche», terminologia, calendario e prospettive provenienti da visioni contrarie alla fede e incompatibili con l’antropologia cristiana, anziché attingere alla «ricchezza di una sapienza liberante e pacifica» della dottrina cattolica?
L’autore si interroga inoltre sull’assenza di un chiaro appello alla conversione: «Perché la recezione di un’istanza di dignità per ogni persona non viene accompagnata da un doveroso appello alla conversione e all’impegno di restare fedeli alla legge di Dio?». Accettare con leggerezza di sdoganare costumi e condotte significa trascurare di proporre «la bellezza di una vita casta e la forza della purezza».
Particolarmente grave appare l’avallo a pretese che «violentano la corretta visione naturale del matrimonio e della famiglia» e impongono «situazioni drammatiche ai minori» coinvolti in forme di procreazione alternativa.
Per il cristiano, «la vera discriminazione è nel peccato, che separa l’uomo da Dio». La vera accoglienza non consiste nel compiacere l’ideologia gender, che produce «infinite sofferenze» nelle persone, nelle famiglie e nella società, ma nel contrastarla «con la forza della preghiera e la dolcezza della vera accoglienza e della buona testimonianza».
L’augurio finale è che tanti cristiani preghino la Vergine Maria, modello di purezza, e offrano riparazione al Sacro Cuore di Gesù. Nello Spirito Santo, che illumina le coscienze, si invochi la vera libertà e la giusta dignità di ogni uomo.
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