Una lettrice di questo blog mi invia la toccante testimonianza di sua figlia.

 

Bambino solo

 

Egregio dott. Paciolla,

A settembre 2021, mia figlia Marta era quasi diciannovenne. matricola all’Università, gli scout nel cuore da una vita: prima in reparto, poi in clan, ora tra i capi del branco. Anche il fidanzato (ex) era uno scout, cresciuto con lei. Poi è arrivato il green pass ed è crollato tutto: per entrare all’Università occorreva esporre la tessera, per salire sui mezzi pure. Cosa che conosciamo bene. Ma forse ciò che non tutti sanno è come il mondo scout ha affrontato la cosa. Gli scout dell’Agesci, gruppo “cattolico”, sono riusciti ad essere più realisti del re ed hanno imposto, fin dal campo dell’estate 2021 le mascherine in montagna ed il distanziamento in tenda. Poi hanno chiesto, per l’uscita di apertura di settembre a cui sono invitate anche le famiglie (un picnic nei boschi), la tessera verde per ogni componente della famiglia. Noi siamo in 9. Non se ne parla. Marta è stata immediatamente silurata e allontanata dal gruppo senza possibilità di dialogo, confronto, soluzione. Un taglio netto, nemmeno un saluto. Come se non fosse mai esistita. Riesce ad immaginare il suo dolore? Gli scout allontanati in tutta Italia si sono poi ritrovati ed hanno fondato il Gruppo Scout Resistenti (anche su telegram). Ora Marta guida il reparto degli Scout Resistenti Brianza – Lombardia 1. E’ stato anche pubblicato un libro, “Per Aspera ad Astra, 300 testimonianze durante il covid19”, che, come dice il titolo, raccoglie le testimonianze di questi ragazzi a cui è strata strappata di dosso la vita e gettata via come uno straccio sporco, ma che hanno saputo reinventarsi e ricominciare, più forti di prima perchè più consapevoli e determinati. Anche Marta ha scritto un pezzo bellissimo che riporto di seguito e che le chiedo di pubblicare sul suo blog. Io sono molto orgogliosa di mia figlia.
 
 
***
 
 
“A occhi storti, il volto della Verità può apparire un ghigno”
 
Due lunghissimi anni fa (tre anni, ndr). Settembre. Facevo parte del Gruppo Scout C…… I (località oscurata, ndr). Dovevo iniziare il mio ultimo anno di Clan. Mi trovavo molto spesso con gli altri ragazzi alla sera in oratorio per preparare le forcole di quelli più grandi di noi che quell’Ottobre avrebbero preso la partenza. Stavano venendo benissimo; avevamo pure avuto l’idea di dedicare a ciascuno una poesia. In altre sere c’erano gli incontri della staff del Branco, per cui preparavamo l’uscita di apertura. Nell’ultima attività avevo raccontato ai lupi di Mowgli rapito dalle scimmie ed eravamo andati a caccia dei colpevoli nel parco. C’era un bambino che si chiamava Andrea che andava in giro con uno zaino più grande di lui e a cui io cercavo di portarlo di nascosto quando gli altri si giravano. Ma arriva un ostacolo titanico ed insormontabile: un sabato pomeriggio di qualche mese prima, la maggior parte delle persone di questo gruppo erano andate in un certo posto, anche abbastanza lontano, avevano fatto la coda, e poi un’infermiera sorridente gli aveva fatto una piccola puntura; loro altrettanto sorridenti avevano aspettato un quarto d’ora fuori dalla stanza, e poi erano tornati. Io quel sabato pomeriggio ero a casa, a farmi i fatti miei. Forse anch’io sorridevo.
 
Eravamo tutti, relativamente, come si può su questo mondo, felici. Ma non poteva assolutamente continuare così, perché se no eravamo felici (o meno) tutti allo stesso modo. E invece, come tutti sanno, quelli che quel sabato pomeriggio si stavano facendo i fatti loro, non avrebbero più devuto essere felici; c’è scritto nelle note sul telefono di Mario Draghi, e sul post it giallo di un tizio che si chiama Albert e vende medicine. Allora si inventano un aggeggio, che deve servire per capire chi sono quei maledetti del sabato pomeriggio per fargliela pagare in ogni modo; l’aggeggio si chiama green pass. Lo provano: chi non ha il green pass non può andare nei ristoranti. Funziona: quegli infami dei fatti loro, per entrare, devono prenotarsi, fare una fila abbastanza lunga in farmacia, pagare una quindicina di euro, farsi ficcare un bastoncino su per il naso, fare facce stupide mentre gli lacrimano gli occhi, aspettare un po’, prendere un foglio e uscire. In totale ci mettono di più che per tutta la cena al ristorante, e spendono il doppio; quindi loro al ristorante non ci vanno. I grandi e malefici signori dei post it sono contenti. Ma, nel mentre che si fregano le mani soddisfatti e iniziano a programmare la loro prossima maleficissima mossa, qualcuno li precede, qualcuno che si è rivelato più rapido e zelante di loro. Infatti, durante il loro gongolare, loro non lo sanno, ma quattro o cinque ragazzi sotto i trent’anni, in quel famoso oratorio di C……, si sono incontrati, e hanno deciso che a loro questo green pass gli piace, fa sentire tutti meglio, più al sicuro, cittadini più presenti e attenti ai bisogni di tutti, e poi quando lo controlli col telefono compare una bellissima scritta in verde. A loro il verde gli piace un sacco. Questi quattro quindi informano tutti i genitori e i ragazzi che per andare alla sopracitata uscita di apertura, che consisterà in una bella giornata tutta all’aperto in un parco, sarebbe servito il green pass. Alla maggior parte di loro non cambia niente. Quelli lì del sabato, invece, in particolare una famiglia in cui quel pomeriggio erano tutti a casa a farsi i fatti loro, ecco, loro devono prenotarsi, fare una fila decisamente lunga in farmacia, pagare più di un centinaio di euro, farsi ficcare un bastoncino su per il naso (uno ciascuno, mi raccomando), fare facce stupide mentre gli lacrimano gli occhi (o mentre si piange disperatamente a seconda dell’età), aspettare un po’, prendere un foglio e uscire. La famiglia prova a parlare con gli altri. La mamma scrive una mail a tutti I genitori chiedendo di considerare la loro situazione. La figlia maggiore (sempre quella dell’ultimo anno di Clan) scrive un messaggio sul gruppo del Clan chiedendo spiegazioni. Ma il fatto è che ormai, anche la gente normale la pensa come i grandi signori dei post it, e si sono tutti convinti che quelli lì del sabato pomeriggio sono dei criminali psicopatici, che uccidono le altre persone, e che comunque si sta molto più sicuri senza di loro. I genitori di quel bambino che si chiamava Andrea rispondono alla mamma che loro sono d’accordo con i quattro capi e che sosterranno la loro decisione. Agli altri genitori piace; anche loro rispondono così. I ragazzi del Clan invece sperano che, se non guardano quel messaggio abbastanza a lungo, quello dopo un po’scompare. L’unica risposta che arriva dopo molto alla figlia è un messaggio dei capi. Hanno inviato un testo lunghissimo dell’Agesci che parla delle norme covid e che è così noioso che probabilmente nemmeno loro l’hanno letto, visto che sul green pass non c’è scritto proprio niente. La figlia si arrabbia. Piange un po’. Vede se riesce a parlare con qualcuno. Se c’è qualcuno, da qualche parte che ancora non la odia. Ma nessuno risponde. L’indifferenza è assoluta. La famiglia non andrà a quell’uscita di apertura. La famiglia non andrà più a nessuna attività. Le poche persone con cui si riesce a parlare dicono che dopotutto si trattava solo di un tampone in farmacia, cosa costava farlo? Il green pass non li stava ponendo in una posizione di svantaggio, potevano sempre farsi il tampone, e avrebbero ottenuto gli stessi diritti degli altri. C’è un sacco di gente che si fa I tamponi e non si stanno lamentando come voi. E in effetti, gli operai disperati in fila davanti alla farmacia alle 7 del mattino aspettando che apra, non si lamentano; hanno il vuoto negli occhi. Comunque ad un certo punto il tampone non basta più, non è uno strumento  affidabile per capire cosa stava facendo uno quel sabato, anche perché quelli che dovrebbero stare male ormai si sono abituati ai tamponi, invece I bravi cittadini della terza dose si sono presi tutti il covid. Non va affatto bene. Quindi il green pass ormai ce l’hanno solo i vaccinati. Se non ti vaccini, ti ammali, muori.  E se non muori per il covid, tanto puoi sempre morire di fame perché il lavoro è un diritto di élite e tu hai fatto la scelta sbagliata. Perché la tua è una scelta, che tu potresti cambiare in ogni momento. Oltre a tutti gli altri diritti, non hai nemmeno quello di lamentarti. Se manifesti democraticamente, ti picchiano; se mostri dei cartelli, ti minacciano di morte; se metti dei volantini sulla tua macchina, te la rigano. Perché vedi, loro sono bravi cittadini, ma solo nei confronti di chi sta simpatico a loro. Tu, però, ormai sei andato troppo in là, te lo senti nel profondo che non puoi più tornare indietro. Hai visto quanto è ipocrita e falso il mondo in cui vivevi. Non ce la farai mai a fare finta di niente ed essere ritrascinato dentro quel flusso di gente e di vite della gente in cui prima eri immerso anche tu, e che ora continua a scorrere senza di te. Tutto va avanti senza di te, nessuno si ferma, nessuno ti vede più. Tu rimani indietro, a guardare le vite degli altri che scorrono. Lontano, estraneo, con un senso di distacco. Fuori dal turbine delle vite degli altri, fuori da quella che era la tua vita. E fa male. Fa male vedere con i tuoi occhi che tutto quello in cui credeviti crolla sotto i piedi. Tutte le persone da cui eri circondato, a cui volevi bene, che credevi ti volessero bene. Tutte le cose che facevi, a cui eri affezionato, ora non sono più. La tua vita cambia quando vedi tuo fratello aggrappato alle sbarre che separano i suoi amici felici che giocano a calcio nel campetto dell’oratorio, da lui, chiuso fuori, che li guarda dalla strada. Senza un motivo che giustifichi questa decisione; senza uno sguardo a chi viene lasciato indietro. Avete in mente nei film, quando uno dei personaggi cade a terra, perché non ce la fa più, e allora il protagonista grida, in modo drammatico: “No! Io non ti lascio qui!…(eccetera)”. Poi lo raccoglie e lo trascina in salvo (e intanto piangono tutti, di solito). Beh. Non è che io chiedessi una cosa così. Però insomma, almeno che si girasse e dicesse: “Toh, è caduto”, e poi proseguisse per la sua strada. Invece neanche questo. Se ti va bene, continua a correre piantandoti lì; in alternativa, si ferma e ti dice che dopotutto sei stato tu che ti sei ficcato davanti agli artigli del mostro quando lui li agitava per aria, quindi, dai, comunque te lo meriti di morire nel fango. Un tipo simpatico il nostro protagonista. Perché, vedete, mentre tutti quelli che vanno bene a loro sono stati discriminati per delle scelte giuste, noi siamo gli unici sfigati che lo sono per una scelta sbagliata. E poi, alla fine, chi è che l’ha detto che discriminare qualcuno è sbagliato? Ma ancora, dove c’è mai scritto che discriminare qualcuno vuol dire togliergli il lavoro, escluderlo dalla società vietandogli l’accesso ai luoghi pubblici, privarlo della scuola, permettere a tutti di insultarlo, ridicolizzarlo in pubblico e sulla stampa… “distruggere, o quantomeno di compromettere il riconoscimento, il godimento o l’esercizio dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale e culturale e in ogni altro settore della vita pubblica”? (Questa è la definizione di discriminazione dell’Enciclopedia Treccani citata a sua volta da un decreto legge del 1998). Insomma. Non l’ha mai detto nessuno. E anche se l’avesse detto, aveva torto lui. Va be, fatto sta che io un giorno facevo parte degli scout, stavo per iniziare il mio ultimo anno di Clan, facevo servizio nel Branco; e il giorno dopo era tutto finito. Nessuno mi ha più scritto un messaggio, nessuno ha chiesto di me. Qualche mese dopo mi hanno rimosso dal gruppo e sono sparita, senza lasciare nessuna traccia. Ed è qui che mi chiedo: ma io sono tra i Sommersi o tra i Salvati? E la verità è che io sono tra i salvati. Tutto questo dolore ha rotto in modo brutale tutti I legami che io prima avevo, è vero. E mi ha messo un odio nel cuore nei confronti di tutti quelli che mi hanno trattata male, e poi nei confronti di tutti quelli che lo hanno permesso. Ma dopo due anni, due anni eterni, di litigi, di pianti, di disperazione, io ho capito. Ho capito che nessuno del mondo ti può amare per davvero perché l’amore umano è debole. Che tutti sbagliano nelle loro azioni perché la volontà dell’uomo è fragile. Che i loro giudizi sono condizionati da chi li vuole condizionare, perché i criteri di giudizio umani sono senza fondamento. Ammettiamolo: da soli non siamo capaci di fare niente. Io l’ho fatto, molto mio malgrado, perché sono stata costretta dal mio felice dolore, ed esso ha spalancato le porte a Dio, che era lì, e aspettava che io capissi tutte queste cose per farmi vedere che il suo Amore debole non è, che la volontà la puoi appoggiare solo su di Lui, che i criteri di giudizio li ha dati Lui più di duemila anni fa per dei motivi precisi e soprattutto veri.
 
Non sono capace di spiegare quello che mi è successo, però sono certa di augurarlo a tutti quelli che come e più di me hanno sofferto. Vi auguro di trovare l’unico vero (nel senso di “l’unico che funziona”) cammino verso la Giustizia, la Libertà e la Pace (quella personale, che ti permette di non odiare tutti quelli che ti hanno, per due anni, rovinato la vita). Prego il mio Dio per voi, che vi dia la forza di andare avanti quando qualunque certezza vi frana sotto ai piedi. Prego il mio Dio per loro. Pregate il vostro per me.
 
Cincillà
 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog, ritenuti degni di rilievo, hanno il solo ed unico scopo di far riflettere, di alimentare il dibattito e di approfondire la realtà. Qualora gli autori degli articoli che vengono qui rilanciati non avessero piacere della pubblicazione, non hanno che da segnalarmelo. Gli articoli verranno immediatamente cancellati.


 

Sostieni il Blog di Sabino Paciolla

 






 

 

Facebook Comments