Bambini-montagna

 

 

di Lucia Comelli

 

Stare con i miei nipotini, Marta e Giovanni, oltre che divertente (pur se a tratti faticoso) è anche istruttivo, poiché si delinea sorprendentemente nel comportamento dei due bimbi non solo la fisionomia originale del loro carattere, ma anche i tratti distintivi della natura umana in quanto tale: ad esempio è evidente, nei gesti dei due piccoli, il bisogno d’affetto e di compagnia che ci costituisce come persone (non siamo affatto individui, isolati e inevitabilmente in conflitto tra noi, come vorrebbe la mentalità dominante) e anche una nativa, riverente, propensione al bene e al bello!

A tal proposito mi hanno impressionata di recente un paio di episodi che riguardano Giovanni (due anni ancora da compiere).  

Premetto che fare la nonna significa spesso per me narrare loro delle storie, che i nipotini reclamano a gran voce ogni volta che mi vedono. Le fonti sono varie: fatti realmente accaduti, fiabe classiche, ma anche racconti biblici… naturalmente drammatizzati a dovere.  L’episodio di ‘Giona e la balena’ ha colpito moltissimo Giovanni (Giò, per i familiari): così ho dovuto ripeterlo talmente tante volte che ora è in grado di finire autonomamente le mie frasi. Giona era un grande (inizio io) … plofeta (alcune consonanti come la erre ancora non è ancora in grado di pronunciarle). Il Signore voleva che andasse a Ninive (dice lui) per riferire alla gente della città che doveva cambiare vita, diventare più buona, perché la gente di Ninive era molto blutta (così si ostina a qualificarla Giovannino). Io l’ho sempre definita come cattiva, ma lui, che pure riconosce la parola, preferisce dire brutta! Forse perché diversi personaggi malvagi delle fiabe a lui ben noti, come le sorellastre di Cenerentola, sono sgraziati, mentre quest’ultima è bellissima, o forse perché – anche ad una coscienza in embrione come quella di un bambinello che impara in famiglia la differenza tra il bene e il male – quest’ultimo istintivamente ripugna, mentre il bene è attraente! Questo spiegherebbe perché in diverse culture i due concetti convergono fino a coincidere: in ebraico, ad esempio, la parola tod significa contemporaneamente buono e bello e così così, all’inizio del tempo, il mondo apparve a Dio quando – secondo la Genesi – uscì dalle Sue mani! Del resto, anche per Platone il Bello era lo splendore del Vero! Tutto questo, naturalmente, Giovanni ancora non lo sa; eppure, l’educazione amorevole di chi gli sta accanto permette al bene, per cui il suo cuore è fatto, di attecchire e fiorire rapidamente, suggerendogli inediti gesti di tenerezza, come quelli di cogliere e porgere alla mamma e alla nonna, in mancanza di quelli veri, i fiori dipinti sui libri di fiabe e atteggiamenti di genuina contrizione quando si rende conto di avere sbagliato.  Una conferma è arrivata da mia figlia Carlotta quando mi ha riferito di uno scatto d’ira del piccolo a cui aveva negato di mangiare a merenda un dolcetto che desiderava ardentemente: allora il bambino ha agitato il braccio contro di lei e le ha detto: mamma Carli è blutta! La madre lo ha guardato negli occhi e gli ha risposto con un tono di voce accorato: dici brutta alla mamma che ti vuole tanto bene? Il piccolo ha abbassato lo sguardo e, dopo un minuto di silenzio, ha mormorato con tristezza: Giò è blutto! No – lo ha corretto mia figlia abbracciandolo – Giò è buono! E così il perdono della mamma gli ha ridato l’abituale sorriso…

Non succede a noi adulti lo stesso con Dio? Che, cioè, anche quando lo riconosciamo presente nella nostra vita, continuiamo a peccare (se non altro per omissione) e manchiamo verso di Lui: Lo offendiamo (come recitiamo nell’Atto di dolore)? E non è forse la certezza della Sua misericordia che permette a noi cristiani di rialzarci e ricominciare a vivere, dopo ogni caduta? Non è questo che anche la Chiesa ci insegna (o perlomeno dovrebbe fare): che il male cioè esiste per davvero (anche se taluni prelati, oggi, derubricano diverse colpe ‘mortali’ a semplici fragilità) e Cristo è morto in croce proprio per liberarci dal peccato e permetterci una vita più piena?  

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

Sostieni il Blog di Sabino Paciolla

 





 

 

Facebook Comments