Mario Monti
Mario Monti

 

di Anima Misteriosa

 

Si dice che “Bertoldo, scherzando, si confessava”, con riferimento al celebre personaggio ritratto dall’opera di Giulio Cesare Croce. Dato che siamo in clima vacanziero, questa volta mi darò anch’io a un soggetto un po’ più leggero…ma neanche tanto.

Sabato sera, S. Messa prefestiva in una chiesetta non parrocchiale, un oratorio, della mia città. Mi piace frequentarla perché il sacerdote è molto serio e giustamente esigente: pronuncia dele magnifiche omelie, prima della Comunione ricorda a tutti che, per potervi accedere, è indispensabile avere confessato ogni peccato mortale; per chi vuole, ha disposto anche un inginocchiatoio per poterla ricevere in modo consono in bocca – che poi: dove saranno questi rischi spaventosi di diffusione del COVID tramite Comunione in bocca, io proprio non li vedo. Se il sacerdote, che si è preventivamente disinfettato le mani, la deposita sulla mia lingua, non mi sfiora neanche. E, come sostengono in molti, la saliva funge da disinfettante naturale, quindi, costituisce una barriera alla diffusione di un virus contro il quale, del resto, in certi casi ci vorrebbe anche un po’ più di fede. Stavano freschi i sacerdoti che nel 1600 andavano a dare la Comunione agli appestati, da S. Carlo Borromeo in giù! Comunque, io preferisco di gran lunga beccarmi il COVID piuttosto che compiere quegli “orrori” cui assisto molto spesso in chiesa da parte di persone che ricevono la S. Comunione in modo rocambolesco, sotto, sopra, dentro la mascherina, in una maniera in cui io non mi azzarderei neanche a infilarmi in bocca una patatina.

Allora, riprendiamo il filo del discorso. Arriviamo al momento della consacrazione. Esattamente – ma proprio esattamente, con una puntualità da cronometro elvetico – al momento in cui il celebrante si accinge a iniziare la preghiera eucaristica, in quell’attimo di silenzio ovattato tra la fine del Santus e l’inizio della consacrazione…Squilla un cellulare. E non è che si senta vagamente in sordina, appena sullo sfondo, come una eco di melodia paradisiaca: no, è una suoneria bella tosta, con velleità da disco music anni ’80. In una chiesetta che sarà a dir poco 8 metri x 10, con volta barocca e volute al di sopra delle nostre teste, rimbomba per benino. Il celebrante tace, ma lancia verso i fedeli un’occhiata capace essa sola di incenerire la proprietaria (perché era una donna) del malcapitato apparecchio. Ovviamente, siamo costretti a “goderci” non meno di 4 squilli prima che lei sia in grado di spegnerlo (secondo me, con tutta calma), ma, finalmente, lo spegne.

O almeno così credo io: invece no, la signora non lo ha spento, ha semplicemente interrotto la comunicazione; e così, mentre il sacerdote cerca di riprendere la celebrazione interrotta…schizza verso la volta il suono della seconda suoneria. Questa volta è un motivo di tutt’altro tono, non mi ricordo neanche quale, sempre musica moderna comunque, ma possiamo godercela anche adesso per bene, perché la signora in questione ci mette un bel po’ per trovare il telefono nella borsa, avviarsi verso la porta, rispondere (!) quando non è ancora fuori e passare sempre con tutta calma dalla navata, alla bussola, alla strada di fronte. Siccome poi la porta della bussola della chiesa è spalancata per via del caldo, possiamo goderci tutte le battute iniziali della suddetta telefonata, alla faccia della privacy e della discrezione. E il sacerdote lì, in silenzio, in attesa, con uno sguardo, ma uno sguardo fisso e severo davanti al quale io sarei sprofondata almeno 10 cm sotterra (e poi lasciatemi lì, in cantina, perché mi vergogno a venir fuori).

Tra l’altro: avete notato come siamo diventati prepotenti? Chiami X una prima volta e lui non ti risponde. Nel buon vecchio Galateo della buonanima mons. Giovanni Della Casa non sono compresi capitoli sull’uso del telefono, né tantomeno del cellulare (beato lui!), però penso che un suo consiglio spassionato avrebbe potuto essere: “Non incaponitevi a chiamare qualcuno che non risponde, tanto è  inutile, perché o non può rispondere o non vuole”. Elementare, no? Non ci vuole l’abilità investigativa di Sherlock Holmes per capirlo o una laurea al Politecnico di Milano. E invece no: proprio in chiesa ho notato un mucchio di volte l’insistenza di certi utenti telefonici, insistenza che fa il paio soltanto con quella degl’impiegati dei calls centers del gestore telefonico in primis. Chiamano X (di solito un anziano signore o una gentile signora oltre i 70, ma non solo), lui o lei non risponde, quindi gli anonimi telefonisti rompiscatole insistono, insistono, insistono, finché non hanno fatto perdere la pazienza a tutta la navata e provocato l’uscita del malcapitato parente o conoscente sul più bello della celebrazione eucaristica. Non è così infrequente che poi il suddetto, assorbito dalla conversazione, perda la S. Comunione. Queste scene le ho viste soprattutto a carico degli anziani, ma non esclusivamente. E non solo perché essi costituiscono di solito una fetta non indifferente dell’uditorio parrocchiale: dev’essere proprio un problema generazionale. Premesso che queste cattive abitudini sono trasversali e coinvolgono pure non pochi adulti o giovani, mi soffermo su qualche caso in particolare che vede i nostri anziani più esposti.

Prima di tutto, spesso e volentieri gli anziani non sanno silenziare i telefonini, ma neanche sanno come si usano. Mi ricordo una scenetta che mi è capitata alla Consolata a Torino. Sono molto affezionata alla Consolata e, quando passo da Torino, vado sempre a visitare il santuario. Bene, una sera d’estate di qualche anno fa, poco prima della S. Messa delle 18.00, una gentile signora molto anziana seduta nel banco vicino a me, mi chiede per favore se posso silenziarle il telefono, perché lei non sa come si fa. Il modello è uno vecchio, di quelli che io (che non sono affatto una fanatica dell’ultimo modello di telefonia) usavo intorno al 2006: quindi, non mi ricordo neanche come si usa. Allora mi sprofondo coscienziosamente nella questione, tippettando qua e là sui vari tasti e andando avanti per tentativi, finché non trovo il comando giusto e posso felicemente riconsegnare il suddetto telefonino dovutamente silenziato alla legittima proprietaria, che mi ringrazia di cuore con un largo sorriso. La signora in questione aveva mostrato però un senso della civiltà e della prudenza che fa gravemente difetto alla maggior parte di altri parrocchiani, i quali, temo, non si pongono neanche il problema.

Succede così che puntualmente a metà Messa, sotto la volta della chiesa di turno, trilli la suoneria più inverosimile che si possa immaginare – che poi: voi vi aspettereste da un anziano, minimo minimo, un pezzo di musica classica, come una delle Variazioni Goldberg di Bach o l’Ave Maria, di Gounod o di Schubert, quella che preferite; e invece, siete costretti a udire delle suonerie assurde e del tutto disadatte a un contesto parrocchiale, come la Over the Horizon o la Atomic Bell del modello Samsung; segno che le impostazioni sono state curate dai nipoti del proprietario del telefono. Mi viene in mente una scena avvenuta anni fa in un’altra parrocchia della mia città, in cui una suoneria particolarmente “ritmica” aveva rotto le scatole per quasi tutta la Comunione: si trattava di qualcosa di molto sostenuto e cadenzato, stile Bolero di Ravel o addirittura Toreador della Carmen di Bizet. E il proprietario sembrava completamente impotente davanti a tanto scempio (attenzione però: ci sono pure quelli che fanno finta di niente, anche se il loro telefonino, visibilmente collocato nella loro borsa, sta provocando un baccano tale, che al confronto le rivolte carcerarie con tanto di gamelle sbattute contro le sbarre paiono un pacifico concerto da quartetto ad archi). Alla fine, quando finalmente si rifece silenzio nella chiesa in cui i fedeli stavano ancora cercando di recuperare un po’ di concentrazione dopo essersi comunicati, il parroco osservò bonariamente che forse sarebbe stato meglio scegliere per il telefonino una suoneria un po’ più acconcia, stile Bach…Qualcosa che si potesse inserire più pacificamente nella liturgia. Anche quella volta, io, se fossi stata il proprietario del cellulare in questione, avrei preferito essere inghiottita dalla terra come le famiglie di Core, Datan e Abiram, colpevoli di ribellione contro Mosè (cfr. Numeri 16).

Altro problema generazionale, ma diffuso tra proprietari di tutte le età: l’altezza acustica della suoneria. Di solito si tratta di trilli, tuoni, boati, spinti al massimo livello di decibel possibile. Come se il legittimo proprietario dubitasse di poterli udire (alcuni sono sordi?): in realtà, si tratta di suonerie talmente potenti che potrebbero fare concorrenza con la tromba del Giudizio e risvegliare letteralmente i morti. Altro episodio: una domenica mattina ero al Santo di Padova (io ho un debole per S. Antonio. Chissà cosa pensa lui, da lassù, dei telefonini). A un certo punto, comincia a squillare la borsa della signora seduta nel banco davanti al mio. La suddetta, invece di reagire in modo acconcio, va nel panico più totale e si stringe al petto la borsetta, come se volesse incamerare dentro di sé telefonino e borsa stessa, il cui pancino continua a squillare disperatamente; ma, ovvio, il telefono persiste a squillare allegramente e lei, tetanizzata, non fa nulla, non prova neanche a spegnere o a silenziare l’apparecchio. Finalmente, il suddetto tace, dopo una decina di squilli. Mi sono chiesta che cosa facesse intanto S. Antonio nella magnifica tomba, adorna di marmi intarsiati, lì accanto…Ci si stava rivoltando dentro? Lui che faceva inginocchiare miracolosamente gli asini davanti al Santissimo, in segno di somma reverenza delle creature nei confronti del loro Creatore.

E non sono leggende queste, proprio no: io stessa ho assistito, alcune settimane fa, la sera della processione del Corpus Domini, alla “danza” delle rondini intorno al baldacchino che copriva il Santissimo. La processione defilava per le vie del centro, finché non siamo arrivati alla sosta sulla piazza principale, dove era stato allestito un baldacchino; e mentre il vescovo vi stazionava sotto, reggendo l’ostensorio e guidando la preghiera, e noi ci inginocchiavamo sull’asfalto – e alcuni giovani si avvicinavano stupiti, perché non sapevano di che cosa si trattasse! –, la mia attenzione è stata attirata dal crescere inusitato dello stridio delle rondini. Ho alzato gli occhi e ho visto accorrere da tutti gli angoli della piazza esattamente sopra il baldacchino un gran numero di rondini che hanno cominciato una vera e propria danza intorno ad esso, sfrecciando in circolo, ripeto, proprio intorno ad esso e appena sopra di esso per alcuni minuti. La piazza è larghissima e avrebbero potuto sfrecciare dove volevano nel cielo azzurro della sera: e invece no, le rondini giravano e giravano intorno al Santissimo. Dopo, varie di loro ci hanno seguito per il resto della processione. Caso? Non credo. Di certo, ormai noi esseri umani dimostriamo un grado di riverenza nei confronti della SS. Eucarestia di gran lunga inferiore a quella delle rondini. E anche degli asini.

Prima riflessione. Se le telefonate abbondano durante le S. Messe della domenica mattina, è anche colpa dei figli adulti di certi anziani. Ma dico io: se vostra mamma o vostro padre non rispondono alle 10.00 della domenica mattina e sono credenti e praticanti, dove saranno mai andati a finire? A Timbuctù? Nel deserto del Gobi? Sulla Cordigliera delle Ande? C’è proprio bisogno di insistere, insistere, insistere a telefonare, quando è perfettamente chiaro dove sono e perché non rispondono? E no, loro insistono: spesso per gli accordi del pranzo domenicale (materia inderogabile, di importanza geopolitica globale, degna del futuro G7). Seconda riflessione: mentre ero al Santo a Padova, quella volta famosa, mi chiedevo: ma se invece di utilizzare i telefonini noi tornassimo all’innocuo piccione viaggiatore? Lui non ha la suoneria troppo alta. Scommetto che, francescanamente, non oserebbe disturbare durante la S. Messa. Non provoca elettrosmog. Non sarebbe neanche necessario pagare la bolletta. Basterebbe approntare sul sagrato delle mangiatoie abbondantemente fornite di becchime dove lasciare il nostro caro piccione e recuperarlo all’uscita: così, si eliminerebbero in un colpo solo gli eccessi ed abusi dei social media, la frenesia per cui tutti comunicano via SMS e nessuno quasi più in presenza, i costi della telefonia, l’inquinamento elettromagnetico e persino la dipendenza da Internet. Certo, un piccione potrebbe lasciare qualche regalino in giro, ma sarebbe niente rispetto al fatto di recuperare un sano, devoto silenzio durante le celebrazioni eucaristiche: un silenzio che chiarirebbe, una volta per tutte, Chi è veramente più importante nella nostra vita.

Ecco, il problema dei telefonini in chiesa è innanzitutto un problema di educazione, di cui noi Italiani spesso, ahimè, difettiamo. Ho avuto modo di frequentare le chiese cattoliche di mezzo mondo: Germania, Svizzera, Francia, Inghilterra, persino USA. Non mi ricordo di avere mai assistito, durante la S. Messa, a una sarabanda del genere; e i sacerdoti che, da noi non dicono niente, per paura di impressionare i fedeli. Tutt’al più compare qualche timido cartello sul vetro della bussola, che richiede modestamente di spegnere l’apparecchio all’entrata. Ma nessuno ci bada.

Ricordo a tutti i gentili utenti telefonici che i cellulari si possono:

  • Spegnere (sì! È facilissimo! Basta pigiare il comando apposito!).
  •  
  • Mettere in modalità vibrazione, che, magari, non è il massimo, magari si fa sentire dai vicini di banco, ma almeno non coinvolge tutta la navata nell’esecuzione ed ascolto del Galop infernal del can can di J.Offenbach (altra suoneria molto apprezzata).
  • Lasciare, banalmente, a casa. Ma non siete ancora stufi della schiavitù da telefonino? E’ proprio sano essere perennemente reperibili e appiccicati a questo coso?

Ma il problema più serio è la scarsissima considerazione per Dio che trapela da questi episodi (e qui smetto di scherzare). Da tutto questo che cosa emerge infatti? Mi spiace moltissimo, ma è chiaro: il nostro menefreghismo nei confronti del Santissimo. In fin dei conti, cosa conta Lui, se ce ne infischiamo di applicare le più basilari norme dell’educazione e del rispetto alla liturgia, quando dovremmo essere assorbiti dall’Amore per la Persona più importante della nostra esistenza? Colui che ci tiene in vita con il Suo Amore, che ci perdona, che ci ha creato, che ha dato la Sua vita per noi ed ha accettato, pur di stare tra noi, una morte atroce? Colui che ci promette, sol che vogliamo rispondere al Suo Amore, la vera felicità?  Diciamocela tutta (e questo vale anche per i continui chiacchiericci che si sentono in chiesa: soprattutto in certe zone, l’unica cosa che non si riesce a fare nelle chiese è pregare): se trattiamo il Cristo così, se rispettiamo così poco la SS. Eucarestia, questo significa che Lui non significa assolutamente niente per noi.

Infine, provate a fare mente locale a quando udite la maggior parte delle telefonate in chiesa. Io l’ho notato e vi posso assicurare che esse si odono per la stragrande maggioranza in due momenti: Consacrazione e Comunione. Un caso? Non credo. Come i detectives da me preferiti, che si tratti di Maigret, di Miss Marple o di Sherlock Holmes, io non credo alle coincidenze: specie quando si tratta di problemi spirituali. Forse qualcuno ricorderà che cos’è l’attività ordinaria del demonio. Fondamentalmente, si tratta di tentazioni per indurci al peccato, nelle maniere più varie. Superando la tentazione, rafforziamo la nostra virtù (termine la cui radice latina rinvia alla “forza”: quindi, essenzialmente, forza contro il male e il peccato). Un vecchio proverbio dice che “Il diavolo sta nei dettagli”. Giusto. Proprio dei dettagli si serve l’”omicida fin da principio” (cfr. Giovanni 8,44) per portarci al peccato ed alla rovina. Anche di questi dettagli. E’ mai possibile che le suonerie dei nostri cellulari si facciano vive solitamente proprio nei momenti in cui dovremmo essere più devotamente concentrati sull’amore per il nostro Dio? Quando si fa cibo per noi? Provate a immaginare quali devastazioni spirituali provocano la superficialità, la negligenza e il menefreghismo (niente meno) nei confronti della SS. Eucarestia: su questa scia si giunge persino al sacrilegio. Dio è buono, ma non possiamo abusare della Sua pazienza; e, soprattutto, Lui non può abbassarsi a un rapporto con noi basato, non su amore e rispetto, bensì su trascuratezza e opportunismo. E se, a furia di comportarci con questa sciatteria nei Suoi confronti, al momento in cui Lo invochiamo, Lui fosse….impegnato in una telefonata con qualcun altro?

 


 

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