In questo articolo pubblicato su Catholic Herald, Francis Phillips riflette su un libro rieditato di Joseph Ratzinger che raccoglie un ciclo di conferenze sulla crisi dell’Europa. Eccolo nella traduzione di Riccardo Zenobi.

 

Card. Joseph Ratzinger (Gettyimages)

Card. Joseph Ratzinger (Gettyimages)

 

Ignatius Press ha rieditato un libro del 2007 dell’allora cardinale Ratzinger, intitolato Cultura Occidentale. In questa collezione di conferenze, il cardinale, ora Papa Emerito Benedetto XVI, analizza dove pensa l’Europa abbia perso la sua strada: “rifiutando la sua religione e i fondamenti morali” ha inaugurato un “mondo post-europeo tecnologico secolare”. “L’identità, la cultura e la fede” dell’Europa è giunta alla fine, come l’Impero Romano “non ha più alcuna energia vitale di per sé”.

Nessuno che controlli la scena europea negli anni da quando il cardinale Ratzinger ha scritto il suo libro sarà in disaccordo con tale analisi. Il furore in questo paese negli ultimi tre anni sulla Brexit non deve distrarci da questa verità sottostante. Anche se la Gran Bretagna riprenderà la sua sovranità dalla UE, sperimenteremo ancora in questo paese, come George Weigel scrive nella prefazione al libro, “l’uso della fora coercitiva statale per imporre una morale e un ordine relativistico a tutta la società”.

Ciononostante, dietro la triste analisi di Ratzinger, c’è un piccolo frammento di speranza: citando la visione di Arnold Toynbee che “il destino di una società dipende sempre dalle minoranze creative”, sottolinea che i “credenti cristiani” sono “una di queste minoranze creative”. Come sempre, è lievito, la luce non nascosta sotto il moggio che provvede la forza spirituale per rinnovamento e cambiamento.

Ciò mi viene suggerito con forza guardando l’intervista YouTube tra Michael Voris di Church Militant e The Vortex con un giovane austriaco, Alexander Tschugguel, 26enne di Vienna. Quest’ultimo è giunto alla notorietà ammettendo pubblicamente che era uno degli uomini che ha preso le controverse statuette tribali brasiliane della Pachamama da Santa Maria in Traspontina e le ha gettate nel Tevere. Queste statuette, emblema del recente Sinodo Amazzonico, hanno scandalizzato molto cattolici che li vedono semplicemente come simboli pagani. Alexander non è solo nella sua convinzione che non dovevano essere messe né in Vaticano né in una chiesa dedicata a Nostra Signora.

Ciò che mi ha colpito nel sentire questo giovane – ha detto che ha fatto l’esperienza della conversione 10 anni fa – è che si tratta di un cattolico impegnato e passionale del tipo che a cui il cardinale Ratzinger allude nel suo libro; ossia, non solo fedele a credenze private e devozioni ma determinato a fare una differenza nell’arena pubblica. Con grande charme Tschugguel ha difeso la sua azione senza esitazioni, nonostante il Vaticano chiami lui e i suoi amici “ladri”. Affermando che “Noi obbediamo solo a Nostro Signore e Salvatore”, ha sottolineato, “Vogliamo essere cattolici. Siamo una Chiesa missionaria”, aggiungendo “Vogliamo incoraggiare il buon clero” – infatti, “Vogliamo essere cattolici in pubblico”.

Per questo fine, Alexander e i suoi amici, tutti giovani e appassionati cattolici, hanno fondato l’Istituto Bonifacio per sostenere la fede in fronte al determinato relativismo morale dell’Europa. San Bonifacio, martirizzato in Frisia nel 754 e conosciuto come “Apostolo dei Germani”, è noto per aver preso un’ascia e abbattuto una quercia sacra venerata dalle tribù pagane del nord della Germania. Il parallelo con questo gruppo di giovani germanofoni austriaci che prendono statue pagane e le gettano nel Tevere non sarà sfuggito ai commentatori.

Alexander assicura i visualizzatori che “L’Europa non è persa”. Per lui le glorie della cultura cristiana dell’Europa sono qui per essere rivivificate: “Non visitate l’Europa solo come turisti” fa appello; “Parlate! Non perdete speranza nell’Europa. Abbiamo una meravigliosa eredità cattolica. Lottiamo per essa!”. In maniera inconsueta per qualcuno della sua età, avvisa, “Pregate molti rosari”, ricordandoci che “Noi cattolici abbiamo la più grande cosa da dare alle altre persone – la speranza del Paradiso”.

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