Interessantissimo articolo di Rod Dreher sulla censura del sacro dalla coscienza dell’uomo occidentale e sui conseguenti rischi di disfacimento della civiltà Occidentale. Dreher prende lo spunto da una intervista fatta all’intellettuale polacco Leszek Kolakowski (1927-2009). Egli era un ex marxista che divenne uno dei più grandi critici del marxismo.

Data la lunghezza dell’articolo, ne prendo solo alcuni stralci, quelli più interessanti.

Eccoli nella mia traduzione. 

Leszek Kolakowski (1927-2009)

Leszek Kolakowski (1927-2009) – filosofo

 

Ecco, dal sito Monergism.com, un estratto da un’intervista che Nathan Gardels ha fatto a Kolakowski poco prima della morte del vecchio filosofo. In essa, il polacco dice che la religione è l’unica cosa abbastanza forte da impedirci di distruggerci. Continua a leggere:

 

Kolakowski: Nel complesso, l’umanità non potrà mai liberarsi del bisogno dell’auto-identificazione religiosa: chi sono io, da dove vengo, quale posto è adatto per me, perché sono responsabile, cosa significa la mia vita, come affronterò la morte? La religione è un aspetto fondamentale della cultura umana. Il bisogno religioso non può essere scomunicato dalla cultura attraverso l’incantesimo razionalista. L’uomo non vive della sola ragione.

Gardels | La catastrofe culturale è che senza un insieme di regole che viene dalla tradizione religiosa non ci sono freni morali sull’uomo, in particolare sulla ingordigia dell’homo consumptus?

Kolakowski | Sì, nessun freno morale. Quando la cultura perde il suo senso sacro, perde ogni senso. Con la scomparsa del sacro, che impone limiti alla perfezione che può essere raggiunta dalla società laica, nasce una delle illusioni più pericolose della nostra civiltà: l’illusione che non ci sono limiti ai cambiamenti che possiamo subire, che la società è una cosa infinitamente flessibile, soggetta ai capricci arbitrari delle nostre capacità creative.

Alla fine, come ho scritto nel saggio “La vendetta del sacro nella cultura secolare”, questa illusione semina una disastrosa disperazione. La moderna chimera, che concederebbe all’uomo la totale libertà dalla tradizione o da tutto il senso preesistente, lungi dall’aprire davanti a lui la prospettiva dell’auto-creazione divina, lo sospende in un buio dove tutte le cose sono considerate con uguale indifferenza.

Essere totalmente liberi dall’eredità religiosa o dalla tradizione storica significa collocarsi in un vuoto e quindi disintegrarsi. La fede utopica nelle capacità auto-inventive dell’uomo, la speranza utopica di perfezione illimitata, può essere lo strumento più efficace di suicidio che la cultura umana abbia mai inventato.

Rifiutare il sacro, che significa anche rifiutare il peccato, l’imperfezione e il male, significa rifiutare i propri limiti. Dire che il male è contingente, come ha fatto Sartre, significa dire che non c’è male, e quindi non abbiamo bisogno di un senso datoci dalla tradizione, fissato e imposto a noi, che lo vogliamo o meno.

Come lei ha detto, non ci sono quindi freni morali alla volontà di potere. Alla fine, l’ideale della liberazione totale è il sanzionamento dell’avidità, della forza e della violenza, e quindi del dispotismo, della distruzione della cultura e del degrado della terra.

L’unico modo per assicurare la resistenza della civiltà è assicurare che ci sia sempre qualcuno che pensa al prezzo pagato per ogni passo di quello che noi chiamiamo “progresso”. L’ordine del sacro è anche una sensibilità al male, l’unico sistema di riferimento che ci permette di contemplare quel prezzo e ci costringe a chiederci se sia esorbitante.

 

Di più:

 

Gardels | Alla fine del secolo scorso, l’uomo secolare può reintrodurre il sacro? Possiamo basare i valori etici sulla ragione invece che sulla rivoluzione? La responsabilità personale deve essere radicata in credenze trascendenti?

Kolakowski | E’ ovviamente possibile per gli individui mantenere alti standard morali ed essere irreligiosi. Dubito fortemente che sia possibile per le civiltà. In assenza di tradizione religiosa, quale ragione c’è per una società di rispettare i diritti umani e la dignità dell’uomo? Che cos’è la dignità umana, scientificamente parlando? Una superstizione?

Empiricamente, gli uomini sono manifestamente ineguali. Come possiamo giustificare l’uguaglianza? I diritti umani sono un’idea non scientifica. Come dice Milosz, questi valori sono radicati in una dimensione trascendente.

Gardels | Mi colpisce che dal nuovo ordine capitalistico globale possa emergere un totalitarismo di tipo diverso, un totalitarismo di immediata gratificazione in cui la ragione è condizionata all’interesse personale.

Cosa significa difendere la dignità e i diritti umani dalla commercializzazione totale?

Kolakowski || L’assenza di una dimensione trascendente nella società secolare indebolisce questo contratto sociale in cui ognuno limita presumibilmente la propria libertà per vivere in pace con gli altri. 

Tale universalismo di interesse è un altro aspetto dell’illusione moderna. Non esiste una solidarietà umana scientificamente fondata.

Sicuramente posso convincermi che è nel mio interesse non rapinare altre persone, non stuprare e non uccidere, perché posso convincermi che il rischio è troppo grande. Questo è il modello hobbesiano di solidarietà: avidità moderata dalla paura.

Ma il caos sociale è all’ombra di una simile anarchia morale. Quando una società che aderisce alle norme morali solo per motivi di prudenza, è estremamente debole e il suo tessuto si strappa alla minima crisi. In una società di questo tipo, non c’è motivo di responsabilità personale, di carità o di compassione.

Ora, con l’imperativo ecologico, si sta discutendo una nuova etica dell’autoconservazione delle specie. In una certa misura, può essere vero che siamo istintivamente programmati per l’autoconservazione della specie. Ma la storia di questo ultimo secolo moderno ha certamente dimostrato che possiamo distruggere membri della nostra specie senza grandi inibizioni. Se c’è la solidarietà delle specie a un certo livello biologico profondo, non ci ha salvato dalla distruzione civile.

Abbiamo quindi bisogno di strumenti di solidarietà umana che non siano basati sul nostro istinto, sull’interesse personale o sulla forza. Il tentativo comunista di istituzionalizzare la solidarietà si è concluso in un disastro.

 

Mi sembra che Gardels abbia individuato succintamente un aspetto centrale del nuovo totalitarismo che ci viene incontro – e Kolakowski ha articolato la nostra unica speranza di resistere. A proposito, c’è una versione dell’intera intervista, tradotta in tedesco. Ecco un passaggio che avevo ritradotto in inglese:

 

Un Nuovo Mondo Tecnologicamente Avanzato e Coraggioso, in cui l’umanità ha dimenticato il suo patrimonio religioso e la sua tradizione storica – e quindi non più fondamenti per moralizzare la propria vita – significherebbe la fine dell’umanità. È altamente improbabile che l’umanità, privata della sua coscienza storica e delle sue tradizioni religiose perché tecnologicamente inutili, possa vivere in pace, accontentandosi delle sue conquiste. Infatti, suppongo il contrario, perché è nell’essere umano che i nostri desideri non hanno limiti. Possono crescere incessantemente, in una spirale infinita di avidità.

Durante gli ultimi decenni di rapida crescita economica, ci siamo abituati all’idea che noi moderni possiamo avere tutto e, anzi, guadagnare tutto. Ma questo non è vero. Poiché ci sono limiti naturali sul nostro pianeta – limiti ecologici e demografici – saremo costretti a limitare i nostri desideri.

Ma senza una consapevolezza dei confini che possono venire solo dalla storia e dalla religione, ogni tentativo di limitare i nostri desideri finirà in terribili frustrazioni e aggressioni, che potrebbero essere catastrofiche. Il grado di frustrazione e aggressività non dipende dal grado di soddisfazione assoluta, ma dal divario tra i desideri e la loro effettiva soddisfazione. La tradizione religiosa ci ha insegnato la limitazione. Tutte le grandi tradizioni religiose ci hanno insegnato per secoli a non legarci ad una sola dimensione – l’accumulo di ricchezza e la preoccupazione esclusiva per la nostra vita materiale attuale. Se dovessimo perdere la capacità di mantenere questa distanza tra i nostri desideri e i nostri bisogni, sarebbe un disastro culturale. La sopravvivenza del nostro patrimonio religioso è la condizione per la sopravvivenza della civiltà.

 

Un imprenditore della tecnologia polacco con cui ho parlato durante il fine settimana mi ha raccontato come l’Intelligenza Artificiale (IA) stia per alterare radicalmente l’esperienza umana, al punto che la “selezione naturale” cede [il passo] alla “selezione artificiale”. Non stava magnificando questo, si badi bene, ma solo osservando quello che sta succedendo. Ha detto che l’IA sta cambiando così velocemente che imparerà a presentarci il mondo come desideriamo vederlo, anche prima di sapere che desideriamo questa o quella cosa particolare. Più saremo integrati con la tecnologia, più la nostra interfaccia con il mondo reale sarà mediata dalla tecnologia – una tecnologia che costruisce il mondo come vogliamo che sia.

 

Fonte: The American Conservative

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