Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto dal Prof. Leonardo Lugaresi e pubblicato sul suo blog.

 

Oppressione libertà di espressione

 

Di ritorno dal seminario bolognese con Rémi Brague, vera festa dell’intelligenza per la limpida aderenza alla realtà del pensiero che ha governato le sue risposte alle nostre domabde, estraggo dalle pagine di un suo libro una perla che ha snocciolato anche stamattina, durante la conversazione con noi. Il libro si intitola Du Dieu des chrétines et d’un ou deux autres, pubblicato nel 2008. So che ne esiste una traduzione italiana, intitolata Il Dio dei cristiani: l’unico Dio?, pubblicata da Raffaello Cortina nel 2009.

A un certo punto (pp. 174 e seguenti dell’edizione francese), Brague afferma che, una volta che Dio ha detto tutto ciò che aveva da dire – il che avviene con l’incarnazione del Figlio – «il donne la parole à l’homme» (“dà voce all’uomo”, ndr). E subito dopo osserva che ciò che obbliga l’uomo a prendere la parola non è un silenzio di Dio dovuto all’assenza o al disinteresse di un Dio collocato troppo in alto o troppo lontano da noi, bensì un silenzio che deriva precisamente dal fatto che Dio ha detto tutto ciò che poteva dire: chi è Lui. Dio, in Cristo, rivela la sua intima essenza (Amore Trinitario). Ci vuole un silenzio di questa qualità, perché la parola dell’uomo sia veramente legittimata. Questo silenzio di Dio – stamane lo ha detto forse ancor più chiaramente – è il fondamento della libertà dell’uomo. Questo apparente ritrarsi di Dio, questo suo umile farsi da parte (dopo aver fatto la sua parte!), è la manifestazione stupefacente dell’infinito rispetto che Egli ha per noi (infinitamente superiore al rispetto che noi portiamo a noi stessi!).

«Con il silenzio di Dio, silenzio bruciante di tutta la Parola già detta, l’agire umano si trova liberato. Non è più sospeso all’attesa di ciò che potrebbe avere ancora da dire Dio, o, cosa che si verifica spesso, coloro che pretendono di parlare in suo nome». Perché, ripetiamolo, Dio ha già detto tutto. L’ossessione e la recriminazione moderna contro il silenzio di Dio – colpevole di non aver parlato ad esempio ad Auschwitz, o in tutti gli altri tempi e luoghi in cui noi pretenderemmo un suo intervento padronale – sono battuti in breccia da questa osservazione del filosofo francese.

Il punto è che Dio, come un vero buon padre sa fare con i propri figli perché li vuole vedere adulti non eterni bambini, non fa direttamente Lui quello che possiamo fare noi. Dio, commenta argutamente Brague, applica il principio di sussidiarietà, che è il cardine della dottrina sociale della chiesa. Dottrina sociale che dunque ricava i propri principi «des plus hautes régions de la théologie» (“delle regioni più alte della teologia”, ndr) e non può essere derubricata a conseguenza secondaria e transeunte.

Qui, mi permetto di aggiungere io, c’è il fondamento più solido e lo stimolo più forte a una presenza critica della minoranza cristiana rispetto ad una società, come quella contemporanea che, a dispetto di quanto proclama ad ogni pié sospinto, ha in odio la libertà più di ogni altra cosa. La possibilità del giudizio umano, cioè del rischio che l’uomo si assume di prendere posizione rispetto alla realtà, esiste solo se si apre uno spazio al cui interno tale giudizio può esercitarsi ed esprimersi secondo la traiettoria che gli è propria. Dio tale spazio lo fa, ritraendosi: il potere mondano no. Forse è giunta l’ora, ed è questa, in cui nell’Occidente non-più-cristiano a difendere la libertà, anzi la liberté, ci saranno solo i cristiani e pochi altri (per lo più cani sciolti, cazzimatti, libertini o libertari di varia specie …).

Leonardo Lugaresi

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. Sono ben accolti la discussione qualificata e il dibattito amichevole.


 

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