Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Padre Mario Alexis Portella, pubblicato su Crisis magazine. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata.

 

Martirio di Santo Stefano, (Paolo Uccello, 1435 circa, Duomo di Prato) Persecuzione dei cristiani
Martirio di Santo Stefano, Paolo Uccello, 1435 circa, Duomo di Prato

 

Almeno tre persone sono state uccise e diverse altre sono rimaste ferite dopo che la chiesa della Sacra Famiglia nel nord di Gaza, l’unica chiesa cattolica della zona, è stata colpita da un attacco israeliano giovedì mattina. Tra i feriti c’era il parroco, padre Gabriel Romanelli.

La chiesa stava dando rifugio a civili, tra cui diversi bambini con disabilità, secondo quanto riferito da Fadel Naem, direttore ad interim dell’ospedale Al-Ahli, che ha accolto i feriti. Tra gli altri feriti figurano un bambino con disabilità, due donne e un anziano, ha detto Naem. Non è la prima volta che le forze di difesa israeliane (IDF) prendono di mira una chiesa.

Il 19 ottobre 2023, appena dodici giorni dopo gli attacchi del 7 ottobre, l’IDF ha bombardato la vicina chiesa di San Porfirio, risalente al V secolo, la più antica di Gaza e considerata la terza chiesa più antica del mondo. Almeno diciotto persone sono state uccise, tra cui due donne cattoliche.

Nahida Anton e sua figlia Samar Anton sono state uccisa a colpi di arma da fuoco il 16 dicembre 2023 dall’IDF mentre si recavano al convento delle Missionarie della Carità all’interno del complesso della suddetta parrocchia della Sacra Famiglia. Samar è stata uccisa mentre cercava di portare in salvo sua madre. L’IDF ha anche distrutto il convento, che si riteneva ospitasse 300 persone. Il Patriarca latino di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, ha dichiarato che “sono state uccise a sangue freddo all’interno dei locali della parrocchia, dove non c’erano combattenti”.

L’IDF ha negato che la chiesa fosse l’obiettivo dell’attacco durante il conflitto con i militanti di Hamas. Tuttavia, come ha affermato Diana Tarazi, una cristiana palestinese di 38 anni: «Il missile è caduto proprio sopra di essa. Non possiamo credere che la chiesa non fosse il loro obiettivo».

I cristiani di Gaza, come nel resto della Terra Santa, risalgono ai tempi biblici, quando l’apostolo Filippo percorse la strada desertica da Gerusalemme a Gaza per diffondere il messaggio evangelico (Atti 8:26). Ironia della sorte, la loro persecuzione in Terra Santa risale anch’essa agli albori del cristianesimo, con la morte di Gesù Cristo stesso per mano del Sinedrio, un consiglio d’élite composto da sacerdoti e anziani laici.

Il Sinedrio arrestò Gesù durante la festa ebraica della Pasqua per il reato di blasfemia, ovvero per aver definito Dio suo Padre (Matteo 26:63-66; Marco 14:61-64; Luca 22:67-71). E così, fu accusato di «farsi Dio» (Giovanni 10:30-33). Sebbene fossero i Romani ad aver materialmente crocifisso il Signore, Egli fu portato da Pilato dai Giudei perché solo le autorità romane potevano eseguire questo tipo di pena capitale. E non fu solo il corpo politico giudaico a chiedere la crocifissione di Cristo; anche la folla di Gerusalemme lo chiese gridando: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!» (Matteo 27, 22-23; Marco 15, 13; Luca 23, 21).

Questo è il motivo per cui i primi e più fedeli seguaci di Cristo, gli Apostoli, si nascosero nel Cenacolo, «per paura dei Giudei» (Giovanni 20, 19). Infatti, secondo il calendario cattolico, il 26 dicembre, il giorno dopo quello in cui la maggior parte del mondo cristiano celebra la nascita di Cristo, la Chiesa commemora il martirio di Santo Stefano, il protomartire che fu lapidato dai Giudei per aver testimoniato che Gesù è il Messia (Atti 6, 8-10; 7, 54-60).

Secondo le statistiche ufficiali del Mandato britannico, i cristiani rappresentavano il 9,5% della popolazione palestinese totale nel 1922; tale percentuale scese al 7,9% nel 1946. Nel corso della guerra palestinese del 1947-1949, combattuta tra gli arabi palestinesi e gli ebrei palestinesi, un gran numero di questi cristiani, come parte della comunità araba, furono costretti ad andarsene o furono espulsi dai militanti ebrei da quello che sarebbe stato riconosciuto come territorio israeliano in seguito agli accordi di armistizio del 1949.

Passiamo al 2009: si stimava che nei territori palestinesi vivessero circa 50.000 cristiani, per lo più in Cisgiordania, con circa 3.000 nella Striscia di Gaza. Da quando è iniziata l’attuale guerra, il 7 ottobre 2023, i 1.000-1.200 cristiani di Gaza sono diminuiti a 600-700, secondo Khalil Sayegh, cristiano palestinese e analista politico che ha vissuto a Gaza fino al 2009.

La maggior parte dei cristiani che sono partiti per l’Egitto dall’inizio della guerra non vogliono tornare. Quelli che sono rimasti sono tornati alle loro case nel nord durante i due mesi di cessate il fuoco iniziati a gennaio.

I cristiani di Gaza devono anche affrontare le sfide dell’islamizzazione di Hamas. Secondo Ihab Hassan, cristiano palestinese e attivista per i diritti umani con sede a Washington, D.C., i militanti hanno messo in pericolo la comunità cristiana, ad esempio affermando falsamente sui social media che essa avrebbe collaborato con Israele per lanciare volantini evangelici dagli aerei su Gaza, commettendo così il reato di proselitismo.

Il Tazpit Press Service, un’agenzia di stampa indipendente israeliana, ha riferito all’inizio di dicembre 2022 che il 12% della popolazione di Gaza è fuggita dalla Striscia da quando Hamas ha preso il controllo della Striscia nel 2007: il desiderio dei cristiani di Gaza di emigrare è doppio rispetto a quello dei musulmani della Striscia.

Hanno citato la corruzione, le cattive condizioni economiche e di vita e, soprattutto, la discriminazione, a volte violenta, per motivi religiosi: il 25% ha riferito di aver subito discriminazioni religiose durante i colloqui di lavoro, mentre il 30% ha dichiarato di essere stato oggetto di espressioni di odio per essere cristiano; un quarto dei cristiani palestinesi ha riferito ai sondaggisti che i musulmani hanno suggerito loro di convertirsi all’Islam, mentre le donne cristiane subiscono molestie e pressioni affinché coprano i capelli e adottino abiti islamici.

In oltre, il 70% ha affermato di aver sentito almeno una volta nella vita da musulmani che il giudizio dei cristiani è quello di bruciare all’inferno. In generale, i cristiani sono fatti sentire cittadini di seconda classe, nonostante il loro patriottismo palestinese e l’affinità storica con la terra, sottolineando sia la solidarietà con i musulmani palestinesi che resistono all’occupazione israeliana, sia la compassione per i civili colpiti dal conflitto.

Dopo l’attacco alla chiesa di Gaza City, il primo ministro italiano Giorgia Meloni ha definito «inaccettabili» gli attacchi israeliani contro i civili nella Striscia, aggiungendo che «nessuna azione militare può giustificare un simile comportamento».

In un telegramma firmato a nome di Papa Leone XIV dal Segretario di Stato Vaticano, il cardinale Pietro Parolin, il pontefice ha espresso la sua «profonda tristezza» e ha rinnovato «la sua profonda speranza per il dialogo, la riconciliazione e la pace duratura nella regione».

Purtroppo, finché gli israeliani continueranno a ricevere il pieno sostegno politico e militare degli Stati Uniti, non solo continuerà la pulizia etnica a Gaza, ma la situazione dei nostri fratelli cristiani in Terra Santa peggiorerà.

Mario Alexis Portella

 

Padre Mario Alexis Portella è sacerdote della Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze, Italia. È nato a New York e ha conseguito il dottorato in diritto canonico e civile presso la Pontificia Università Lateranense di Roma. È autore di Islam: Religion of Peace?-The Violation of Natural Rights and Western Cover-Up (Westbow Press, 2018).

 


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