Vincent Lambert, conosciuto come il Terri Schiavo francese, ha perso il suo ultimo possibile ricorso legale nel suo paese d’origine contro una decisione medica che ordina l’eutanasia lenta.

Ecco l’articolo di Jeanne Smits, nella mia traduzione.

Vincent Lambert

Vincent Lambert

Vincent Lambert, conosciuto come il Terri Schiavo francese, ha perso il suo ultimo possibile ricorso legale nel suo paese d’origine contro una decisione medica che ordina l’eutanasia lenta.

Gli sforzi per salvare la vita dell’uomo tetraplegico di 42 anni fatti dai suoi genitori e dai due fratello e sorella non andranno oltre nelle giurisdizioni francesi dopo che il Consiglio di Stato ha deciso martedì che Lambert “nel suo interesse” deve essere privato di cibo e liquidi e posto sotto sedazione profonda fino alla sua morte.

Pierre e Viviane Lambert e due dei loro figli si sono appellati alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che deciderà se il loro caso sia ammissibile. Ma in una precedente sentenza, la CEDU aveva già deciso nel 2015 che la decisione di far morire di fame e sete Vincent era in linea con la Convenzione europea dei diritti umani, i cui Stati membri sono liberi di decidere che l’alimentazione artificiale e l’idratazione artificiale può essere definita come “trattamento”, e non “cura”.

In questa fase non c’è molta speranza che la Corte di giustizia europea accetti il caso e si prevede che la sua decisione venga presto emessa.

In un ultimo tentativo, è stato presentato un secondo appello internazionale al Comitato delle Nazioni Unite per i diritti delle persone con disabilità (OHCHR) che verifica il rispetto dell’omonima convenzione ratificata dalla Francia nel 2010.

L’OHCSR si pronuncerà anche sulla ammissibilità dell’appello come primo passo. In pratica, se non in linea di diritto, la decisione di morte non sarà eseguita prima di allora. La decisione dovrebbe inoltre essere sospesa se l’OHCCSR accettasse di esaminare il ricorso di Lambert.

Lambert è sopravvissuto ad un primo tentativo di farlo morire di fame nel 2013, sopravvivendo per 31 giorni senza cibo e pochissimi liquidi. Medici che miravano a porre fine alla sua vita hanno detto “al momento” di non sapere davvero come procedere in questi casi. Ma secondo i recenti nuovi protocolli fissati dalla legge, nessun liquido verrebbe somministrato, portando rapidamente alla morte per disidratazione – o sete, per dirla in maniera cruda.

Una complicata sequenza di decisioni mediche, ricorsi giudiziari e rinnovi del personale dell’ospedale di Reims, dove da allora Lambert è stato praticamente tenuto in una stanza chiusa a chiave in un reparto di cure palliative, gli ha concesso una tregua di cinque anni.

Ma durante lo stesso periodo, sono stati compiuti sforzi legislativi per facilitare le “decisioni del fine vita” che comprendono  la sedazione terminale, il distacco dei sondini di alimentazione e l’idratazione.

Secondo la nuova legge “Leonetti-Claeys” entrata in vigore nel 2016, tra l’altro per trattare pazienti come Lambert, tutti gli adulti residenti in Francia possono lasciare le direttive anticipate (le nostre DAT, ndr) chiedendo la sedazione terminale se non fossero più in grado di esprimere la loro volontà e si trovassero in una condizione di handicap profondo. Coloro che sono in grado di esprimere la propria volontà possono chiedere la sedazione terminale e i medici devono adeguarsi, dando un significato completamente nuovo all'”autonomia del paziente”.

Secondo la legge, le cure che sono considerate “inutili” o che sono o sarebbero il risultato di “irragionevole ostinazione”, possono in ogni caso essere rifiutate da un medico quando una persona non è più in grado di esprimere la sua volontà. La decisione del medico segue una “procedura collegiale” legale durante la quale il medico è tenuto a consultare il suo (del paziente, ndr) rappresentante designato, o, se non disponibile, i familiari e gli amici del paziente, così come altri medici e operatori sanitari.  Ma alla fine,è il medico a decidere.

Nel caso Lambert, diverse decisioni di fine vita sono state prese sotto diverse norme giuridiche, con l’approvazione della moglie di Vincent, Rachel. Ma alla fine, un medico dell’ospedale universitario di Reims decise di non applicare la procedura del fine vita.

Le cose sarebbero rimaste in quello stato se nel 2017 non fosse stato nominato un nuovo responsabile delle cure palliative presso l’ospedale universitario di Reims.  Il Dr. Pierre Sanchez decise di aprire una nuova procedura di fine vita nel settembre 2017 su richiesta di uno dei nipoti di Vincent, François Lambert, figlio della sorellastra. Questo giovane non era particolarmente vicino a suo zio, ma si è battuto attivamente per la morte di Vincent ed è conosciuto per aver tenuto conferenze pubbliche organizzate dalla società francese di eutanasia, Association pour le droit de mourir dans la dignité.

È questa decisione che è stata approvata dal Conseil d’Etat (Consiglio di Stato, ndr) dopo un anno e mezzo di colpi di scena della magistratura.

In particolare, il Conseil d’Etat ha ordinato una perizia sulle condizioni di Vincent Lambert.

La sua modalità di nomina e il suo funzionamento sono state contestate dal team legale di Lambert, Jean Paillot, Jérôme Triomphe e Claire Le Bret, i quali hanno osservato che i medici coinvolti non avevano alcuna competenza con pazienti con minima coscienza e non avevano familiarità con il trattamento di cui hanno bisogno, compresa la fisioterapia che è stata negata a Vincent dal 2012.

Settanta medici, specialisti e operatori sanitari hanno firmato un appello pubblico a favore di Vincent, affermando che il suo status non poteva essere valutato adeguatamente senza un’adeguata assistenza fornita in un’unità specializzata per pazienti con minima coscienza a causa di danni cerebrali, molti dei quali avevano ripetutamente accettato di prendere in cura Vincent negli ultimi anni. Hanno parlato  di “eutanasia mascherata”.

La moglie Rachel, le autorità ospedaliere di Reims e i giudici successivi si sono rifiutati di trasferirlo. Vincent è stato invece tenuto sotto controllo nella sua stanza d’ospedale. La sua lista delle visite e i suoi orari sono stati severamente ristretti e anche i suoi genitori sono stati obbligati a lasciare la loro carta d’identità alla reception delle infermiere prima di poter vedere il proprio figlio.

Il Consiglio di Stato ha spazzato via tutte queste argomentazioni.

Ha anche respinto la dichiarazione degli esperti che, pur considerando Vincent in “stato vegetativo” e sostenendo che la sua condizione è peggiorata dall’ultima valutazione degli esperti del 2014, hanno detto che il suo trattamento, compresi gli alimenti e i fluidi artificiali, non poteva essere considerato come rientrante nella categoria di “irragionevole ostinazione”.

Il Consiglio di Stato non ha menzionato questo fatto nella sua sentenza, dicendo invece che era necessario prendere in considerazione fatti “non medici” al fine di valutare “l’ostinazione irragionevole”. I giudici amministrativi hanno detto di aver tenuto conto di ciò che si sapeva della “personalità” di Lambert, nonché di quanto riportato da Rachel secondo cui lei aveva avuto conversazioni con Vincent sul suo rifiuto del trattamento prolungato per persone gravemente handicappate “in stato vegetativo”.

I giudici hanno convenuto che avrebbe “probabilmente” preferito non vivere nello stato in cui si trova ora – anche se la sua sopravvivenza dopo 30 giorni senza cibo e con pochissimi liquidi nel 2013 non rivela esattamente un desiderio di morte.

A parte la trasgressione fondamentale che si verifica quando le cure ordinarie vengono interrotte ad un paziente per farlo morire, che sia o meno la sua volontà, il caso Lambert si basa su supposizioni.

Lambert è infatti diventato un simbolo della cultura della morte per rendere possibile l'”uccisione misericordiosa”.  Che si chiami o meno eutanasia, mira a permettere l’eliminazione delle persone non adatte sotto l’apparenza della “benevolenza” (parola usata dal Conseil d’Etat) nei confronti del paziente.

Jérome Triomphe ha detto a LifeSite che il Consiglio di Stato è stato uno scandalo assoluto; gli esperti avevano scritto che non c’era stata un’ostinazione irragionevole, ma il Consiglio di Stato non lo ha nemmeno menzionato”.

“Ancora una volta, il Sinedrio ha votato per la morte di un innocente”, ha detto a LifeSite.

 

Fonte: LifeSiteNews

 

Facebook Comments
image_pdfimage_print
1