foto: bambini in classe

 

 

di Corrado Ruini

 

Scrivere in questi giorni un articolo che sarà letto da un buon numero di cittadini verso i quali si ha l’onore e l’onere di avere un incarico temporaneo come amministratore, non è di certo esente da rischi.

E da qui voglio iniziare, dai rischi, dal concetto che ognuno di noi ha rispetto a questo punto, perché credo fermamente sia la base da cui dovrebbero partire i nostri pensieri e le nostre azioni.

La scuola per la sua stessa natura è completamente immersa in uno dei più grandi e fondamentali rischi, Il rischio educativo. Don Luigi Giussani nel suo celebre saggio “Il rischio educativo”, sottolinea come l’educazione proposta ai giovani sia il punto focale dell’evoluzione di una società e come uno dei punti fondamentali sia l’educazione alla critica, cioè al capire la ragione delle cose e a comportarsi di conseguenza, accettando i rischi che la ricerca di ciò che si ritiene giusto comporta.

Il rischio di cui voglio parlare in queste righe non è quello sanitario, su cui pare concentrarsi in questo periodo la maggiore attenzione dei media, ma quello legato alle altre tre dimensioni che insieme a quella fisico- biologica, costituiscono i nostri ragazzi, e della cui crescita e sviluppo siamo direttamente responsabili, quella emotiva, affettiva e spirituale.

Che cosa saranno domani, quale livello di maturità, equilibrio, e sicurezza saranno stati capaci di costruirsi giorno dopo giorno definirà la cifra della qualità della loro vita, della loro felicità, della loro realizzazione. Credo che questa sia la cosa che sta più a cuore a tutti noi, genitori ed educatori. E credo dipenda anche dal grado di serenità che riusciamo a trasmettere loro nell’affrontare la vita e le difficoltà che man mano la vita stessa ci presenta.

Ci sono rischi a mio avviso molto grandi che in questo periodo stiamo sottovalutando. Anzitutto la paura e il terrore che ogni giorno respiriamo e che vengono diffusi a valanga in modo unificato 24 ore su 24 dai media. E il messaggio veicolato dalle regole di comportamento che ci vengono imposte, cioè che la socialità sia sbagliata, che l’altro sia un potenziale pericolo, che la cosa più importante sia evitare un contagio che nella quasi totalità dei casi per bambini e ragazzi non è realmente pericoloso. Certo, dobbiamo pensare a non contagiare i nonni e le categorie a rischio, siamo tutti d’accordo. E allora pensiamoci, studiamo delle soluzioni che tutelino loro senza danneggiare i nostri bambini e i nostri ragazzi. Perché chiudere le scuole e ridurre ogni uomo a un’isola ha certamente effetti dannosi, sicuri e certi, ci sono dati inconfutabili a dimostrarlo

Aumento di consumo di farmaci per depressione e ansia, e una diffusione, questa sì epidemica, di atteggiamenti ipocondriaci e fobici. Paura, paura, paura, che come effetto immediato su tutti, dai bambini agli anziani, riduce le difese immunitarie e indebolisce fortemente le tre dimensioni prima citate, emotiva, affettiva e spirituale.

Ci sono molti livelli possibili di concretizzazione quotidiana, rispetto ad un atteggiamento opposto, di non paura, approcci intelligenti e realistici che mettano al primo posto la dimensione integrale della persona. E’ necessario studiare spazi di libertà e di aggregazione possibili che rispettino l’emergenza ma ricerchino il benessere globale dell’individuo, non solo quello sanitario.

Sicurezza, sicurezza, sicurezza, è il mantra ossessivo che permea ogni virgola di tutto. Imposta violentemente per prevenire un “rischio” di una tragedia che non si è verificato nel passato e nel futuro resta un’opzione, ma che come sicura e diretta conseguenza immediata, infligge danni enormi e certi, che in molti casi non saranno più rimediabili. Non lo sappiamo cosa lascerà questo periodo assurdo ai nostri ragazzi. Tutti sani e innocenti, trattati e gestiti come malati e colpevoli.     

Cosa vogliamo noi per loro? Che rappresentazione del futuro gli stiamo  facendo loro vivere in questo “periodo sospeso”? Come stiamo coltivando quelle virtù umane che nel corso della loro vita li potranno aiutare ad affrontare le scelte e le difficoltà intrinseche nella vita adulta? Quali categorie di riferimento rispetto a cosa sia giusto fare o non fare siamo in grado di fornirgli, quando sembra che solo la paura e il rifiuto di ogni rischio siano l’unico criterio ammesso?

Domande a cui credo sia necessario, come comunità educante, iniziare a dare risposte sensate. Risposte che siano capaci di confrontarsi e dibattere qualche ottava sopra il livello da social, in cui si offende e delegittima la persona che esprime punti di vista differenti, senza argomentare con tesi sostenibili il proprio. Domande cui tanti non vogliono rispondere per un altro tipo di paura: quella di uscire dal pensiero dominate unico che spadroneggia ovunque. La saggia favola dei vestiti nuovi dell’imperatore in cui tutti dicevano quanto era bello il vestito del Re nudo è oggi realtà quotidiana quasi ovunque.

In una visione propositiva e costruttiva credo ci siano molti maestri nel passato da cui possiamo “andare a lezione” per capire come orientarsi in questo momento storico, che nella sua originalità mantiene inalterata la ferrea regola dei corsi e ricorsi storici.

La nostra comunità di Sassuolo ne ha avuti diversi che hanno lasciato un segno indelebile. Da Don Dorino Conte a Don Ercole Magnani, da Don Carlo Lamecchi e Padre Sebastiano Bernardini. Mi chiedo spesso in questi giorni cosa avrebbero detto e fatto loro. Credo che avrebbero aiutato tutti noi, ad alzare lo sguardo a NON AVERE PAURA ad affrontare i rischi e le sfide, specie le più difficili, coltivando le migliori virtù umane, tra cui il coraggio e la fortezza che insieme alla fiducia riescono sempre a vincere la paura.

Il periodo attuale ha diversi paralleli nella storia dell’uomo. Nelle crisi le rinascite, le svolte che hanno determinato il cambio di paradigma, sono sempre nate da persone che hanno rischiato e con coraggio e fiducia, hanno deciso di vivere facendo, costruendo e per questo assumendosi tutti i relativi rischi.

Credo sia nostro dovere restituire quanto prima una prospettiva di vita libera, guidata da coscienze mature, responsabili e prudenti si, ma anche forti e coraggiose per rigenerare ed orientare le energie morali, materiali e spirituali indispensabili per uscire da questo assurdo vicolo in cui stiamo sempre più rapidamente precipitando. Tutti, ognuno nel proprio posto, rispetto al ruolo che ha nella famiglia e nella società.

Questo è quello che mi sento di dire dal ruolo che occupo in questo momento della mia vita nella comunità sassolese, che saluto cordialmente e a cui auguro ogni bene possibile.

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