Card. Fernandez e Papa Leone XIV
Card. Fernandez e Papa Leone XIV (foto Vatican News)

 

 

di Sabino Paciolla

 

Mercoledì la Fraternità San Pio X, il più grande ordine sacerdotale tradizionalista del mondo cattolico, ha consacrato quattro nuovi vescovi senza l’autorizzazione di Roma. La reazione del Vaticano non si è fatta attendere: nel giro di poche ore è arrivato un decreto di scomunica che colpisce non solo i quattro nuovi vescovi e i due consacratori, ma, secondo quanto riportano gli esperti sui media, anche tutti i sacerdoti e i fedeli che continueranno a seguire l’opera della Fraternità. Una misura che, secondo le stime citate da Jane Stannus su The Spectator, potrebbe riguardare oltre un milione di cattolici in tutto il mondo.

L’autrice sottolinea un paradosso storico: la pena canonica per la consacrazione di vescovi senza mandato pontificio fu introdotta da Pio XII nel 1951 per impedire al Partito Comunista Cinese di nominare vescovi fedeli a Pechino. Oggi, nota Stannus, è proprio Pechino a scegliere i propri vescovi senza mandato papale, ricevendo comunque il tacito assenso di Roma, mentre i tradizionalisti vengono colpiti con la massima severità per il solo desiderio di conservare la liturgia preconciliare.

Preciso meglio quanto affermato dall’autrice dell’articolo de The Spectator.

La Chiesa ha sempre richiesto il mandato pontificio per la consacrazione di un vescovo (già dal Medioevo e poi espressamente nel diritto moderno). La consacrazione senza mandato era considerato dalla Chiesa un atto gravemente illecito e poteva essere punita con pene canoniche, anche molto severe. Tuttavia, non esisteva una norma universale che stabilisse automaticamente (latae sententiae) la scomunica riservata alla Santa Sede per tutti i casi. 

Fu Pio XII ad introdurre tale novità.

Nel contesto della creazione, da parte del governo cinese, di una gerarchia episcopale indipendente da Roma, il Sant’Uffizio emanò il decreto del 9 aprile 1951, approvato da Pio XII, che stabiliva che sia il vescovo consacrante sia il vescovo consacrato senza mandato pontificio incorrevano ipso facto (cioè automaticamente) nella scomunica riservata in modo specialissimo alla Sede Apostolica.

Successivamente, nell’enciclica Ad Apostolorum Principis (1958), Pio XII ribadì pubblicamente questa disciplina nel contesto della crisi della Chiesa in Cina. 

Quindi, Pio XII introdusse nella legislazione universale una specifica pena automatica di scomunica per questo delitto, poi ripresa quasi alla lettera nel Codice di Diritto Canonico del 1983 (can. 1382) da Giovanni Paolo II.

Infatti, in seguito alle consacrazioni episcopali illecite compiute da Marcel Lefebvre nel 1988, Giovanni Paolo II, con il motu proprio Ecclesia Dei, dichiarò che tali consacrazioni costituivano anche un atto scismatico, applicando quindi, oltre alla scomunica per la consacrazione illecita, anche la disciplina relativa al delitto di scisma già prevista dal can. 1364 del Codice del 1983.

Attenzione: dal punto di vista del significato e delle ricadute del diritto canonico, ciò che è stato stabilito nel 2026 segna uno spartiacque da quanto avvenuto con la prima scomunica del 1988.

Nel 1988, Papa Giovanni Paolo II, nel motu proprio Ecclesia Dei, parlò di un «atto di natura scismatica» compiuto da Marcel Lefebvre. L’accento era posto sull’atto delle consacrazioni episcopali senza mandato pontificio. La scomunica riguardava i vescovi coinvolti e non venne dichiarato che tutta la Fraternità Sacerdotale San Pio X fosse in stato di scisma. Anzi, nei decenni successivi la Santa Sede continuò il dialogo con la Fraternità e Papa Benedetto XVI revocò nel 2009 la scomunica dei quattro vescovi consacrati nel 1988.

Nel 2026, invece, il decreto del Dicastero per la Dottrina della Fede approvato da Papa Leone XIV utilizza una formulazione più ampia. Non si limita a qualificare le consacrazioni come un «atto di natura scismatica», ma afferma che il delitto di scisma ha conseguenze che riguardano l’intera Fraternità: i sacerdoti sono dichiarati in scisma e i fedeli laici che aderiscono formalmente alla Fraternità sono anch’essi considerati scismatici e quindi soggetti alla scomunica.

È proprio quest’ultimo passaggio ad aver suscitato obiezioni tra alcuni canonisti. Le principali riguardano:

  • la distinzione tra compiere un atto scismatico e appartenere stabilmente allo scisma;
  • il significato giuridico di «aderire formalmente» alla Fraternità, espressione che il decreto non definisce in modo dettagliato e che lascia spazio a problemi interpretativi; alcuni canonisti osservano che sarà necessario chiarire quali comportamenti integrino una vera adesione formale

Per un approfondimento sulla questione, rimando all’articolo che abbiamo rilanciato ieri sul blog scritto dal Canonico di Shaftesbury, uno pseudonimo di un esperto in diritto canonico di una arcidiocesi.

Per questo l’autrice dell’articolo de The Spectator parla di durissima punizione.

L’articolo si sofferma sulla percezione di ingiustizia: la Fraternità riconoscerebbe l’autorità del Papa “in tutto ciò che non è peccato”, ma considererebbe un peccato lasciare che la fede preconciliare si estingua. I tentativi di dialogo con Papa Leone, secondo Stannus, sarebbero stati respinti o limitati a condizioni che escludevano proprio i temi centrali della disputa: la questione episcopale e il Concilio Vaticano II.

Il pezzo si chiude con un tono di aperta critica verso Roma, definendo la scomunica “brutale” e la linea del Pontefice “inaccettabile”. La Stannus chiude il suo pezzo con le seguenti parole:

Il Papa incontra calciatori e star del pop; si fa portavoce dei migranti e benedice un blocco di ghiaccio per dimostrare il suo amore per la terra. Ma i figli della sua casa sono scomunicati, accusati di scisma, privati dei sacramenti tradizionali e puniti per aver voluto ciò che la Chiesa ha sempre offerto. L’ingiustizia di tutto ciò grida vendetta al cielo.

 

 

Sostieni il Blog di Sabino Paciolla

 






 

 

Facebook Comments