Zelensky (Presidente dell'Ucraina) e Netanyahu (Primo ministro israeliano)
Zelensky (Presidente dell’Ucraina) e Netanyahu (Primo ministro israeliano)

 

 

di Mattia Spanò

 

Verso la metà del XIX secolo un medico ungherese, Ignàc Semmelweiss, notò che molti suoi colleghi passavano dalle lezioni di anatomia nelle aule dell’Università in cui sezionavano gente morta ad assistere le partorienti. Un numero esorbitante di donne a quel tempo moriva di infezioni collegate al parto. Finendo poi, in qualche caso, fra i banchi degli studenti di medicina. Quando si dice economia circolare.

Semmelweiss ipotizzò che i batteri dei cadaveri in decomposizione si trasferissero alle donne infettandole. Suggerì allora di lavarsi le mani. Questa profilassi che a noi appare persino ovvia, meno di 200 anni fa non lo era affatto. Sia a Vienna che a Budapest dove operò, Semmelweiss ottenne risultati strepitosi (una drastica riduzione della mortalità da parto) disinfettando le mani degli ostetrici e facendo lavare le lenzuola del parto.

La comunità scientifica del tempo fu talmente entusiasta e grata della scoperta di Semmelweiss che prima lo fece licenziare, poi fece in modo di farlo rinchiudere in manicomio. I colleghi non avevano gradito il fatto di essere indicati come untori. Perfino gli amministratori degli ospedali si lamentarono che lavare di continuo le lenzuola costasse troppo. Semmelweiss, morto in miseria e reietto da tutti, ha salvato un numero enorme di vite umane.

Sessant’anni dopo, nel 1912, il trentenne Alfred Wegener dimostrò la teoria della deriva dei continenti, vale a dire l’idea che inizialmente le terre emerse fossero radunate in un unico blocco chiamato Pangea, e col passare del tempo i continenti si fossero allontanati l’uno dall’altro.

Wegener fornì una notevole mole di prove, ad esempio riguardo la struttura dei fossili sulle coste africane, così simile a quella rinvenuta sulle coste del Sudamerica. Anche in questo caso la comunità scientifica trattenne a stento l’entusiasmo, validando la tesi di Wegener solo vent’anni dopo la sua morte, avvenuta nel 1930. Quarant’anni di contumelie prima di riconoscere che sì, è del tutto evidente che la deriva dei continenti sia un fatto.

Tra le premesse esposte nel lavoro di Wegener c’era il fatto che egli aveva ritagliato i continenti da una cartina e li aveva ricombinati come un puzzle, accorgendosi che combaciavano perfettamente. I suoi stimati colleghi furono euforici al vedere le loro teorie smentite da un procedimento da bambini di sei anni. Talmente euforici che contestarono a Wegener di non aver saputo spiegare per quale diavolo di motivo i continenti se ne andassero a spasso per il globo.

Arthur Schopenhauer sosteneva che nell’approccio ad una teoria scientifica si possono individuare tre momenti chiave: il dileggio, l’attacco violento, e solo alla fine l’affermazione della teoria come “evidente da sempre”.

Schopenhauer, nonostante abbia scritto un agile volumetto sull’arte di ottenere ragione, non l’ha sempre ottenuta. Ad esempio, nel caso dell’evoluzionismo di Charles Darwin – tra i quali dogmi troviamo che l’uomo discende dalla scimmia – la teoria, mai dimostrata, ha assunto dei connotati quasi religiosi: essa viene creduta senza se e senza ma.

Darwin per la verità fu molto più onesto dei suoi adepti. Ne L’Origine delle specie tiene a precisare che nel caso non si fossero trovate le prove del suo teorema – i cosiddetti anelli mancanti tra, per esempio, uno scimpanzé e un uomo – la sua teoria andava cestinata senza esitazioni né remore. Degli anelli mancanti nessuna traccia, ma nessuno si può azzardare a mettere in discussione la teoria.

Da questi pochi ma significativi esempi si può trarre qualche indicazione importante. Innanzitutto, che non esiste una verità scientifica ma esistono verità politiche. E quand’anche questa verità oggettiva e fattuale prendesse corpo, essa di manifesta sempre al mondo e si afferma come verità politica.

Due esempi presi dalla cronaca di questi giorni. Il presidente Mattarella ha dichiarato che ci sono in circolazione pericolose idee antiscientifiche, con evidente riferimento a opinioni alternative sulla bontà del vaccino che ci ha salvati tutti da morte certa. Non si può nemmeno stigmatizzare il pallido sentore di protervia senile, dal momento che il presidente è anzianello. È chiaro che la questione è politica.

Secondo esempio. Le nostre conoscenze delle entità “Israele” ed “ebrei” sono essenzialmente legate ad un’infarinatura di conoscenze vetero e neo-testamentarie che tutto sommato la maggior parte degli occidentali possiede. Fosse anche per criticarle e allontanarsene, ma l’infarinatura esiste: Dio che elegge il suo popolo, lo affranca dalla schiavitù e lo conduce alla Terra Promessa. Essenzialmente, il libro dell’Esodo.

Il secondo ceppo epistemologico, per così dire, è quello che riguarda la Shoà: il tentativo di un popolo di sterminarne un altro. Dall’incrocio di queste due conoscenze sommarie deriva gran parte del giudizio riguardo Israele e gli ebrei. Sia che esso sia favorevole, sia che esso sia contrario.

Da questo guazzabuglio, ad esempio, discendono due formule molto abusate in questi giorni: il “diritto di Israele ad esistere”, e il “diritto di Israele a difendersi”. Esattamente com’è accaduto col vaccino “luce di speranza”, per usare le parole del papa, si tratterebbe di due verità scientifiche. Dello stesso genere che Schopenhauer si è divertito a descrivere come evidenze eterne e indiscutibili.

Prendiamo un’altra di queste fantomatiche “evidenze”, del tutto simile alle vicende mediorientali di queste settimane ma non abbastanza: il mitologico “c’è un aggredito e c’è un aggressore, e noi siamo sempre dalla parte dell’aggredito” col quale ci hanno sabbiato la psiche e non solo durante quasi due anni di guerra russo-ucraina.

Dunque, i terroristi di Hamas – non certo l’entità territoriale Palestina – hanno attaccato Israele facendo un massacro, esattamente come l’Ucraina ha bombardato il Donbas dal 2014 al 2022 quasi senza sosta. Un paese che bombarda sé stesso è un paese terrorista: vale la pena notare che in Donbas ci sono state 14.000 vittime, secondo fonti ucraine.

È Israele che attacca l’entità territoriale palestinese Gaza, applicando una teoria analoga a quella di Putin e cioè compiendo un’operazione militare speciale. Ma in questo caso nessuno o quasi si azzarda a dire che “Gaza è aggredita, e noi come sempre siamo dalla parte dell’aggredito”. In fondo, 14.000 morti russofoni del Donbas sono dieci volte le vittime israeliane dell’incursione di Hamas. Solo che i russofoni sventrati dai missili ucraini non fanno orrore come gli israeliani trucidati da Hamas.

Il punto non è restare in equilibrio come gli elefanti sul filo di ragnatela, ma convenire su un elemento dirimente: sono tutte verità politiche. La grande Hannah Arendt non mi perdonerebbe la formula, dal momento che riteneva verità e politica due cose incompatibili. O meglio credeva che l’essenza della politica fosse l’assenza della verità.

Ogni uomo possiede una qualche forma di “scienza della verità”. Ognuno di noi è molto raramente un Semmelweiss o un Wegener, e molto più spesso un Darwin. A questa inadeguatezza naturale mettiamo una toppa con ipotesi assertive come l’esistenza del diritto alla vita, ad esempio, o appunto che Israele ha diritto ad esistere. Né il diritto alla vita né quello di Israele esistono, se non nella misura in cui si combatte – attaccando e difendendosi – per tutelarli. Ma non esistono in sé e per sé. Cartagine aveva diritto di esistere? Certamente sì, e altrettanto certamente rappresentava una civiltà fiorente. Eppure, è stata cancellata senza pietà.

Non è una bella cosa da dire, ma negli ultimi tempi ha gettato la maschera un approccio bellico alla scienza, e in ultima analisi ai dati di realtà. Il diritto è stato polverizzato, la visione manichea delle cose ha determinato contraddizioni insanabili. Nessun discorso obiettivo e sensato ha diritto di cittadinanza nel dibattito pubblico.

Nulla di nuovo, come ho cercato di dimostrare: anche in passato le persone soffocavano la verità. Quello che colpisce nei recenti sviluppi sulla pandemia, la guerra in Ucraina e in Palestina, è l’estrema rozzezza e l’assenza di grazia in questa rimozione della verità. Anche alla menzogna più cruda è sempre servita una parvenza di verosimiglianza. Oggi no: oggi si mente e basta, e ci si vanta nel farlo. È tutto molto, molto angoscioso.

 


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