Rilancio l’articolo di  Vik van Brantegem, pubblicato su Korazym.org.

 

Statua di San Pietro in Piazza San Pietro, Vaticano, Roma
Statua di San Pietro in Piazza San Pietro, Vaticano, Roma

 

Questa mattina, ci siamo svegliati nel bel mezzo di un inaudito scontro diplomatico: la Santa Sede si schiera nel modo più clamoroso contro il Ddl Zan liberticida, inutile, dannoso e pericoloso, con una mossa – spiega Giovanni Viafora sul Corriere della Sera in prima pagina (Legge Zan, Vaticano all’attacco) – che non ha precedenti noti nella storia dei rapporti fra Santa Sede e Stato italiano. Una nota ufficiale dell’Arcivescovo Paul Richard Gallagher [foto di copertina], Segretario per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato (cioè, il Ministro degli Esteri della Santa Sede) chiede di modificare il Disegno di legge Zan contro l’omotransfobia, che si trova all’esame in Commissione Giustizia al Senato. Nel testo si sostiene che «Alcuni contenuti attuali della proposta legislativa in esame presso il Senato riducono la libertà garantita alla Chiesa Cattolica dall’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione [del 1984] del Concordato [del 1929]».

Già un anno fa, il 10 giugno 2020 la Conferenza Episcopale Italiana si era già fatta sentire contro il Ddl Zan, sostenendo: «Un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenute nell’ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio» [QUI].

La CEI era intervenuta per la seconda volta il 28 aprile 2021 [QUI]: «Una legge che intende combattere la discriminazione non può e non deve perseguire l’obiettivo con l’intolleranza, mettendo in questione la realtà della differenza tra uomo e donna».

Poi, “più che affossata, la legge andrebbe corretta”, ha detto il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il Cardinale Gualtiero Bassetti, sul Ddl Zan, il 16 maggio 2021 durante l’omelia della Messa per gli operatori dell’informazione, parole che suonavano come un’inedita apertura [QUI]. “Noi – aveva affermato Bassetti – siamo per la difesa e la dignità di tutti, di qualunque uomo o donna, bisogna difendere sempre i diritti della persona”. Parole che, secondo gli ambienti della CEI, sono state forzate tanto da convincere Bassetti a ritornare sull’argomento precisando di non aver mai cambiato idea sul Ddl Zan. “Io ho sempre sostenuto – ha spiegato al Corriere della Sera – che non ci fosse bisogno di questo disegno di legge perché c’è già tutta una legislazione sufficiente a tutelare le persone contro le discriminazioni e le violenze. Non ne vedevo la necessità, tutto qui. Ma è chiaro che se poi decidono di andare avanti, non è una questione che spetti a me decidere, c’è un Parlamento. Se si ritiene utile una legge specifica contro l’omofobia, va bene, come dicevo non è certo questo il problema” [QUI e QUI].

Però, nel caso dell’intervento della Segreteria di Stato – tecnicamente si tratta di una nota verbale (una comunicazione diplomatica formale non firmata), che è stata consegnata al gabinetto del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio e all’Ufficio relazioni con il Parlamento della Farnesina lo scorso 17 giugno 2021, ma, secondo il Corriere della Sera, non è stata ancora portata all’attenzione del Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi e del Parlamento – si tratta di una mossa diplomatica senza precedenti perché mai, finora, la Santa Sede era intervenuto per contestare una legge ancora da approvare esercitando le facoltà previste dai Patti Lateranensi.

«Sotto accusa – scrive Viafora – ci sarebbe, per esempio, l’articolo 7 del Ddl Zan, che non esenterebbe le scuole private dall’organizzare attività in occasione della costituenda Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia e la transfobia». Ma a rischio ci sarebbe addirittura, in senso più generale, la «“libertà di pensiero” della comunità dei cattolici. Nella nota si manifesta proprio una preoccupazione delle condotte discriminatorie, con il timore che l’approvazione della legge possa arrivare persino a comportare rischi di natura giudiziaria. “Chiediamo che siano accolte le nostre preoccupazioni”, è infatti la conclusione del documento consegnato al governo italiano» lo scorso 17 giugno. Non è ancora detto che, per dirimere la controversia, si arriverà all’attivazione della commissione paritetica prevista dal Concordato ma «mai lo Stato Vaticano era andato a bussare alla porta dello Stato Italiano chiedendo conto, direttamente, di una legge».

In teoria, le regole prevedono che di fronte a una presunta violazione del Concordato e a un problema che riguarda la sua corretta applicazione, si attivi la “commissione paritetica” – disciplinata dall’articolo 14 – che è deputata a ricercare un’”amichevole soluzione”.

Vaticano contro il ddl Zan: «Fermate la legge, viola il Concordato»
La richiesta formale al governo italiano attraverso il Segretario per i rapporti con gli Stati, monsignor Paul Richard Gallagher. L’atto consegnato il 17 giugno. Non era mai successo
di Giovanni Viafora
Corriere della Sera, 22 giugno 2021


Il Vaticano ha attivato i propri canali diplomatici per chiedere formalmente al governo italiano di modificare il «ddl Zan», ovvero il disegno di legge contro l’omotransfobia. Secondo la Segreteria di Stato, la proposta ora all’esame della Commissione Giustizia del Senato (dopo una prima approvazione del testo alla Camera, lo scorso 4 novembre), violerebbe in «alcuni contenuti l’accordo di revisione del Concordato». Si tratta di un atto senza precedenti nella storia del rapporto tra i due Stati — o almeno, senza precedenti pubblici —, destinato a sollevare polemiche e interrogativi. Mai, infatti, la Chiesa era intervenuta nell’iter di approvazione di una legge italiana, esercitando le facoltà previste dai Patti Lateranensi (e dalle loro successive modificazioni, come in questo caso).

La «nota verbale»

A muoversi è stato monsignor Paul Richard Gallagher, inglese, segretario per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato. In sostanza, il ministro degli Esteri di papa Francesco. Lo scorso 17 giugno l’alto prelato si è presentato all’ambasciata italiana presso la Santa Sede e ha consegnato nelle mani del primo consigliere una cosiddetta «nota verbale», che, nel lessico della diplomazia, è una comunicazione formale preparata in terza persona e non firmata. Nel documento — pur redatto in modo «sobrio» e «in punta di diritto» — le preoccupazioni della Santa Sede: «Alcuni contenuti attuali della proposta legislativa in esame presso il Senato — recita il testo — riducono la libertà garantita alla Chiesa Cattolica dall’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato».
Un passaggio delicatissimo.

I commi

Questi commi sono proprio quelli che, nella modificazione dell’accordo tra Italia e Santa Sede del 1984, da un lato assicurano alla Chiesa «libertà di organizzazione, di pubblico esercizio di culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale» (è il comma 1); e, dall’altro garantiscono «ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione» (il comma 2). E sono i veri nodi della questione.

«Libertà a rischio»

Secondo il Vaticano, infatti, alcuni passaggi del ddl Zan non solo metterebbero in discussione la sopracitata «libertà di organizzazione» — sotto accusa ci sarebbe, per esempio, l’articolo 7 del disegno di legge, che non esenterebbe le scuole private dall’organizzare attività in occasione della costituenda Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia e la transfobia —; ma addirittura attenterebbero, in senso più generale, alla «libertà di pensiero» della comunità dei cattolici. Nella nota si manifesta proprio una preoccupazione delle condotte discriminatorie, con il timore che l’approvazione della legge possa arrivare persino a comportare rischi di natura giudiziaria. «Chiediamo che siano accolte le nostre preoccupazioni», è infatti la conclusione del documento consegnato al governo italiano.

Cosa succede

Il giorno stesso, a quanto risulta al Corriere, la nota sarebbe stata consegnata dai consiglieri dell’ambasciata italiana presso la Santa Sede al Gabinetto del ministero degli Esteri di Luigi Di Maio e all’Ufficio relazioni con il Parlamento della Farnesina. E ora si attende che venga portata all’attenzione del premier Mario Draghi e del Parlamento. Ma cosa potrebbe succedere adesso? In teoria, stando al Concordato, potremmo essere davanti anche all’ipotesi in cui, di fronte ad un problema di corretta applicazione del Patto, si arrivi all’attivazione della cosiddetta «commissione paritetica» (prevista dall’articolo 14). Ma è presto per trarre conclusioni. L’unica cosa certa è che siamo oltre ad una semplice moral suasion.

Il salto di qualità

Il punto, come detto, riguarda proprio il «livello» su cui la Santa Sede ha deciso, questa volta, di giocare la partita. Le critiche della Chiesa al «ddl Zan» non sono certo nuove. Sul tema la Cei è già intervenuta ufficialmente due volte: la prima nel giugno del 2020 («Esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio», dissero all’epoca i vescovi); e la seconda non più tardi di un mese e mezzo fa («Una legge che intende combattere la discriminazione non può e non deve perseguire l’obiettivo con l’intolleranza», era stata la nota del presidente Gualtiero Bassetti). Per non parlare delle singole prese di posizione («È un attacco teologico ai pilastri della dottrina cattolica», ha affermato di recente, per esempio, il vescovo di Ventimiglia-Sanremo Antonio Suetta»). Ma si è sempre trattato di pur legittime prese di posizione «esterne», «politiche». Come le tante, dirette e indirette, cioè mediate dai partiti di riferimento, registrate negli anni (nel 2005 il cardinal Ruini arrivò a schierarsi pubblicamente a favore dell’astensionismo nel voto referendario sulla fecondazione assistita). Ma mai si era attivata la diplomazia. Mai lo Stato Vaticano era andato a bussare alla porta dello Stato Italiano chiedendo conto, direttamente, di una legge.

Il Concordato c’è, ma secondo Mentana non va applicato. Come sono aperti al dialogo questi liberal. Invece, pacta sunt servanda.

Ddl Zan-Vaticano, Pillon: “Terremoto senza precedenti Stato-Chiesa”

Per il Senatore Simone Pillon “il Ddl Zan provoca un terremoto senza precedenti nelle relazioni tra Stato e Chiesa. Per la prima volta nella storia il Vaticano prende carta e penna e scrive all’ambasciatore italiano per lamentare il grave pericolo che una proposta di legge in esame alle camere possa violare il Concordato”. Lo scrive su Facebook, Pillon, membro della Commissione Giustizia del Senato, ricordando “il duro lavoro di questi mesi, la puntuale e paziente informazione, la posizione ferma tenuta in commissione giustizia e sulla stampa dalla Lega e la marea di insulti che mi sono personalmente preso per le nostre dichiarazioni contro la legge sull’omofobia ora assumono una luce completamente nuova”.

Per Pillon “la preoccupazione del Papa deve essere stata particolarmente seria, visto che ha deciso di attivare una comunicazione ufficiale anziché servirsi dei canali diplomatici riservati. Ricordo che il Concordato del 1929, integrato nel 1984, è norma di rango costituzionale, e dunque le leggi ordinarie non possono in alcun modo contraddirlo”. “La preoccupazione della Santa Sede riguarda esattamente quello che stiamo dicendo da mesi, e cioè che questa legge mette a rischio la libertà religiosa nel nostro Paese, e compromette la libertà di insegnamento e la libertà di associazione – sottolinea Pillon – . Penso ai predicatori arrestati in Gran Bretagna per aver letto la Bibbia, ai genitori incarcerati per aver rifiutato la transizione ai loro bambini, ai politici e agli intellettuali sotto processo per aver sostenuto che siamo maschi e femmine. “Forse ora il loro sacrificio servirà per salvare l’Italia dal dramma di una legge tanto pericolosa. Il gesto senza precedenti porterà conseguenze assai serie, ponendo una pregiudiziale invalicabile sulla strada del dibattito. Resta una interessante domanda: come mai il ministro Di Maio dopo tre giorni ancora non mi risulta aver trasmesso la nota al Senato? Oggi in commissione Giustizia affronteremo il tema. Non si tratta di aver ragione o torto, né di essere più o meno cattolici. Si tratta semplicemente di fermare una legge ingiusta, sbagliata e pericolosa”, conclude il Senatore Simone Pillon.

Poi, leggiamo su un sito la solita scemenza che viene ripetuta se non per cattiva fede, comunque con il cervello spento: «“Picchiato perché gay”, aggressione omofoba a Torre Annunziata. E il Vaticano dice no al DDL Zan». Per perseguire questa aggressione omofoba non serve un Ddl Zan. Basta applicare le leggi esistenti.

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