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di Mattia Spanò

 

La salute non esiste.  Si tratta di un’idea al crocicchio fra il magico, l’edenico e l’utopico, una falsa conoscenza, una briosa stupidaggine. Chiunque, a qualunque età e per qualsiasi motivo, ha almeno un disturbo fisico o psichico, transitorio o permanente, che di per sé la nega. L’ossatura della condizione umana è lo stato patologico.

Nella versione antica del giuramento di Ippocrate, nemmeno una volta ricorre la parola salute. Si parla di curare questo e quel male, dei rapporti fra gli uomini, gli dei e la morte, mai di salute. Presso i romani, la dea Salus indica la salvezza, il benessere e la prosperità del popolo. Valetudo è la trasposizione della divinità greca Igea, che combatte la malattia nel singolo in vista di prevenire o recuperare la salute perduta

Il saluto romano, il nostro “ciao”, era vale, stai bene. Il valore è ciò che sta bene, cioè che viene accettato. Il denaro, ad esempio: un manufatto metallico, di cellulosa, cotone e inchiostro, vale perché lo accetti in cambio del lavoro, e perché altri lo accettano in cambio del loro. Valente, valoroso, non è l’uomo sano: è il soldato ferito, ucciso o mutilato. Colui che ha accettato la privazione della vita stessa per il bene di tutti. Il soldato sano e indenne è il vile, e come tale va disprezzato.

L’assenza relativa di malattia interessa nella misura in cui permette di farsi valere, esprimere un valore o accettare una condizione infausta in vista di un bene superiore. Bene che non può essere la salute della comunità, specie se si tratta di una fetida menzogna: più o meno male stiamo tutti, e tutti siamo obbligati alla morte. Non la salute ma la salvezza, l’affrancatura dalla schiavitù, la prosperità. Robetta che fa la grandezza di un popolo o la sua rovina.

La salute è lo spettro che appare quando sono malato. Ciò che previene, combatte e ritarda la morte si chiama cura, che non ha nulla a che vedere con la salute. Cosa si intende con cura? Presso i greci il φαρμακός (farmakòs): colui che era maledetto. Con un rito catartico, il mostro da cacciare dalla città, cioè il luogo che custodisce la vita dei corpi. L’untore. Il φάρμακον (fàrmakon) era invece il rimedio magico, lo scongiuro per togliere il malocchio, il veleno mortale. La salute è il vuoto lasciato dal male.

Parafrasando Epicuro: dov’è la malattia, non è la salute. Gesù è il φαρμακός, il maledetto abbandonato da Dio, colui che reietto dagli uomini accetta una morte orribile – il veleno, la maledizione che grava su ognuno di noi – per riscattare il peccato e liberarci dal giogo della morte.  

Avere un cancro non significa che in certi momenti io non possa stare bene, addirittura essere lieto, o perfino prosperare. Certo, lo stato patologico prevale e la prospettiva della morte è estremamente concreta, ma questo non mi impedisce di per sé di ridere, ammirare un tramonto, amare mia moglie o gustare un buon Barolo. Nella dimensione religiosa e psichica profonda posso arrivare ad accettare pienamente, o perfino rispettare, la patologia. L’unica preoccupazione che governava gli antichi era morire bene, una morte degna degli uomini. Altro che l’inafferrabile salute.

No, la salute non esiste. Un pensiero, un programma di governo, un’economia che mettano al centro la salute sono destinate all’infallibile rovina che colpisce chi adora falsi idoli, chi si pone obiettivi demenziali: il folle, il vile, l’idiota. L’idea, partorita da menti acquose, che intorno al nulla che è la salute si possa costruire la convivenza civile sta già realizzando barbarie e rovina. La mente acquosa, infetta e suppurata, non lo capisce. Procede al seguito delle sue ossessioni balorde. In nome dell’idolo-salute si è stabilito l’insensato rifiuto della malattia e della morte.

Fantasie? Osserviamo i protocolli farmaceutici dei pazienti cronici: medicine che causano scompensi, da appianare con altri farmaci con a loro volta effetti collaterali da tamponare con altri rimedi, e siccome anche la testa soccombe ecco l’ausilio di psicofarmaci e antidolorifici spesso derivati dall’oppio o mille volte più potenti dell’eroina come il Fentanyl, che sta facendo un’autentica strage negli Stati Uniti. Un’orgia chimica i cui effetti nel breve e medio periodo non vengono mai seriamente indagati perché la risposta, si dice, varia da persona a persona. Intanto loro vendono prodotti che vanno bene per tutti.

Per non parlare della resistenza agli antibiotici, circa la quale gli scienziati lanciano l’allarme da decenni. O del boom impressionante del mercato degli integratori. Le raccomandazioni di uno “stile di vita sano e una dieta equilibrata” fornite dagli stessi produttori somigliano al “gioca e bevi responsabilmente”, al “fumo uccide” sui pacchetti di sigarette. Come diceva il professor Sajay Samuel, citato da Ivan Illich, stiamo transitando dal “corpo fisico al corpo fiscale”. “In effetti”, commenta Illich, “i criteri selezionati che classificano questo o quel caso come passibile di cure clinico-mediche sono, in misura crescente, parametri finanziari”. Una volta si diceva, sbagliando, “l’importante è la salute”. Per qualcuno è diventato davvero così. Blackrock, ad esempio.

Questo significa che la scienza medica e la farmacopea sono da rigettare in blocco? Piuttosto il contrario. Significa che la situazione nel suo complesso ci è sfuggita di mano. Un conto è curare una malattia, un altro divinizzare l’inesistente salute, un altro ancora servirsi dei credenti per fare denaro a palate. Qualcosa che somiglia molto alla caccia alla streghe. Il problema è che quando non trovi la strega, butti sul rogo la prima poveretta che passa.

 

 

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