Vladimir Putin Discorso del 21 febbraio 2023
Vladimir Putin Discorso del 21 febbraio 2023

 

 

di Michael Galster

 

“Putin non si fermerà; dopo l’Ucraina, attaccherà i paesi NATO.” Questa preoccupazione ha assunto un ruolo predominante nel discorso pubblico della politica e dei media occidentali. Le parole chiave sono “Lotta tra Democrazie e Autocrazie” e “Lotta tra il Bene e il Male”, in cui chiaramente ci identifichiamo come il Bene e gli altri come il Male, i despoti e gli autocrati del pianeta. Questa visione sposta l’attenzione da una valutazione del rischio effettivo sul piano morale ed emotivo, dove non è necessario preoccuparsi né di prove né di plausibilità. Di conseguenza, nessuno nei media di massa si interroga sulle reali possibilità che il Male individuato possa avere nell’attaccare l’Occidente. Secondo il SIPRI Military Expenditure Database del 2023, nel 2022 la spesa militare dei paesi NATO nel loro insieme ammonta a 1232 miliardi di Dollari contro gli 86,4 miliardi della Russia, evidenziando quindi una relazione di 14:1 a sfavore della Russia (vedasi https://it.wikipedia.org/wiki/Stati_per_spesa_militare). L’Europea occidentale da sola spende circa 400 miliardi, almeno quattro volte di più di quanto spenda la Russia. Queste cifre non dovrebbero sorprendere, considerando le forze economiche in gioco: il PIL complessivo dei paesi NATO nel 2022 ammonta a 45 billioni di dollari, quello della Russia a 2. Il buon senso solleva la questione di come una parte con una spesa militare 14 volte inferiore possa seriamente minacciare sul piano militare convenzionale una potenza molte volte superiore a se stessa. Ma questa domanda sembra non essere presa in considerazione dalla politica e dai nostri media. Sembra esserci un tabù nel porre tale domanda. Si possono avanzare delle obiezioni rispetto all’effettiva relazione di forza 14:1 sul campo: secondo gli economisti la forza d’acquisto interna della Russia è due volte superiore a quella nominale secondo le statistiche internazionali; nel frattempo, la Russia ha aumentato il suo bilancio militare (così come anche i paesi Nato l’hanno aumentato). Inoltre, parte del dispositivo militare dell’Occidente non sarebbe disponibile in caso di una guerra continentale in Europa o Eurasia, essendo già impegnato in altre parti del pianeta. Si potrebbero avanzare ulteriori obiezioni per giungere a un quadro più favorevole alla Russia. Tuttavia, anche nel caso dell’ipotesi più sfavorevole per l’Occidente, la nostra superiorità militare rispetto a quella dell’aggressore russo resterebbe schiacciante, per non parlare del fattore di triplice superiorità sulla parte attaccata, di cui, secondo gli esperti militari, l’attaccante dovrebbe disporre per poter lanciare un intervento militare convenzionale con possibilità realistiche di successo. Se c’è una parte che ha la possibilità di sferrare un attacco con possibilità di successo, quella parte siamo noi.

Di fronte a questi fatti sorge una domanda inquietante: come è possibile che i principali giornali (Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, Il Giornale) e le emittenti televisive continuino a presentarci una narrazione di minaccia bellica così distante dalla realtà?

Tragicamente, la “svista” della Grande Stampa e delle TV sulle reali possibilità della Russia di attaccare con armi convenzionali non rappresenta un fatto isolato. Sembra invece trattarsi dell’ultimo episodio di una lunga serie di errori presi e amplificati dallo stesso sistema d’informazione. Tra i fatti più significativamente “omessi” nella narrazione mediatica vi è il ruolo dell’espansione della NATO in Ucraina, alla quale i governi occidentali non erano disposti a rinunciare, come concausa della guerra iniziata nel 2022. Questa omissione è accompagnata dall’asserzione secondo cui, al momento del ritiro della Russia dai paesi del Patto di Varsavia negli anni ’90, in particolare dalla Germania dell’est, non vi fosse stata alcuna assicurazione da parte delle potenze occidentali di non espandere il proprio dispositivo militare (“nemmeno di un pollice”) a est del fiume Oder, confine della Germania con la Polonia. Coloro che sono a conoscenza dei protocolli delle trattative per la riunificazione della Germania e delle dichiarazioni pubbliche dei politici dell’epoca vengono zittiti con la risposta che nel caso dei discorsi dei decisori di allora si trattasse soltanto di opinioni private. In realtà, la riunificazione della stessa Germania e il ritiro del dispositivo militare da parte della Russia non sarebbero avvenuti senza tali assicurazioni oggi rinnegate.

Tuttavia, i falsi di sana pianta nella narrazione dei nostri media come quello legato all’espansione della Nato a est, in realtà restano piuttosto pochi. In genere la Grande Stampa e le TV si limitano all’omissione d’informazione, cioè a non informare sui fatti, per quanto possano essere rilevanti, quando questi non sono consoni alla propria narrazione.

Uno dei casi più eclatanti è quello relativo alla destituzione del presidente ucraino Janukovich nel 2014, anno in cui ebbe inizio la guerra strisciante che portò a quel dramma immane che assistiamo oggi. Non hanno riportato e non riportano a tutt’oggi che il presidente era stato democraticamente eletto nel 2010 e che venne destituito in grave violazione della costituzione ucraina. Il presidente dell’Ucraina poteva essere esonerato soltanto mediante un processo di impeachment, il quale in realtà non è stato eseguito (fatto verificabile anche con pochi clic mediante ChatGPT), oppure mediante elezioni, le quali sono state impedite dai rivoluzionari pro-occidentali del Maidan. Oggi, l’intellighenzia mediatica in Italia e in Occidente sembra essere imprigionata nelle mezze verità della propria narrazione. Celebra la minaccia della democrazia dall’esterno, da parte di un nemico sul piano degli armamenti convenzionali, molte volte più debole. Ma che dire se la nostra democrazia fosse minacciata dall’interno?

PS: No, Putin non ha ragione. Ma ciò non giustifica il tipo di informazione che i nostri media ci somministrano ogni giorno.


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