Mario Draghi, conferenza stampa 22.07.2021
Mario Draghi, conferenza stampa 22.07.2021

 

 

di Salvatore Scaglia

 

“L’Italia è una Repubblica democratica”, recita l’articolo 1 della Costituzione italiana.

“La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione” stessa, prosegue la medesima norma al secondo comma.

Ma qual è oggi il rapporto effettivo tra autorità (κράτος) e popolo (δῆμος) italiano ?

Il quadro politico attuale è sufficientemente chiaro: i partiti  – legittimamente, sotto il profilo formale –  hanno convenuto di trovare, anche grazie alla moral suasion del Capo dello Stato, diverse soluzioni alle crisi: del c. d. governo Conte, giallo-verde (M5S-Lega), e del c. d. governo Conte-bis, giallo-rosso (M5S-Partito Democratico). Soluzioni parlamentari, atte ad evitare  – questa è la ragione ufficiale –  al Paese il ricorso alle urne in tempo di pandemia. Col c. d. governo Draghi, poi, Governo e Parlamento quasi coincidono, se si considera che, ad ora, il solo partito all’opposizione è Fratelli d’Italia. Quale sia, dunque, in tale contesto politico-giuridico la reale dialettica maggioranza-opposizione e l’effettivo controllo Parlamento-Governo è, da tutti, agevolmente valutabile.

La c. d. emergenza da Covid-19 aggiunge legittimità a tutto ciò. Formalmente.

Tuttavia, se si osservano attentamente diversi elementi di fatto, si nota come lo scenario in verità sia più complesso. Mi limito, tra i tanti fatti invocabili, a tre discorsi, fatti recentemente, particolarmente significativi: sia per le autorità da cui provengono sia per il loro susseguirsi nell’arco di pochissimi giorni. Per cui non è irragionevole farne una “reductio ad unum”.

Il primo, eloquente, discorso è quello del Presidente del Consiglio Mario Draghi (cf. qui), che, durante la conferenza stampa dello scorso 22 Luglio, ha detto esplicitamente che l’ “appello a non vaccinarsi è un appello a morire, sostanzialmente. Non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire. Non ti vaccini, ti ammali, contagi, lui, lei muore. Questo è”.

Di siffatto discorso colpisce, immediatamente, la nettezza, la recisione. Invero incompatibile con le informazioni concernenti il virus Covid-19 disponibili già da tempo.

Tutti infatti conosciamo tanti non vaccinati, che né si sono ammalati né sono morti. Ma oltre la nostra, personale, esperienza il Prof. Giorgio Palù, tra i maggiori studiosi italiani nel campo della Microbiologia, ha parlato di bassa letalità del Covid: dello 0,25-0,50 %, a fronte del virus Sars (10) e del virus Ebola inziale (85-90) (cf. qui). E lo stesso Istituto Superiore di Sanità informa che la letalità del virus ‘aggiornata’ alla seconda fase epidemica è del 2,4 % (cf. qui).

È quindi scientificamente arbitraria l’identità  – esposta da Draghi –  tra condizione di non vaccinato e condizione, prima o poi, di ammalato e di deceduto.

“Oppure”  – prosegue Draghi –  “fai morire. Non ti vaccini, ti ammali, contagi, lui, lei muore. Questo è”. Il non vaccinato, cioè, prima o poi, ineluttabilmente, si ammalerebbe, contagerebbe altri e li farebbe morire. Anche questa strettissima equivalenza però è scientificamente spropositata.

Intanto perchè la nozione di “positivo” al virus non coincide necessariamente con quella di “malato” o di “contagioso”, come spiega, tra gli altri, ancora Palù (cf. qui). Draghi, quindi, in primis alimenta la confusione, operata spesso dalla stampa, per cui il positivo sarebbe di per sè un caso (clinico), un malato.

Evito di trattenermi sull’ulteriore distinzione che, nei positivi, si dovrebbe fare tra asintomatici e paucisintomatici, che sono, entrambi, statisticamente la maggior parte dei positivi. Ma è assai criticabile pure “l’invito” che Draghi fa “a tutti gli italiani a vaccinarsi e a farlo subito per proteggere se stessi e le famiglie”.

Infatti anche riguardo a questo punto le informazioni rinvenibili non da oggi dicono inequivocabilmente che persino il vaccinato può infettarsi ed infettare (tanto è vero che non è affatto esentato dall’obbligo della mascherina). Lasciando basito Bruno Vespa, lo afferma persino un Ministro dell’attuale Governo, Enrico Giovannini (cf. qui). Pertanto non v’è una connessione nomica, ossia valevole sempre e necessaria, neanche tra vaccinato e protezione, rispetto a sé stessi e rispetto agli altri. Questa grande, sloganistica, campagna, anzi, da tempo ha perso non poche basi scientifiche.

Perché, allora, il soggetto istituzionale che ha, ex art. 95 Cost., la responsabilità di dirigere “la politica generale del Governo” rilascia dichiarazioni, come detto, tanto assertive quanto scientificamente almeno disinvolte ? Probabilmente perché sa che non esiste un obbligo generale, ossia per tutti i cittadini, alla c. d. vaccinazione.

Ma se Draghi è Premier nel quadro politico su descritto perché non si adopera per introdurlo ? Verosimilmente perché sa che i c. d. vaccini sono in realtà sieri genici sperimentali e dunque, anche con la maggioranza parlamentare bulgara di cui dispone, gli italiani non possono formalmente essere obbligati a sottoporsi in massa alla detta sperimentazione.

Non deve sfuggire che, però, le sue parole sono cariche di una potenza notevole, risultando forse vincolanti quasi come una, formale, norma giuridica che, in ipotesi, dovesse prevedere l’obbligo, per tutti, di vaccinarsi. Sic stantibus rebus le parole del Presidente del Consiglio hanno una forza condizionante nei confronti della gente che deriva, di fatto, dalla circostanza che quelle parole non sono pronunciate da chiunque, ma da un’autorità che ha il potere di determinare l’indirizzo politico-generale: quello del Paese.

Pochi giorni dopo, il 26 Luglio, il Ministro degli Interni Luciana Lamorgese a Caserta ha asserito che le “manifestazioni anti green pass che si sono svolte in questi giorni non erano autorizzate”, mentre i provvedimenti del Governo sono “adottati soltanto per la salute pubblica, perché abbiamo visto ci sono dati e riscontri oggettivi”. Anche lei ha perciò concluso che “chi ritiene di non vaccinarsi fa un danno alla restante collettività” (cf. qui).

Il Sabato precedente migliaia di italiani erano scesi in piazza per opporsi al c. d. Green Pass, che, come deciso dal Governo, scatterà dal prossimo 6 Agosto come condizione per accedere ad una serie di attività.

Ora, a parte la, già smontata, petizione di principio per cui “chi ritiene di non vaccinarsi fa un danno alla restante collettività”, faccio notare al Ministro anzitutto un dato incontroverso.

Quel Sabato ho partecipato alla manifestazione di Palermo, svoltasi in centro a pochi passi dal celeberrimo Teatro Politeama Garibaldi, e ho contato, se non erro, tre cellulari e due autovetture antisommossa della Polizia di Stato, presente con diversi uomini, i quali, constatando la compostezza della manifestazione, si sono limitati ad osservare. Se dunque, come afferma Lamorgese, queste manifestazioni non erano autorizzate perché la PS non ha provveduto a sgomberare la piazza o non è in qualche modo intervenuta ? Ha, insomma, sbagliato la PS a Palermo (come in altri luoghi d’Italia) o sbaglia la Lamorgese ? E se queste manifestazioni, suppostamente, non erano “autorizzate” come mai altre, magari più corpose sul piano della partecipazione popolare  – mi riferisco, tra gli ultimi eventi, al Gay Pride e alle feste di piazza per le varie vittorie fino alla finale della Nazionale agli Europei di calcio – erano consentite ? È, in altri termini, questione di assembramenti, secondo l’ormai invalso vocabolo della terminologia della Covid Epoque, o di contenuti, più o meno graditi, delle varie manifestazioni ?

Ma v’è di più: le manifestazioni temporanee non imprenditoriali in luogo aperto non necessitano affatto di alcuna autorizzazione: infatti, secondo le sentenze della Corte Costituzionale 1967 n. 142 e 1970 n. 56 è richiesta una mera comunicazione alla Questura del luogo. Che infatti, essendo informata, era rappresentata dalle forze dell’ordine di cui ho detto. È quindi singolare che al Ministro dell’Interno, che parla di “dati e riscontri oggettivi”, sfugga proprio questo “dato oggettivo” e, per così dire, di base della democrazia del Paese.

Perché, allora, anche il Ministro degli Interni si esprime nei termini menzionati ? Forse proprio perchè sa che le sue parole, anche le sue, non vengono percepite dalle persone come dette da un quisque de populo, ma che, per il fatto in sé che provengono da una delle massime autorità dello Stato, hanno un considerevole potere di convincimento.

Da ultimo, il 28 Luglio, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha detto che “la vaccinazione è un dovere morale e civico”, che denota  – lo dice ripetutamente –  “senso di responsabilità” (cf. qui).

Cos’è, però, esattamente, un dovere morale e civico ? Chi lo stabilisce  – e in base a quali parametri –  per tutti, a maggior ragione in uno Stato del quale, non di rado, viene evocata la c. d. laicità ? E, soprattutto, perché il Capo dello Stato, che dovrebbe parlare di diritti ed obblighi giuridici, se è il custode della Costituzione (cf. Carl Schmitt, 1931), invoca invece doveri morali e civici ?

Se si prescinde dalla nozione di “dovere morale”, il Prof. Mattarella dovrebbe sapere molto bene che, nella dogmatica giuridica, quella del dovere civico è una categoria, se non evanescente, almeno estremamente controversa. E, se è tale, è tutt’altro che vincolante.

Può dunque essere considerato privo di “senso di responsabilità” chi, ad oggi, non è giuridicamente tenuto a vaccinarsi; chi, quindi, è giuridicamente libero di optare per il c. d. vaccino o per il non vaccinarsi, peraltro avvalendosi, eventualmente, delle cure domiciliari praticate da tempo ed efficacemente dai Medici di Base (cf. qui)?

Queste appena passate in rassegna, come numerose altre che si potrebbero citare, sono le aporie dell’attuale Repubblica del Covid.

L’aporia, dal greco ἀπορία, “difficoltà, incertezza”, è nel linguaggio filosofico la “difficoltà di fronte alla quale viene a trovarsi il pensiero nella sua ricerca” (Vocabolario Treccani, qui).

Invero il pensiero di molti cittadini è, grazie a Dio, ancora attivo. L’intelligenza, la lettura profonda e critica (dal latino “intus” “legere”), di questo tempo drammatico si muove, bramosa di superare gli ostacoli, le aporie appunto, poiché essa corrisponde a un’esigenza essenziale, spirituale, della persona umana.

La stessa persona umana che è il centro della Costituzione della Repubblica.
Il pensiero di molti cittadini, dunque, analizza, cioè si pone e pone alle autorità delle domande; giustappone vari elementi; li legge in sistema, quasi tessere di un mosaico.

Mosaico che evidenzia, oggi, in Italia un ordine formale e un altro sostanziale; un contesto della legittimità giuridica e un altro per così dire culturale; un ambito delle regole scritte e un altro di tipo propagandistico.

Se si vogliono quindi introdurre delle norme giuridiche formalmente cogenti lo si faccia. Se si vuole, mediante il diritto, obbligare tutti alla vaccinazione lo si faccia. Dopo di che ognuno, “nelle forme e nei limiti della Costituzione” (art. 1, 2° co., cit.), valuterà se ciò sarà stato fatto correttamente o meno.

Se proporzionalmente, ossia adeguatamente o meno sotto il profilo del Diritto Costituzionale, rispetto alla vera letalità del Covid, che è alla base della c. d. emergenza.

Fino a quel momento l’ordine sostanziale, il contesto culturale, l’ambito di tipo propagandistico, come pare chiaro, fonderanno la Repubblica del Covid.

Ma ad oggi, in Italia, non siamo al principato, nel quale, secondo il grande giurista Ulpiano (II-III sec. d. C.), “quod principi placuit, legis habet vigorem” (Digesta, I, 4, 1 pr.).

Le parole che escono dalla bocca delle autorità costituite, anche quelle apicali, non sono infatti di per sé norme giuridiche, caratterizzate, tra l’altro, dalla coercibilità, ossia dalla possibilità di applicarle contro la volontà dei loro destinatari.

Perciò, per quanto “de facto” pressante possa essere la detta Repubblica del Covid, essa non può imporre a persone libere, giuridicamente e intellettualmente tali, alcunchè. Soprattutto non può essere presupposto per dividere l’Italia in responsabili (chi si vaccina) e irresponsabili (chi, come sottolineato, liberamente sceglie di non vaccinarsi); in buoni e cattivi.

Presti, quindi, attenzione chiunque operi, direttamente o indirettamente, questa divisione.

Perché si sa dove inizi tale sentiero, ma si sa pure  – come la Storia,”magistra vitae”, insegna –  dove possa condurre.

 

 

 

 

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