Card. Kevin Joseph Farrell e don Julian Carron
Card. Kevin Joseph Farrell e don Julian Carron

 

 

di Mattia Spanò

 

Fresco di stampa il libro di Marco Ascione, La profezia di CL: Comunione e Liberazione tra fede e potere. Da Formigoni alla rivoluzione Carrón e oltre. Marco Ascione, bolognese e autore di un libro intervista biografico su Romano Prodi, è caporedattore della pagina politica del Corriere della Sera.

Antonio Polito scrive un articolo sempre sul Corriere, chiedendosi il perché dell’oblio silenzioso che si è portato via gli anni di governo carroniano e Carròn stesso, indicato come successore da don Giussani. A questo articolo, dà una risposta tagliente Rodolfo Casadei.

C’è l’intervista dello stesso Ascione rilasciata a La Verità, in cui l’autore ammette di non aver compreso il perché dell’allontanamento di Carròn.

Il titolo è eloquente: da “Formigoni” – il vero babau dell’intellighentia meneghina – alla “rivoluzione di Carròn”. Mi pare si voglia sottolineare il carattere politico dell’analisi, più che quello ecclesiale e associativo del movimento. Formigoni è stato un importante leader politico e amministratore italiano, mai un leader di Cl: perché fissare la parabola fra Formigoni, un leader politico, e Carròn, un leader spirituale?

Data l’estrazione e il milieu culturale dell’autore e questo strano accostamento di Formigoni a Carròn, mi sembra chiaro che la chiave di lettura sia politica. Del tutto legittima, ma che offre un’ipotesi parziale, nel senso che mostra come la politica guarda alla Chiesa, non come la Chiesa guarda alla politica, né come la Chiesa “fa politica” al suo interno.

Proprio in questi giorni con l’elogio fatto dal papa della grandezza della storia russa che ha scatenato la rabbia delle istituzioni ucraine – anche quelle ecclesiali – la Chiesa ha dimostrato un volta di più di tendere per costituzione a qualcosa d’altro: il bene di tutti. Il che, in un mondo che punta le sue ultime fiches sulla sopraffazione dell’altro, è una tesi profondamente impolitica. In effetti gli ucraini, compreso il clero, si sono infuriati come vespe.

In altre parole, come dimostra la sua storia in questo senso problematica, la Chiesa non è mai stata a suo agio con la politica.

Tornando a Carròn, vale la pena ricordare alcune tappe significative della sua guida. Sempre in tema politico-sociale, s’intende.

Nel 2012, con un mea culpa consegnato a Repubblica, a molti sembrò che Carròn desse la testa di Formigoni in pasto ai suoi nemici, e in generale intendesse concludere la fase dell’ attivismo politico ed economico.

Nel 2016, Carròn scelse di “bucare” il Family Day: altra decisione divisiva, come si direbbe oggi, che non mancò di suscitare polemiche, ma soprattutto marcò la linea di sostanziale ritirata politica dalla scena.

In effetti, nel regno carroniano le posizioni pubbliche “contro” di un movimento storicamente vivace come Cl – a prescindere dal giudizio di merito di questa vivacità – si contano sulle dita di una mano, e forse nemmeno quelle.

Il momento conclusivo arriva il 10 giugno 2022, quando con una lettera in cui senza tanti giri di parole Carròn viene accusato di eresia e scisma, il prefetto Kevin Farrell congeda Carròn. Da qui prende le mosse il senso di vedovanza per un leader religioso tutto sommato sensibile agli spazi occupati dai laici. Così sensibile da liberarli.

Dopo questa sommaria sintesi, torniamo al libro di Ascione. Come mi ha chiesto un caro amico marchigiano in proposito: perché questa attenzione a questa vicenda in questo momento? La domanda è lecita.

Ne aggiungo altre personali. Perché di una vicenda prettamente ecclesiale si occupano due esponenti “politici” dell’intellighenzia borghese come Polito e Ascione?

Avrebbero potuto affidare l’argomento a Gian Guido Vecchi, vaticanista del Corriere più esperto di vicende ecclesiali.

Perché un giornale favorevole a papa Francesco e le sue “rivoluzioni”, deplora il fatto che quest’ultimo ha allontanato il “rivoluzionario” (antiformigoniano?) Carròn?

Un’ultima domanda: che cosa, del portato intellettuale e storico di Carròn, interessa tanto queste eminenti figure?

Nella mia modesta esperienza i libri, specie la saggistica di situazione, servono per mandare messaggi in codice a certe orecchie, più che a divulgare idee presso un numero significativo di lettori.

I libri sono un mezzo diplomatico elegante e abbastanza ambiguo da garantire spazi di manovra quando il bersaglio reagisce. Non sarei personalmente troppo stupito scoprendo che il libro di Ascione è un’operazione studiata in tal senso, il che peraltro non aggiunge né toglie nulla al valore intrinseco dell’opera.

Se fosse una mera operazione di marketing culturale, allora mi sembra che essa abbia tre scopi. Primo: ricordare al pubblico, ciellino e non, che Carròn esiste, ha un pensiero e bene o male ha inciso per 16 anni nella storia del movimento e nella Chiesa.

Secondo: che Carròn è tutt’ora l’unico erede indicato da don Giussani. Questo, a giudicare dall’asprezza della lettera di Farrell, sembra un punto molto caro allo stesso Carròn. Se questo elemento ha scarsa presa sulle nuove generazioni di Cl, un certo fascino lo esercita sui più vecchi, quelli che Giussani lo hanno conosciuto e frequentato.

Terzo: che il papa ha sbagliato a metterlo da parte, perché Carròn è un “rivoluzionario” quanto lo è papa Francesco. In effetti, un tratto in comune i due ce l’hanno: attribuiscono la massima importanza al “momento presente”, i suoi sussulti, le sue pene. Dal punto di vista della fede, la strategia produce frutti? Sembra di no.

Probabilmente il calcolo politico della borghesia compradora è a sua volta scorretto. Se è vero che la Chiesa capisce poco la politica, è altrettanto vero che la politica capisce poco la Chiesa.

La questione in ballo è molto più prosaica. Nonostante Carròn abbia usato verso Bergoglio espressioni di indicibile acquiescenza, arrivando a paragonare lo sguardo di papa Francesco a quello di Cristo stesso, ciò che si ricava da atti molto decisi e precisi del papa è l’intenzione di porre fine alla grande stagione dei movimenti, accentrando il potere nelle mani del clero.

Magari quella stagione tanto grande non è stata, o lo è stata meno di come ci piace ricordarla. Che sia dovuto a Carròn o a cambiamenti più grandi, è un dato di fatto che l’esperienza di Cl abbia subito una contrazione notevole negli ultimi lustri.

Di fatto però nella cancellazione di Carròn non c’è nulla di personale: c’è invece molto di clericale. Oltre tutto, si trancia la cinghia di trasmissione fra l’istituzione Chiesa e le istituzioni secolari, in particolare italiane ma non solo. Come è caduta Cl, cade l’Opus Dei: ponendo fine di fatto alle prelature personali, il papa avoca a sé stesso tutto il potere e l’autorità, anche politica.

Azzardo un’ipotesi su ciò che realmente turba il sonno alla borghesia laica della provincia imperiale italiana. Abbandonata a sé stesso quel che resta della società cattolica italiana, in quali sedi e con quali interlocutori il papa spenderà questo potere?

Francesco sembra poco sensibile, per non dire astioso, nei confronti delle realtà locali, ad eccezione di quelle che sul piano simbolico incarnano obiettivi che gli stanno a cuore, come quella amazzonica. Gli interlocutori naturali sono le grandi potenze come Russia e Stati Uniti, o i grandi centri di potere globalista come l’Onu e l’OMS. Non certo il gruppo di pressione che fa riferimento al Corriere, o alle mediazioni e i favori che può portargli don Julian Carròn.

Su quella che è la visione più profonda e autentica di questo papa e sulle strategie che mette in atto per realizzarla, mi sembra che permanga un senso di accecamento volontario mica male.

Eppure, il papa non perde occasione per affermare chiaramente che le sue battaglie sono quelle dell’Occidente liberal. Se viene promulgata la direttiva europea contro la diffusione di fake-news e discorsi di odio, ecco che Bergoglio tuona contro fake-news e discorsi d’odio, nonché quella che lui chiama “coprofilia”. Più chiaro di così.

 


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