Su questo blog, con l’unico scopo di favorire un sereno confronto, spesso rilanciamo articoli o spunti provenienti da altre fonti che riteniamo interessanti per i nostri lettori. Di seguito segnalo l’articolo scritto da Edward Pentin, pubblicato sul suo blog. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata.
L’Accademia Giovanni Paolo II per la Vita Umana e la Famiglia ha pubblicato una lettera aperta in cui critica aspramente la relazione del Gruppo di studio n. 9 del Sinodo sulle relazioni omosessuali, avvertendo che il “cambiamento di paradigma” proposto si allontana dall’insegnamento cattolico e dalla Rivelazione divina a favore dello “spirito del tempo”.
L’Accademia sostiene che il testo sia incompatibile con la concezione della Rivelazione della Chiesa, rischi di far rivivere errori modernisti già condannati e «tocchi l’integrità stessa della fede cattolica», in particolare sembrando normalizzare o benedire unioni basate su atti che il Catechismo definisce «intrinsecamente disordinati» e parlando in termini positivi dei bambini adottati e cresciuti da coppie omosessuali.
La lettera, indirizzata al cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo dei Vescovi, mette in dubbio che il rapporto rifletta veramente la fede dei cattolici praticanti comuni. Suggerisce invece che esso provenga da circoli ecclesiali da tempo intenzionati a rivedere l’insegnamento cattolico sulla sessualità e la vita familiare, e accusa il processo di utilizzare selettivamente le testimonianze in modo “ideologicamente predeterminato” piuttosto che attraverso un autentico discernimento ecclesiale.
Osservando che posizioni simili erano state precedentemente respinte dalla Congregazione per la Dottrina della Fede sotto Giovanni Paolo II e il cardinale Joseph Ratzinger, l’Accademia esprime «grave preoccupazione» per il fatto che il più ampio processo sinodale stia diventando un veicolo di ambiguità dottrinale o di capitolazione alle correnti ideologiche contemporanee, e chiede quindi che il rapporto del Gruppo di studio 9 venga urgentemente ritirato affinché la Chiesa possa offrire ai fedeli chiarezza, continuità e fiducia che il deposito della fede sarà preservato senza compromessi.
Edward Pentin
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Il testo completo:
Lettera aperta a Sua Eminenza il Cardinale Mario Grech
Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi
Città del Vaticano
«Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi annunciasse un Vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anatema.» — Galati 1,8
Eminenza,
A nome dell’Accademia Giovanni Paolo II per la Vita Umana e la Famiglia, Le scriviamo per esprimere la nostra profonda preoccupazione riguardo all’inclusione della relazione del Gruppo di studio n. 9 su questioni dottrinali, pastorali ed etiche controverse tra i documenti destinati alla Fase III dell’attuazione del Sinodo sulla sinodalità. Chiediamo rispettosamente ma con fermezza che questa relazione venga ritirata dall’esame.
La nostra preoccupazione non è meramente disciplinare o prudenziale; essa tocca l’integrità stessa della fede cattolica. Il “cambiamento di paradigma” metodologico proposto nella relazione sembra implicare una concezione della Rivelazione divina incompatibile con la dottrina cattolica. La Chiesa cattolica ha sempre insegnato che la Rivelazione pubblica è completa in Gesù Cristo e si è conclusa con la morte dell’ultimo Apostolo. Qualsiasi suggerimento secondo cui lo Spirito Santo possa ispirare risposte dottrinali o morali contrarie all’insegnamento perenne della Chiesa rischia di far rivivere errori storicamente associati al Modernismo teologico, ripetutamente respinti dal Magistero. L’autentico sviluppo della dottrina approfondisce la comprensione della verità rivelata; non ribalta verità già insegnate in modo definitivo.
Altrettanto preoccupante è l’implicazione che la dottrina morale cattolica debba essere adattata ai costumi culturali prevalenti. La missione della Chiesa non è mai stata quella di conformarsi allo spirito del tempo, ma di proclamare la verità in ogni occasione. La legge morale, fondata sulla Rivelazione divina e sulla legge naturale, non può essere alterata in base alle pressioni sociali o alle sensibilità contemporanee.
Siamo inoltre profondamente preoccupati dalle proposte che, in nome della cura pastorale, separano l’inclusione ecclesiale dalla responsabilità morale. La carità cristiana esige che ogni persona sia accolta con dignità e attenzione pastorale; tuttavia, un autentico accompagnamento pastorale non può ignorare le realtà morali identificate dalla Chiesa, specialmente nei casi che riguardano una condotta pubblica oggettivamente contraria all’insegnamento cattolico. La misericordia senza verità cessa di essere misericordia.
In particolare, la dottrina cattolica di lunga data ha costantemente insegnato che i rapporti sessuali al di fuori del vincolo matrimoniale tra un uomo e una donna sono gravemente disordinati. In particolare, il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che «Basandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta gli atti omosessuali come atti di grave depravazione, la tradizione ha sempre dichiarato che “gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati”» (§2357, cfr. Gen 19,1-29; Rom 1,24-27; 1 Cor 6,10; 1 Tim 1,10). Gli approcci pastorali che sembrano normalizzare o benedire relazioni contrarie a questo insegnamento rischiano di causare grave confusione tra i fedeli e di minare la testimonianza della Chiesa sia alla verità che alla carità.
Ancora più preoccupante è il fatto che la relazione finale del Gruppo di studio n. 9 osi trattare in modo positivo la questione dei bambini adottati e cresciuti in tali unioni, fondate su atti sessuali depravati. La dignità dei bambini e la salvaguardia della loro innocenza militano nel modo più forte possibile contro la minima concessione in questo senso.
Inoltre, la relazione dà scarse indicazioni di riflettere le convinzioni della maggioranza dei cattolici praticanti in tutto il mondo, che continuano ad aderire al perenne insegnamento morale della Chiesa. Piuttosto, emerge chiaramente dagli ambienti ecclesiali che, per decenni, hanno cercato una revisione sostanziale dell’insegnamento cattolico sulla sessualità e la vita familiare.
Questa convinzione è rafforzata dall’evidente selettività delle testimonianze incluse nel rapporto, in particolare nella misura in cui le due testimonianze principali provengono da amici intimi di padre James Martin, il cui approccio pastorale e teologico alle questioni dell’omosessualità contraddice apertamente l’insegnamento e la disciplina tradizionali della Chiesa. Tali scelte editoriali rafforzano la convinzione che il rapporto finale non sia il frutto di un ampio discernimento ecclesiale, ma di un processo ideologicamente predeterminato.
Notiamo inoltre che i temi e le proposte avanzate nel rapporto presentano una sorprendente somiglianza con posizioni precedentemente sottoposte al Magistero e da esso respinte, in particolare attraverso gli interventi della Congregazione per la Dottrina della Fede durante il pontificato di Giovanni Paolo II, sotto la prefettura del cardinale Joseph Ratzinger.
Infine, dobbiamo esprimere grave preoccupazione riguardo al più ampio processo sinodale stesso se “camminare insieme” finisce per significare un accomodamento all’ambiguità dottrinale o una capitolazione alle correnti ideologiche dell’epoca attuale. La sinodalità può dare frutti solo se rimane saldamente ancorata alla fedeltà alla Sacra Scrittura, alla Sacra Tradizione e al Magistero perenne della Chiesa.
Per questi motivi, chiediamo rispettosamente ma con urgenza il ritiro della relazione del Gruppo di studio n. 9 dal corpus documentale della Fase III. I fedeli meritano chiarezza, continuità e la certezza che il deposito della fede affidato alla Chiesa sarà preservato senza compromessi.
Cordiali saluti,
Dr. Thomas Ward
Presidente
Christine de Vollmer, Ed. D.
Vicepresidente
Steven Mosher
Tesoriere
Accademia Giovanni Paolo II per la Vita Umana e la Famiglia
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