“Abbiamo visto, quest’anno (con il covid, ndr), dove ci porta la negazione [della morte]: Una società che non riesce ad affrontare la morte è scossa nel suo nucleo quando la morte diventa innegabile. Se scegli di ignorare la questionie della morte mentre hai la possibilità di scegliere, ti colpirà molto più duramente quando quella scelta ti verrà tolta. Gli anni di negazione possono lasciare la tua anima, e tutto il resto, tristemente impreparati quando arriva il momento decisivo. Non preoccuparti, però: riceverai un Emmy award per i tuoi problemi.”

Un articolo di Declan Leary, pubblicato su Crisis Magazine, nella mia traduzione. 

 

Anziano

 

È sia un dettaglio sottovalutato sia una morbosa ironia che, mentre celebra l’inaugurazione presidenziale di un uomo (Biden, ndr) che si avvicina al suo nono decennio sulla terra, la sinistra americana mostra più disprezzo che mai per gli anziani e la vecchiaia. Prendete, per esempio, Ezekiel Emanuel, un oncologo e fratello del capo dello staff della Casa Bianca di Obama, che Biden ha nominato in un comitato consultivo del COVID-19. Il buon dottore detesta così tanto gli anni del crepuscolo che ha pubblicato su The Atlantic – casa affidabile di sociopatici sempre così letterari – un saggio odioso e deprimente intitolato “Perché spero di morire a 75 anni”.

Lì, Emanuel insiste sul fatto che una volta superata la fase della produttività effettiva – quando la mente rallenta e le facoltà fisiche si affievoliscono, quando non si può dare molto alla società e si deve invece contare su di essa – la vita non vale la pena di essere vissuta. È un argomento raccapricciante, che presuppone implicitamente che la vita non abbia un valore innato al di là di ciò che siamo in grado di produrre. Ma il suo spirito è sorprendentemente comune, anche se raramente riceve un’espressione così candida; che siamo meri ingranaggi in una macchina è un presupposto fondamentale di un certo numero di ideologie che dominano oggi, e che gli anziani e gli infermi sono ingranaggi logori (e quindi di nessun valore) è una conclusione logica dalla premessa.

Se avevamo bisogno di un’illustrazione drammatica del disprezzo della nostra società per gli anziani, Andrew Cuomo (il Governatore dello stato di New York, ndr) ce l’ha data. Nel marzo 2020, all’inizio della crisi del COVID-19, il governatore di New York – che, come Biden, è cattolico – aveva ordinato che le case di cura avrebbero dovuto accogliere i residenti che avevano contratto il virus, purché fossero “medicalmente stabili”. A maggio, riconoscendo il disastro che aveva causato, Cuomo ha annullato l’ordinanza, ma non prima che 4.500 anziani COVID-19-positivi fossero stato collocati in case di cura di New York, secondo l’Associated Press. Come ormai sappiamo bene, gli anziani sono molto più vulnerabili al virus rispetto alle persone giovani e altrimenti sane.

La decisione di inviare i pazienti COVID-19 nelle case di cura – liberando così le risorse della sanità pubblica da concentrarsi sui pazienti più giovani – ha portato a circa 15.000 morti. Preoccupato che l’allora presidente Trump avrebbe criticato la sua negligenza, Cuomo ha poi mentito costantemente sul numero di morti nelle case di cura, sottostimando il totale fino alla metà. Dalla scorsa settimana, lo scandalo è oggetto di un’indagine federale, anche se non ha impedito al governatore di accettare un Emmy award “in riconoscimento della sua leadership durante la pandemia COVID-19 e il suo uso magistrale della TV per informare e calmare le persone in tutto il mondo”.

Questi scandali vengono naturalmente alla mente quando si legge il memorandum della Pontificia Accademia per la Vita sugli anziani dopo la pandemia, “La vecchiai: Il nostro futuro”. Ma il problema ivi affrontato dal Vaticano va ben oltre gli egregi abusi del governatore Cuomo o le patologie misantropiche del dottor Emanuel. Molto più del disprezzo attivo o della negligenza colpevole, una generale apatia è la peggiore offesa della nostra società contro i suoi membri anziani.

Come nota il memorandum, anche in Europa (dove difficilmente possiamo dare la colpa ad Andrew Cuomo), ben la metà delle morti per COVID-19 sono avvenute in case di cura. Sicuramente una parte di questa sproporzione può essere spiegata dalla maggiore vulnerabilità degli anziani, ma certamente non tutta. La spiegazione completa è abbastanza ovvia: anche senza leader orribili al vertice, la nostra pratica predefinita di rinchiudere gli anziani in case di riposo statali o aziendali è un sistema fondamentalmente cattivo. 

Questo non vuol dire che tali case non forniscano un servizio necessario; al contrario, molti anziani hanno bisogno di speciali cure mediche e personali che ricevono nelle case di cura. Ma gli ovvi inconvenienti ci impongono di ripensare il modo in cui forniamo queste cure – e, come chiede la nota del Vaticano, di considerare un’alternativa che permetta che la totalità della vita, dalla nascita alla morte, abbia luogo dove deve avvenire, all’interno della famiglia e della casa.

Nelle spersonalizzate e paradossalmente isolanti case famiglia che sono attualmente così comuni, i legami familiari e gli obblighi che assicurano un’adeguata cura (per non parlare di una vita continuamente felice) per gli anziani sono spogliati. Questo è anche lo scenario migliore, senza nemmeno considerare gli standard e le cure sotto la media di molte di queste strutture. Ma anche in assenza di questi abusi più ovvi, la stragrande maggioranza degli anziani della nostra società è costretta a sopportare il lungo processo della morte praticamente da sola.

Ma non sono solo loro a soffrire di questa disposizione. Anche noi siamo privati di molto quando mettiamo distanza tra noi e coloro che sono più vecchi e più saggi. È una grande benedizione che nel nostro mondo moderno tre e quattro generazioni di una famiglia spesso coesistano allo stesso tempo. Sperperiamo questa benedizione quando non riusciamo a collegare queste generazioni, a collegare il nostro passato al nostro presente e al nostro futuro. Si tratta di una frattura della famiglia, dell’elemento costitutivo più fondamentale della società; tali fratture sono uno dei mali principali contro cui i buoni politici cattolici dovrebbero combattere.

Naturalmente, sappiamo già tutto questo. Anche il governatore cattolico di New York dovrebbe certamente saperlo. Certo, la vita cristiana è incentrata sulla famiglia, ma la Pontificia Accademia ci ricorda anche che la visione biblica del mondo comporta una profonda venerazione per la vecchiaia. “Onora tuo padre e tua madre” è un comandamento divino; così come non cessa di essere tale quando un figlio compie 18 anni, non viene cancellato quando il genitore compie 65 anni. 

Allo stesso modo, la nostra tradizione biblica è piena di santi uomini e donne longevi che, sebbene amassero Dio e fossero desiderosi di unirsi a Lui, difficilmente possono aver desiderato la morte a 75 anni. Essi sono un dono per noi, proprio come una lunga vita è un dono per loro (Ezechiele Emanuel dovrebbe prendere nota), e il nostro comportamento dovrebbe rendere chiaro il nostro rispetto per questi doni dati da Dio. Si può solo immaginare quale danno sconsiderato Andrew Cuomo potrebbe aver fatto al corpo invecchiato di Matusalemme. (I dati mostrano che il COVID-19 è eccezionalmente pericoloso per i 969enni).

I cattolici, prendendo spunto da Giovanni Paolo II, lamentano spesso quella che chiamiamo la “cultura della morte”. In un modo ovvio, è un descrittore vero e necessario per la società che sacrifica un milione di bambini all’anno attraverso mezzi altamente regolamentati e altamente corporativi che sono sia interamente legali sia vigorosamente lodati in ogni sbocco di influenza culturale disponibile alle nostre élite. 

Ma in un altro senso, più tranquillo, niente potrebbe essere più lontano dalla verità. Ciò che abbiamo in realtà è una cultura che è assolutamente terrorizzata dalla morte, tanto che non solo ne sana e oscura gli aspetti più brutali con un linguaggio che sfida la realtà, ma addirittura spinge i suoi anziani fuori dallo sguardo, bandendo dalla vita della società coloro che sarebbero sia forti legami con il passato che costanti promemoria del nostro inevitabile futuro.

Abbiamo visto, quest’anno, dove ci porta questa negazione: Una società che non riesce ad affrontare la morte è scossa nel suo nucleo quando la morte diventa innegabile. Se scegli di ignorare la questionie della morte mentre hai la possibilità di scegliere, ti colpirà molto più duramente quando quella scelta ti verrà tolta. Gli anni di negazione possono lasciare la tua anima, e tutto il resto, tristemente impreparati quando arriva il momento decisivo. Non preoccuparti, però: riceverai un Emmy award per i tuoi problemi.

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