Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto dal prof. Leonardo Lugaresi e pubblicato sul suo blog. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste.

 

Arcivescovo Victor Manuel Fernandez
Arcivescovo Victor Manuel Fernandez

 

Ho letto anch’io il “libretto scandaloso” di cui tanto si parla in questi giorni, La Pasión mística. Espiritualidad y sensualidad, pubblicato nel 1998 da Victor Manuel Fernández. Benché sappia che l’autore ha dichiarato di non aver piacere che lo si divulghi ed io non senta un particolare interesse per il suo contenuto, ho pensato che ne valesse la pena, intanto perchè l’impresa non è gravosa (si tratta di un opuscolo di appena 95 pagine scritte a caratteri grandi, che diventano un’ottantina una volta tolte le illustrazioni e le pagine bianche tra un capitolo e l’altro) e poi perché è sempre opportuno avere una conoscenza diretta e integrale dei testi di cui si discute. E di questo libretto è necessario che si discuta, per via del ruolo attualmente ricoperto dal cardinale Fernández, che è prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede.

La presentazione, a p. 3, rivela da subito l’ambiguità fondamentale su cui l’opera è concepita e svolta: da una parte essa intende essere attraente, anzi diciamo pure seduttiva per un vasto pubblico di potenziali lettori e lettrici affamati di passioni amorose e vogliosi di forti sensazioni: «Esta obra es una invitación a un mundo de amor apasionado que se esconde en lo más profundo de nuestro ser. Aquí se nos invita a caminar con los hombres y mujeres más pasionales de la historia por los sublimes senderos de la unión mística, hasta llegar a un punto en el que nos parece rozar lo imposible. Atrevámonos a vivir esta aventura (Quest’opera è un invito a un mondo di amore appassionato che si nasconde nelle profondità del nostro essere. Qui siamo invitati a camminare con gli uomini e le donne più passionali della storia lungo i sublimi sentieri dell’unione mistica, fino a raggiungere un punto in cui ci sembra di rasentare l’impossibile. Abbiamo il coraggio di vivere questa avventura!)». Dall’altra però rivendica un’autorevolezza teologica e un’allure spirituale di livello, esibendo le credenziali di colui che l’ha scritta, che «es sacerdote, doctor en Teología, ha hecho estudios de Sagrada Escritura y de Sicología Religiosa en Roma, es perito de la Comisión de Fe y Cultura del espiscopado argentino y es autor de varios libros y artículos de autoayuda y espiritualidad». Questo misto di sacro e profano, segnalato del resto sin dal sottotitolo del libretto (Espiritualidad y sensualidad), dovrebbe, nelle intenzioni dell’autore, costituire la vera forza e il vantaggio pastorale dell’impresa: se mi si passa il paragone, è come se, entrati in un cinema per vedere un film a luci rosse, degli spettatori alieni da frequentazioni ecclesiastiche si trovassero di fronte un predicatore che sa infiammarli con la mistica ben di più e meglio di quanto non potrebbero fare le esibizioni, infine monotone e ripetitive, del repertorio di esercizi di quella che Cioran chiamava spietatamente «una ginnastica coronata da un grugnito».

Gli si può fare credito di una buona intenzione, però le pulsioni sessuali e le aspirazioni mistiche sono entrambe cose molto serie, e la Chiesa, che nella sua grande sapienza tradizionale ne è sempre stata perfettamente consapevole, le ha sempre trattate con rispettosa cautela, senza mai scherzarci sopra e senza mai cadere in quello che è invece il duplice peccato – ma io direi anche la demenza capitale – dell’ideologia oggi dominante nel mondo, cioè quella di banalizzare il sesso e togliere la sicura alla mistica. Pulsioni sessuali e aspirazioni mistiche sono infatti ugualmente dotate di una forza tremenda, assai difficile da contenere e governare, e così ambivalente da poter produrre sia frutti meravigliosi di bene e di amore che irrimediabili dolori e orrende sciagure umane. La differenza è che le pulsioni sessuali riguardano tutti gli esseri umani, le aspirazioni mistiche per fortuna no; ma la loro sovrapposizione e commistione, in quella minoranza di soggetti che le sperimentano entrambe, se non si sta attenti può essere devastante. (Di questi tempi, purtroppo, ne abbiamo avuto anche troppi esempi, con i ripugnanti scandali sessuali che nella Chiesa hanno coinvolto tante “personalità carismatiche”: si pensi da ultimo all’orribile “caso Rupnik”).

Già il sesso da solo, anche senza mistica, non è cosa da lasciare, come si dice a Napoli, ‘mmane e’ criature, nonostante la natura apparentemente proprio questo faccia. In venti secoli di storia la Chiesa ha fatto del suo meglio, pur con tanti errori, limiti e storture, per dare forma e consistenza umana ad una materia incandescente e magmatica che le sfuggiva da tutte le parti. Le si deve, a mio parere, molta stima e gratitudine per quello sforzo educativo secolare, perché si è trovata tra l’incudine e il martello. Sul sesso, infatti, Dio ha parlato chiaro, ma il problema è che ha parlato alto,(troppo alto, si lamentano da sempre gli uomini), comunicandoci una visione così divina della relazione sessuale che noi poveretti, noi ilici ce ne ritraiamo intimiditi e infastiditi. (Ilici è una parola greca e vuol dire “materiali”: così gli antichi gnostici chiamavano la grande maggioranza del genere umano: feccia irredimibile, ai loro occhi. Di contro c’erano gli pneumatici cioè gli spirituali, che erano loro naturalmente, ed erano pieni di aspirazioni mistiche. E in mezzo gli psichici, cioè quelli che non si era ancora capito di che pasta erano fatti. Bella roba, eh? Eppure quello sembrava a loro – e a certuni sotto sotto sembra anche adesso – il vero cristianesimo). Noi gente carnale, di bassa lega, sì forse intuiamo confusamente quale meravigliosa forma di partecipazione alla divina opera della creazione, che misterioso simbolo dell’unione tra l’uomo e Dio sarebbe la sessualità come la vuole Dio… ma via, non è roba per noi e ci tuffiamo nel fango come maiali. Noi vogliamo «l’infinito alla portata dei cani», come dice Céline.

Eppure per secoli, pazientemente, la Chiesa non ha cessato di educarci. Lì in mezzo, tra un Dio così divino e un’umanità così umana, ha fatto quel che ha potuto. Intanto ha insegnato i comandamenti, e se si è fermata troppo sul sesto, non si può dire che le mancassero i motivi. Quel che doveva dire agli uomini, in nome del Signore, l’ha detto e ha cercato di spiegarsi in modo tale che tutti potessero capirla, anche i più rozzi e triviali. Per questo non ha fatto troppi giri di parole ed ha evitato quelle espressioni vaghe e suggestive che oggi invece piacciono tanto a teologi e pastori. Ha anche dettato un sacco di regole, messo in atto mille marchingegni per cercare far andare tutte le pecore per la strada giusta. Nel fare ciò ha commesso errori, è stata rigida, arcigna e tutte le altre cose che si dicono oggi? Può darsi, ma ripeto: ha fatto del suo meglio per contenere il magma, perché sapeva che questa è roba con cui non si scherza. Poi, una volta spiegati i principi, dettate le regole, messi i sostegni e gli ostacoli del caso, lasciava agli uomini e alle donne la responsabilità di vivere la loro vita. Sapeva bene che i più non le avrebbero dato retta, ma i preti erano sempre lì, disponibili ad ascoltare la confessione dei peccati e a dare l’assoluzione, sapendo benissimo come intendere il “fermo proposito di non peccare più” richiesto al peccatore: come un “fermo proposito umano” (un ossimoro, praticamente). La misericordia pastorale non è stata inventata nel 2013. Però una cosa la Chiesa non l’ha mai fatta: chiamare bene il male e male il bene.

Con la mistica e con i mistici, destinatari veri o presunti di speciali grazie divine, la Chiesa, nella sua saggezza, è stata ancor più guardinga e severa. Anche qui avrà certamente sbagliato più di una volta: nella preoccupazione di stanare e bloccare la falsa mistica e i falsi mistici ha spesso tormentato anche quelli veri, detentori di doni autentici della grazia; è stata lenta, restia e ottusa nel riconoscerne i carismi, sospettosa e talvolta meschina … tutto quello che si vuole, ma il pericolo era grande e la cautela più che comprensibile. In particolare, quando nella fenomenologia dell’esperienza mistica emergeva una connotazione sessuale, scattava l’allarme rosso. Si sapeva che quello era un terreno minato, su cui occorreva muoversi con la massima prudenza. Poi, negli ultimi decenni, è venuto di moda irridere a tutta questa eredità e sbarazzarsene con rancorosa voluttà.

L’annotazione elementare che mi sentirei di fare all’aereo libretto di Fernández è che in esso di tutto quel secolare retroterra di prudenza pastorale non c’è il benché minimo sentore, la benché minima traccia. Come un fanciullo in un negozio di giocattoli o davanti al banco di una pasticceria, l’autore vede, e ci invita a vedere nella mistica e nel sesso solo un paradiso di delizie che sono lì ad attendere che noi ce ne ingozziamo, senza conflitti e senza pericoli. Dio ci ama tanto che vuole riempire la nostra vita di piacere, e questo piacere è corporeo tanto quanto è spirituale e la storia della mistica cristiana è lì a dimostrarlo, dunque godiamone!

Per questo i primi cinque capitoli (pp. 7-56), che consistono quasi esclusivamente in un florilegio di citazioni bibliche, patristiche e poi della letteratura spirituale medievale e moderna, solo superficialmente e speciosamente danno l’impressione di riprendere il patrimonio della tradizione cristiana, ma in realtà risultano ignari della sua lezione. Per limitarsi a una sola osservazione, che però mi sembra discriminante: come si fa anche solo ad abbozzare una teologia del corpo a colpi di citazioni scritturistiche senza mai citare la seconda lettura della messa di oggi, cioè quel formidabile passo di 1 Cor 6, 13-20 in cui Paolo insegna che il corpo è per il Signore e il Signore è per il corpo? E come si fa a celebrare la mistica cristiana come una sorta di festa della dolcezza dell’amore divino che intride anche le fibre della carne, senza vedere che essa è, perlomeno in eguale misura se non assai più spesso, anche esperienza dell’aridità, del silenzio, della notte oscura, cioè della mortificazione dei sensi, anche dei sensi spirituali!, che, per godere delle consolazioni di Cristo, devono anche salire con lui sulla croce? Questo cambia tutto. Poi non c’è da stupirsi se l’autore nei successivi capitoli (6-9, pp. 59-92), quando smette di appoggiarsi alle citazioni dei mistici e cerca di proseguire con le sue gambe, smarrisce subito la retta via, inciampando in quelle maldestre e spericolate elucubrazioni sugli orgasmi (Orgasmo masculino y femenino, pp. 65-71; El camino hacia el orgasmo, pp. 75-81; Dios en el orgasmo de la pareja, pp. 85-92), che finiscono per il risultare il vero fulcro del libretto ed hanno perciò calamitato l’attenzione critica di coloro che ne hanno parlato in questi giorni.

Il cardinale Fernández avrebbe forse ragione a dire che non ha molto senso occuparsi di un libro pubblicato venticinque anni fa e, a quanto pare, da lui stesso ritirato dopo poco tempo, se non fosse che la stessa carenza di radicamento nel tronco vivo della Tradizione della Chiesa è ciò che rende così problematico un testo assai più recente dello stesso autore: mi riferisco a quella dichiarazione Fiducia supplicans in cui la volontà di “inventare qualcosa di nuovo” è addirittura esplicitamente rivendicata con malcelato orgoglio, e in cui praticamente l’unico autore citato è papa Francesco (20 volte su 25, e le altre, tranne una di Benedetto XVI, sono dal Rituale Romanum).

Leonardo Lugaresi

 

Leonardo Lugaresi ha conseguito il Dottorato di ricerca in “Studi Religiosi: Scienze sociali e studi storici delle religioni” presso l’Università di Bologna e presso l’École Pratique des Hautes Études – Section des Sciences Religieuses. Fa parte del “Gruppo Italiano di Ricerca su Origene e la Tradizione Alessandrina” e della “Association Internationale d’Études Patristiques”. Già docente a contratto di Letteratura cristiana antica presso la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell’Università di Bologna, sede di Ravenna; nell’a.a. 2007-2008 è stato docente a contratto di Storia del Cristianesimo presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Chieti. 

 


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