camminare verso l'orizzonte

 

 

di Alberto Strumia

 

Anche per oggi un testo dallo stile fiabesco simbolico di Michael Ende (l’ultimo della serie), che leggiamo in chiave cristiana. Difficile non identificare la “Parola scomparsa” con il Verbo, Cristo per mezzo del quale «tutto è stato fatto» (Gv 1,3). Nel mondo non lo non si conosce più («il mondo non lo riconobbe», Gv 1,10). Senza di Essa l’umanità viandante nella storia (“lo spettacolo ininterrotto”) è divenuta incapace di “unità” in tutto – unità nella persona, tra le persone, tra le nazioni, nel pensiero e nell’arte – finendo nella disgregazione e nella dissoluzione dell’io e della società. Questa Parola viene ricercata da un “resto” di popolo in cammino che ancora, più o meno lucidamente sa di essere guidato da Essa e, in fondo di custodirne quasi inconsapevolmente ancora la presenza. L’altra parte dell’umanità (“la bella signora in carrozza”) rimane per un momento attratta da questa “gente strana” (i cristiani che non hanno smarrito la fede in Cristo, pur potendo essere confusi, e non si sono persi nell’apostasia dei nostri ultimi anni), ma si ritrae, poi, nell’apparentemente più comoda “carrozza” del mondo di tutti, guidata da un cocchiere che la riporta lontano, sotto il regime di un potere che elude il vero Dio e la vera Salvezza e si illude di ricostruire l’unità imponendola forzatamente in un “mondo globale” governato dal potere di pochi, anzi da un potere demoniaco. Ma la “domanda” rimane e così l’attesa dell’unica vera “risposta”.

 

Ecco il testo

«La signora scostò la tendina nera del finestrino della carrozza e chiese:

– “Non puoi andare più veloce? Lo sai che ci tengo ad arrivare in tempo alla festa!”.

Da cassetta il cocchiere con una gamba sola si sporse verso di lei e rispose:

– “Siamo incappati in un convoglio, Madame. Non so neppure io come. Mi ero forse un po’ appisolato, quando a un tratto è apparsa tutta questa gente a chiuderci la strada”.

La signora si affacciò al finestrino. Effettivamente la strada maestra era occupata da un lungo corteo. C’erano vecchi e bambini, uomini e donne, tutti con fantastici, variopinti costumi da giocoliere, stranissimi cappelli in testa e grossi pacchi sulle spalle. Alcuni cavalcavano muli, altri grossi cani o struzzi. In mezzo a loro passavano con gran fracasso anche barocci stracarichi di ceste e valigie oppure carri coperti in cui sedevano intere famiglie.

– “Chi siete?”, domandò la signora a un giovane in costume da Arlecchino che camminava di lato alla carrozza. Teneva in spalla un bastone, l’altra estremità del quale era portata da una ragazza dagli occhi a mandorla in un costume cinese. Ogni sorta di suppellettili erano appese al bastone e una scimmietta infreddolita vi stava seduta sopra. “Siete gente del circo?”.

– “Noi non sappiamo chi siamo”, rispose il giovane. “Ma non siamo un circo”.

– “Da dove venite?”, volle sapere la signora.

– “Dalle montagne del cielo”, rispose il giovane. “Ma ne è passato del tempo”.

– “E che facevate là?”.

– “Io non ero ancora al mondo. Sono nato per strada”.

Un vecchio con un grosso liuto – o una tiorba? – s’intromise nel discorso.

– “Rappresentavamo lo Spettacolo Ininterrotto, bella signora. Il ragazzo non può saperlo. Era uno spettacolo per il sole, la luna e le stelle. Ognuno di noi stava sulla cima di una montagna e ci gridavamo le parole. Lo spettacolo non aveva mai sosta perché manteneva unito il mondo. Ma ora anche fra noi i più l’hanno dimenticato. È passato troppo tempo”.

– “Perché avete smesso di rappresentarlo?”.

– “È accaduta una grave disgrazia, bella signora. Un giorno ci accorgemmo che mancava una parola. Nessuno ce l’aveva rubata e neppure l’avevamo dimenticata. Semplicemente non c’era più. Ma senza quella parola non potevamo continuare a fare lo spettacolo perché niente più aveva senso. Era la parola che tiene unite tutte le cose fra loro. Comprende, bella signora? Da allora siamo in cammino per ritrovarla”.

– “Che tiene unite tutte le cose fra loro?”, chiese la signora stupita.

– “Sì”, fece il vecchio, assentendo con aria grave. “Anche lei avrà certamente notato che il mondo consiste ormai di frammenti che non hanno più niente a che fare l’uno con l’altro. È così da quando abbiamo perduto quella parola. E la cosa peggiore è che i frammenti si disgregano sempre più, e sempre meno resta di ciò che è ancora unito. Se non riusciremo a trovare la parola che di nuovo unisca tutte le cose fra loro, un giorno il mondo si polverizzerà completamente. Per questo ci siamo messi in cammino alla sua ricerca”.

– “Credete davvero di riuscire a trovarla, un giorno?”. Il vecchio non rispose, ma affrettò il passo e superò la carrozza.

La ragazza dagli occhi a mandorla, che camminava ora di fianco al finestrino della signora, spiegò timida:

– “Col nostro lungo cammino scriviamo la parola sulla superficie della terra. Per questo non ci fermiamo mai”.

– “Ah!, esclamò la donna. Allora sapete sempre dove andare?”.

– “No, ci lasciamo guidare”.

– “Da chi o da che cosa?”.

– “Dalla parola”, rispose la ragazza, sorridendo come se volesse chiedere scusa.

Per lungo tempo la signora guardò di sottecchi la fanciulla, poi domandò piano:

– “Posso venire con voi?”.

La ragazza non rispose, sorrise e superò lentamente la carrozza, seguendo il giovane che la precedeva.

– “Alt!”, gridò la signora al cocchiere. Questi fermò i cavalli, si volse e chiese:

– “Davvero vuole andare con quelli, Madame?”.

La signora sedeva muta e dritta fra i cuscini, gli occhi fissi davanti a sé. A poco a poco il resto della carovana finì di sfilare accanto alla carrozza ferma. Quando anche l’ultimo ritardatario fu passato, la signora scese e seguì con gli occhi il corteo finché esso disparve in lontananza. Prese a piovere un po’.

– “Torniamo indietro!”, gridò al cocchiere mentre rimontava in carrozza, “torniamo indietro. Ho cambiato idea”.

– “Grazie al cielo!”, esclamò l’uomo con una gamba sola. “Cominciavo a pensare che lei volesse andare davvero con quelli”.

– “No”, rispose la signora distrattamente. “Non potrei essere loro di alcun aiuto. Ma tu e io possiamo testimoniare che essi ci sono e che li abbiamo visti”.

Il cocchiere girò i cavalli.

– “Posso farle una domanda, Madame?”.

– “Che cosa vuoi?”.

– “Lei crede, Madame, che prima o poi riusciranno a trovare quella parola?”.

– “Se la trovano”, rispose la signora, “allora il mondo dovrà cambiare da un momento all’altro. Non credi? Chissà, forse un giorno saremo testimoni anche di questo. E ora va’!”.

(M. Ende, Lo specchio nello specchio, TEA, Milano 1989)

 

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Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. 

fonte: albertostrumia.it

 

 

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