Domenica XXVII del Tempo Ordinario (Anno A)

 

(Is 5,1-7; Sal 79; Fil 4,6-9; Mt 21,33-43)

 

di Alberto Strumia

 

Fa una certa impressione la coincidenza delle date che combina in quest’anno 2020:

– la ricorrenza della festa di san Francesco d’Assisi del 4 ottobre

– con la XXVII domenica del Tempo ordinario, che in questo anno A del ciclo liturgico festivo, prevede, nel brano del Vangelo, la “parabola dei vignaioli omicidi” (un tempo chiamati, con un linguaggio che oggi suona un po’ antiquato, i “perfidi vignaioli”).

Sembra essere un invito esplicito a chiedere l’intercessione del Patrono d’Italia, san Francesco d’Assisi, perché sia fermato lo scempio che accade nella Vigna del Signore, che è la Chiesa di Cristo; per di più attuato, non di rado, proprio abusando del suo nome e falsando la sua figura storica, da parte degli odierni “vignaioli” alla cura dei quali essa è di fatto affidata.

Dopo avere bastonato, ucciso e lapidato i servi fedeli al Padrone (e sappiamo bene come oggi vengono soppresse o comunque perseguitate intere famiglie religiose per la loro fedeltà alla dottrina di Cristo!) che andavano per raccogliere i frutti della vendemmia («uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono») avevano deciso di uccidere anche il Figlio del Padrone, Gesù stesso. Lo scopo era quello di prendere il Suo posto, comportandosi come se fossero i suoi “successori”: «Dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”». Ogni accostamento di questa scena terrificante alla situazione attuale («la vigna del Signore degli eserciti è la casa d’Israele», anticipazione profetica di ciò che oggi è la Chiesa) rischia di lasciare per lo meno disorientati, al punto che c’è anche chi preferisce fingere di non vedere la realtà dei fatti e continuare a comportarsi come nulla stesse accadendo.

– In più, qui a Bologna, il 4 ottobre è la festa di san Petronio, patrono della città.

– E se non bastasse quest’anno, sempre qui, si celebra la beatificazione del servo di Dio padre Marella (1802-1903), noto per fama, in città, come un santo della carità.

Anche loro sono coinvolti nell’intercedere per fermare i vignaioli devastatori e uccisori di Cristo nella fede di tanti fedeli.

Quali frutti, infatti, stanno raccogliendo i “vignaioli di oggi”, se non quelli descritti dal profeta Isaia nella prima lettura: «Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha prodotto acini acerbi?». Non accade così, forse, in questi nostri giorni? La gente non torna quasi più a Messa in chiesa, dopo il lockdown, sia perché si è abituata alle cosiddette “messe in streaming” (più comode perché non richiedono neppure la fatica di uscire di casa), sia perché se anche andasse in chiesa, sentirebbe “predicare” la stessa cantilena che sente nelle peggiori trasmissioni televisive e nei telegiornali. Il “pensiero unico” è arrivato già anche in chiesa. Tutto era già stato profetizzato a proposito della Vigna, che diverrà «un deserto, non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi e pruni» (prima lettura).

Nessuno sa o crede più che con la presenza “fisica” e non “virtuale” alla celebrazione della Messa si prende parte, “dal vivo”, venendo resi “contemporanei” al Sacrificio di Cristo sulla Croce (i liturgisti usano, in questo senso, la parola tecnica “memoriale”); e che ricevendo “fisicamente” e non solo spiritualmente (come quando si è oggettivamente impediti e non si può fare altro), la Comunione, si riceve Cristo stesso in Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Chi spiega più queste cose, facendo capire che non si tratta di un modo di dire, ma di una “realtà”, che è parte essenziale del patrimonio della Chiesa di Cristo? Non certo i “vignaioli” di oggi, per i quali quello che conta sembra essere solo l’avere dei presunti “buoni sentimenti” con i quali essere accondiscendenti verso le più tristi depravazioni che distruggono la dignità fisica, mentale, spirituale delle persone, stando ben lontani dalla sola idea di aiutare chi ne è vittima a correggersi. Addirittura si chiede scusa per non essersi ancora del tutto adeguati al mondo!

Sembra di vedere una prosecuzione nel tempo del “rimpianto” di Giuda che avrebbe voluto che Gesù fosse stato un “messia politico”, a capo di un’organizzazione sociale che usa i poveri come una facciata di copertura dei suoi intrighi. Ma dietro le quinte svelava tutta la sua falsità con comportamenti incompatibili con ciò che appariva. Sappiamo come è finita e possiamo dedurre che, allo stesso modo, una “chiesa” che agisce così non possa che finire per autodistruggersi.

Se si ha ancora la fede e non si è disposti ad allinearsi a questa falsificazione satanica della Verità, viene voglia di gridare con le parole del salmo responsoriale: «Dio degli eserciti, ritorna! Guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna, proteggi quello che la tua destra ha piantato».

Ma il Signore è talmente onnipotente da servirsi perfino della Sua Crocifissione, dell’assassinio che vediamo ripetersi oggi, per “riparare” il danno prodotto dagli uomini che hanno rotto la “giustizia originale” tra loro e Dio Creatore e di conseguenza tra loro stessi e in se stessi. Proprio, Lui «la pietra che i costruttori hanno scartato» per rivolgersi al “pensiero unico” del mondo, per illudersi di avere parte al potere dei padroni del mondo («Il diavolo […] gli disse: “Se dunque tu ti prostri ad adorarmi, sarà tutto tuo»”, Lc 4,5.7), «è diventata la pietra d’angolo». Senza questa “pietra angolare”, messa a fondamento, ogni umana costruzione finisce per non reggere all’usura del tempo (come i nostri ponti, le nostre gallerie autostradali, la nostra società divenuta invivibile, la tanto conclamata “nuova chiesa”, ridotta ad un’agenzia sociale e per l’ambiente).

Proprio ripartendo dalla centralità di Cristo, unico Salvatore, dal raccordo sicuro  (oggettivo) con Lui, offerto dai Sacramenti validamente celebrati, amministrati e ricevuti, possiamo resistere alla prova della fede alla quale questi nostri giorni ci chiamano, per consolidarla in vista della nostra piena Salvezza.

La Vergine Maria, insieme ai santi che oggi festeggiamo e all’intera comunione dei santi, mantenga sempre ben aperti i nostri occhi per poter dire con gratitudine con il salmista: «Questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi» (salmo responsoriale).

Bologna, 4 ottobre 2020

 

fonte: albertostrumia.it

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. 

 

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