Banca del Vaticano IOR

 

 

di Sabino Paciolla

 

La pandemia di coronavirus che sta colpendo duramente l’economia mondiale sta approfondendo la crisi delle finanze della Chiesa cattolica, mettendo a repentaglio le sue vaste attività caritative e portando vescovi e parroci a tagliare le spese e a cercare fondi altrove.

«L’emergenza sanitaria Covid-19 sta avendo a livello globale serie ripercussioni e le avrà ancora di più nei prossimi tempi, anche sulla realtà economica e finanziaria della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano». Inizia così una lettera firmata dal cardinale Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, inviata a tutti i superiori della struttura, al direttore amministrativo della Farmacia Vaticana e al direttore della Specola, l’osservatorio astronomico di Castel Gandolfo affidato ai gesuiti. L’emergenza sanitaria causata dalla pandemia ed il conseguente lock down ha imposto al Vaticano la chiusura al pubblico dei principali luoghi d’attrazione turistica come i Musei Vaticani, i Giardini, la cupola di San Pietro, ecc. che fino ad oggi, grazie ai biglietti venduti, avevano garantito la possibilità di presentare i bilanci annuali senza perdite disastrose.

I musei vaticani, ad esempio, ricevono in genere più di sei milioni di visitatori ogni anno, con entrate per circa 40 milioni di euro. Per questo, il «sindaco» del Vaticano, il cardinale Bertello, ha scritto a tutti i suoi collaboratori, chiarendo che «seppur non siano certi i tempi della inevitabile retrocessione economica, i Superiori della Santa Sede e del Governatorato, sono ben consapevoli che sarà necessario un periodo non breve per una piena ripresa delle attività». Il cardinale piemontese dà quindi il via ad un’operazione risparmio, elencando una serie di misure che «dovranno orientare la gestione economica di tutti gli organismi nei prossimi mesi». Il cardinale elenca una serie di poste di bilancio su cui intervenire: «drastica riduzione dei costi delle consulenze; sospensione, ove possibile, dei contratti a tempo determinato; blocco di promozioni e nuove assunzioni; cessazione di prestazioni di lavoro straordinario, salvo imprescindibili motivi, istituzionali, da attuarsi attraverso la flessibilità di orario o turnazioni. Ricorso a ferie residue e monte ore in eccedenza accumulato, avvalendosi eventualmente anche delle ferie dell’anno in corso; annullamento, nel corso dell’anno corrente 2020, di tutti gli eventi, ivi inclusi Congressi, Convegni, Mostre, Fiere, ecc.; cancellazione di tutti i viaggi e trasferte di lavoro; sospensione di tutti gli acquisti previsti per arredi e suppellettili».

Già a settembre del 2018 Papa Francesco aveva avuto a che fare con un deficit di 70 milioni di euro su un budget di 300 mln di euro, e per questo aveva chiesto al cardinale Gerhard Marx, coordinatore del Consiglio per l’economia, di trovare una soluzione per recuperare quel disavanzo nelle casse della Santa Sede, tutelando i padri di famiglia. A incidere particolarmente sulla voce negativa di bilancio le donazioni e i contributi economici degli enti interni (come lo Ior, nella foto) che diminuiscono sempre più.

“Il problema principale per la Chiesa cattolica è che è ricca di risorse ma povera di liquidità”, ha detto il reverendo Anthony Stoeppel al WSJ, che insegna finanza ecclesiastica al Seminario e all’Università di San Patrizio a Menlo Park, California.

Sempre secondo il WSJ, il Vaticano guadagna normalmente tra i 40 e i 50 milioni di euro in affitti di immobili, per lo più a Roma, ma è probabile che questi diminuiscano durante la recessione che si prevede durerà ben oltre la riapertura delle attività commerciali che a breve progressivamente comincerà. Tali entrate diminuiranno anche per un altro motivo. Il Vaticano, come hanno fatto sapere l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica e la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, abbasserà gli affitti di negozi, ristoranti, locali commerciali del Vaticano, di proprietà dell’Apsa e di Propaganda Fide, per far fronte alle difficoltà di tanti commercianti legate al crollo delle vendite causato dalla difficile situazione economica.

«I titolari della gestione degli immobili della Santa Sede, sono disponibili ad accogliere richieste di riduzione temporanea dei canoni di locazione commerciale. La decisione è stata presa in considerazione delle situazioni di particolare sofferenza economica che si trovano ad affrontare i conduttori, in conseguenza dei provvedimenti emanati dalle Autorità italiane per arginare la diffusione del Covid-19».

Per meglio affrontare la crisi, Papa Francesco ha voluto che fosse costituita una commissione interdisciplinare, la “Covid-19 Vatican Commission”. Il nuovo organismo è stato istituito in seno al Dicastero per lo Sviluppo umano integrale ed è presieduto dal cardinale Peter Turkson. Nella “cabina di regia” figura anche padre Augusto Zampini, recentemente nominato segretario aggiunto dello stesso Dicastero. Cinquant’anni, argentino di Buenos Aires. Ex avvocato specializzato in diritto bancario e finanziario, vanta infatti master internazionali e collaborazioni con la Banca Centrale Argentina e il prestigioso studio legale Baker & McKenzie; a 35 anni ha sentito la chiamata al sacerdozio.

Padre Augusto Zampini, ha detto giovedì ai giornalisti che il Vaticano ha sfruttato le riserve finanziarie di emergenza durante la crisi e che alcuni alti funzionari si sono offerti di accettare tagli agli stipendi per allentare la pressione finanziaria.

A proposito della “Covid-19 Vatican Commission”, padre Zampini ha detto: «… Vogliamo però contribuire a dare una risposta globale a questa crisi che consideriamo multidimensionale per le cause e gli effetti sulla salute, sull’economia, l’ecologia e la sicurezza. Le decisioni che i leader mondiali oggi prendono influenzeranno profondamente il futuro dell’umanità. E la Chiesa può essere d’aiuto».

lettera card. Bertello

fonte: Dagospia

 

Come detto, la situazione delle finanze vaticane si presenta oramai da qualche anno in una situazione non florida. Si è parlato prima del “buco” di 70 milioni di euro del 2018. Ma per dare la dimensione di quanto detto, vale forse la pena menzionare quanto ha scoperto il Wall Strett Journal (WSJ), il più autorevole e diffuso giornale finanziario al mondo. In un articolo del dicembre scorso, Francis X. Rocca scriveva che: “Ogni anno i cattolici di tutto il mondo donano al Papa decine di milioni di dollari. I vescovi esortano i fedeli a sostenere i deboli e i sofferenti attraverso il principale appello caritatevole del papa, chiamato Obolo di Pietro. Quello che la Chiesa non pubblicizza è che la maggior parte di quella raccolta, del valore di oltre 50 milioni di euro (55 milioni di dollari) all’anno, va a colmare il buco nel bilancio amministrativo del Vaticano, mentre solo il 10% viene speso in opere di beneficenza, secondo persone che sono a conoscenza dei fondi”.

La recessione economica causata dalla pandemia, ancora in corso e dagli esiti potenzialmente catastrofici, non può che aggravare la situazione di emergenza per il Vaticano. In risposta all’attuale deficit, spiega il WSJ, il Vaticano ha tagliato i costi attraverso varie misure come indicato più sopra.I funzionari del Vaticano hanno però detto che i tagli alle retribuzioni o i licenziamenti dei circa 5.000 dipendenti del Vaticano non sono sul tavolo delle trattative.

Sempre il WSJ, scrive che “il Vaticano riceve regolarmente assistenza finanziaria dai vescovi dei Paesi ricchi, in particolare da quelli presenti negli Stati Uniti, in Germania e in Italia, le tre principali fonti che rendono regolarmente più di 20 milioni di euro. Purtroppo, anche le istituzioni ecclesiastiche e i donatori di quei Paesi sono stati colpiti dalla crisi attuale.

In Germania, le operazioni di servizio medico e sociale della Chiesa cattolica ne fanno uno dei maggiori datori di lavoro del Paese, finanziato in gran parte da una tassa governativa che ha portato più di 6,6 miliardi di euro nel 2018. L’attuale crisi economica ridurrà questi pagamenti di una grande quantità, anche se ancora non conosciuta, ha detto Matthias Kopp, un portavoce della Conferenza episcopale tedesca, in parte perché le tasse della Chiesa non vengono pagate sui pagamenti dei permessi statali.

In Italia, la principale fonte di finanziamento della Chiesa cattolica è una piccola percentuale dei pagamenti delle imposte sul reddito che i contribuenti possono destinare in beneficenza. Quasi l’80% (dei contribuenti, ndr) sceglie la Chiesa cattolica, fornendole l’anno scorso più di 1,1 miliardi di euro. Quasi 220 milioni di euro di questi soldi, la maggior parte dei quali destinati in precedenza alla costruzione e alla manutenzione della chiesa, sono ora destinati all’assistenza in caso di pandemia”, ha dichiarato Stefano Proietti, portavoce della Conferenza Episcopale Italiana.

La sospensione delle Messe in Germania e in Italia ha di fatto tagliato le entrate settimanali provenienti dalle questue e dalle varie celebrazioni dei Sacramenti, tra le principali fonti di finanziamento per le parrocchie che, in entrambi i Paesi, servono a coprire molte delle loro spese.

In Italia e in Germania poche parrocchie sono attrezzate per ricevere donazioni online, al contrario di ciò che avviene negli Stati Uniti, dove quasi il 90% delle 17.000 parrocchie cattoliche hanno un qualche metodo che consente loro di accettare donazioni online, secondo quanto riportato da un sondaggio del 2019 effettuato da I Give Catholic, una piattaforma online.

Dal momento che anche negli Stati Uniti tutte le diocesi il mese scorso hanno sospeso le messe pubbliche, le parrocchie, per ovviare allo scontato taglio delle entrate si sono affrettate ad aggiungere una funzione di donazioni online o a promuoverla presso i loro fedeli.

Purtroppo, gli effetti nefasti di questa crisi sono tali che anche le diocesi più ricche degli Stati Uniti, come quelle di New York e Los Angeles, stanno sperimentando una forte riduzione delle loro entrate che in media si aggira sul 50%. Infatti, il cardinale Timothy Dolan a capo della arcidiocesi di New York il mese scorso ha avvertito i suoi fedeli che l’arcidiocesi potrebbe temporaneamente dover tagliare gli stipendi, anche se questa opzione non è ancora in fase di valutazione attiva, ha detto il signor Zwilling.

 

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