Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Eric Sammons e pubblicato su Crisis magazine. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella mia traduzione.

 

rosario Anzianai vecchia

 

Il concetto di sinodalità minaccia di sostituire il cattolicesimo come religione della Chiesa cattolica.

 

Oggi inizia il tanto atteso (e tanto temuto) “Sinodo sulla sinodalità”, e forse è meglio porre una domanda di fondo, ovvia e allo stesso tempo oscura:

Che cos’è esattamente la “sinodalità”?

Se i leader della Chiesa ritengono importante dedicare tanto tempo e (nostro) denaro alla sinodalità, non vorrebbero anche che i cattolici avessero chiaro di cosa stanno parlando? Eppure, in tutte le mie discussioni con i colleghi cattolici, sia online che nella vita reale, ho scoperto che quasi nessuno è in grado di dare una definizione diretta di sinodalità.

A dire il vero, il sito ufficiale del Vaticano sul sinodo dà una definizione. Si legge che,

La sinodalità indica lo stile particolare che qualifica la vita e la missione della Chiesa, esprimendo la sua natura di Popolo di Dio che cammina insieme e si riunisce in assemblea, convocato dal Signore Gesù nella forza dello Spirito Santo per annunciare il Vangelo. La sinodalità deve esprimersi nel modo ordinario di vivere e lavorare della Chiesa.

La sinodalità, in questa prospettiva, è molto più che la celebrazione di riunioni ecclesiali e assemblee episcopali, o una questione di semplice amministrazione interna alla Chiesa; è lo specifico modus vivendi et operandi della Chiesa, il Popolo di Dio, che rivela e concretizza il suo essere comunione quando tutti i suoi membri viaggiano insieme, si riuniscono in assemblea e prendono parte attiva alla sua missione evangelizzatrice.

Mi scuso: Mi rendo conto che l’inclusione di questa definizione così tortuosa ha fatto cadere nel torpore circa la metà dei miei lettori, i cui occhi si sono velati dopo circa due frasi. La definizione è puramente “vaticana” – un incrocio tra un manuale governativo burocratico e un manuale New Age strampalato. Sono molte parole che, prese insieme, non significano… nulla.

Ma questo è fatto apposta, perché non significando nulla si può far credere che significhi qualsiasi cosa. La “sinodalità” diventa così una copertura per attuare cambiamenti fondamentali al cattolicesimo. L’uso di termini come “camminare insieme” e “riunirsi in assemblea” dà un volto felice alla decostruzione radicale della fede cattolica. Leggi: “Possiamo tenerci per mano sulla via dell’inferno!”.

È importante essere chiari sulla minaccia della sinodalità, che si nasconde nelle ambiguità mentre mira a ricostruire la Chiesa. Questa confusione che circonda la sinodalità è affrontata in uno dei più recenti dubia presentati al Papa e resi pubblici questa settimana da cinque cardinali, tra cui i cardinali Zen, Burke e Sarah. Essi chiedono a Papa Francesco:

Lei ha insistito sul fatto che esiste una dimensione sinodale della Chiesa, in quanto tutti, compresi i fedeli laici, sono chiamati a partecipare e a far sentire la propria voce. La nostra difficoltà, però, è un’altra: oggi il futuro Sinodo sulla “sinodalità” viene presentato come se, in comunione con il Papa, rappresentasse la Suprema Autorità della Chiesa. Tuttavia, il Sinodo dei Vescovi è un organo consultivo del Papa; non rappresenta il Collegio episcopale e non può dirimere le questioni in esso trattate né emanare decreti su di esse, a meno che, in alcuni casi, il Romano Pontefice, al quale spetta ratificare le decisioni del Sinodo, non gli abbia espressamente concesso il potere deliberativo (cfr. can. 343 C.I.C.). Questo è un punto decisivo in quanto non coinvolgere il Collegio episcopale in questioni come quelle che il prossimo Sinodo intende sollevare, che toccano la costituzione stessa della Chiesa, andrebbe proprio contro la radice di quella sinodalità che si afferma di voler promuovere. Riformuliamo dunque il nostro dubium: il Sinodo dei Vescovi che si terrà a Roma, e che comprende solo una rappresentanza scelta di pastori e fedeli, eserciterà, nelle questioni dottrinali o pastorali su cui sarà chiamato a esprimersi, la Suprema Autorità della Chiesa, che appartiene esclusivamente al Romano Pontefice e, una cum capite suo, al Collegio dei Vescovi (cfr. can. 336 C.I.C.)?

In sostanza, questi fedeli cardinali si chiedono: “Il Sinodo è ora la più alta autorità della Chiesa, in grado di cambiare la dottrina della Chiesa?”. Sappiamo (e questi cardinali sanno) che l’unica risposta cattolica a questa domanda è “no”. Tuttavia, ponendo questa domanda, essi sollevano il nocciolo della questione: la sinodalità è uno “stile particolare” o è una nuova religione? Io sostengo la seconda ipotesi.

Per capirlo, dobbiamo definire correttamente la sinodalità, non quello che dice il Vaticano, ma quello che è effettivamente nella pratica. Una definizione corretta ci aiuterà a superare la nebbia creata intenzionalmente per vedere la realtà. Prima di dare una vera definizione, vorrei dire cosa non è la sinodalità.

La sinodalità non è i sinodi della Chiesa primitiva. Quei sinodi erano riunioni di vescovi, di solito di una regione geografica limitata, per affrontare dispute e questioni sorte all’interno delle chiese locali. Non si trattava di uno sforzo per ridefinire o cambiare un insegnamento della Chiesa, ma di chiarire e applicare gli insegnamenti che erano stati trasmessi o di imporre delle discipline.

A volte questi sinodi affrontavano questioni importanti e quindi includevano tutta la Chiesa, rendendoli “ecumenici” (non come il movimento ecumenico di oggi, ma come “universali”, il significato del termine). Questi sinodi, o concili, erano organi ufficiali del magistero della Chiesa e quindi potevano definire solennemente l’insegnamento della Chiesa. Ogni vescovo era invitato e nessun sacerdote o laico aveva diritto di voto in questi concili.

La sinodalità di oggi non è nemmeno quella delle Chiese orientali, che seguono lo stesso schema della Chiesa primitiva. Il vescovo greco-cattolico Manuel Nin ha spiegato che non si può ragionevolmente paragonare il Sinodo sulla sinodalità ai sinodi orientali. Egli avverte che il Sinodo sulla sinodalità è più una forma di “parlamentarismo cristiano” che diventa “una forma di democrazia in cui tutti decidono tutto a maggioranza”. Una tale metodologia è estranea al cattolicesimo, sia orientale che occidentale.

Allora, che cos’è la sinodalità?

La sinodalità è lo sforzo di trasformare il cattolicesimo in una nuova religione in cui la verità e l’errore, il vizio e la virtù sono trattati come cose che possono essere votate dai suoi membri.

Il concetto di sinodalità è attraente nel mondo di oggi perché si adatta ai presupposti moderni a favore della democrazia e del non giudicare. Tuttavia, queste idee non trovano posto nella Chiesa cattolica, che è un’organizzazione gerarchica che si attiene a un rigido codice morale datole da Cristo stesso.

La sinodalità, quindi, non è solo estranea al cattolicesimo, ma è antitetica al cattolicesimo. Sta sorgendo come una nuova religione che cerca di strappare il controllo alla Chiesa cattolica, per sostituire il cattolicesimo. Le differenze essenziali tra sinodalità e cattolicesimo le vediamo ogni giorno nella pratica:

La sinodalità dice che dobbiamo dialogare con l’errore.
Il cattolicesimo dice che la Chiesa ci condurrà dall’errore alla verità.

La sinodalità dice che la via della perfezione è solo un ideale irraggiungibile.
Il cattolicesimo dice che Cristo ha il potere di renderci perfetti.

La sinodalità dice che ti accompagnerò mentre ti crogioli nel tuo peccato.
Il cattolicesimo dice che Cristo ti solleverà dai tuoi peccati e ti renderà puro.

La sinodalità dice che l’uomo che lascia moglie e figli per sposare un’altra donna va rispettato e accompagnato.
Il cattolicesimo dice che deve pentirsi o affrontare le fiamme dell’inferno.

La sinodalità dice che un’unione omosessuale può essere benedetta.
Il cattolicesimo dice che non ci possono essere compromessi o approvazioni del peccato.

La sinodalità dice che dobbiamo evolvere e cambiare le nostre dottrine con i tempi.
Il cattolicesimo dice che dobbiamo attenerci alle tradizioni che ci sono state tramandate.

La sinodalità dice che Dio vuole una pluralità di religioni.
Il cattolicesimo dice che c’è una sola vera Chiesa ed è la Chiesa cattolica, al di fuori della quale nessuno può essere salvato.

I cattolici oggi devono resistere a questa nuova religione della sinodalità. Il vescovo Athanasius Schneider, nella sua preghiera per il Sinodo, dice che la sinodalità sta “imponendo una chiesa contraffatta” sull'”autentica Chiesa cattolica”. Come cattolici, siamo tenuti a rimanere nell’autentica Chiesa cattolica e a lottare contro ogni tentativo di sostituire il cattolicesimo con la sinodalità.

In un certo senso, il fatto che questo Sinodo includa membri preselezionati non solo dell’episcopato, ma anche del clero e dei laici, rende le cose più chiare per i cattolici. Ora sappiamo che non ha alcuna autorità reale. Non può dichiarare nuove dottrine o imporre insegnamenti vincolanti ai cattolici. È meglio descritta come “una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e di furore, che non significa nulla”. Come cattolici, quindi, possiamo ignorare qualsiasi direttiva che ne derivi.

Queste parole sono forti. Probabilmente verrebbero etichettate come reazionarie o “scismatiche” dai promotori della sinodalità. Ma sono necessarie. Dopo tutto, quale religione ha fondato Nostro Signore Gesù Cristo? il cattolicesimo o la sinodalità? Come cattolici, siamo chiamati a essere fedeli a Gesù Cristo e alla religione che ci ha dato.

Eric Sammons


[Questo articolo è stato adattato da un discorso tenuto alla Conferenza sull’identità cattolica il 30 settembre 2023].

 

Eric Sammons è caporedattore della rivista Crisis.

 



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