Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Phil Lawler e pubblicato su Catholic Culture. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella mia traduzione.

 

Papa Francesco intervistato dall'Associated Press
Papa Francesco intervistato dall’Associated Press 25.01.2023

 

Laudate Deum, la nuova esortazione apostolica pubblicata dal Vaticano il 4 ottobre, è un documento sorprendente, in cui Papa Francesco usa la sua autorità per dare giudizi definitivi – non su questioni di fede e di morale, ma su questioni scientifiche e politiche ancora dibattute.

Nella controversia su Galileo, alcuni leader della Chiesa cercarono incautamente di risolvere un dibattito scientifico invocando l’autorità ecclesiastica. In questo nuovo documento Papa Francesco adotta lo stesso approccio alla questione del cambiamento climatico, insistendo sul fatto che solo riforme economiche e politiche radicali possono evitare il disastro ambientale.

Laudate Deum è il seguito di Laudato Si’, l’enciclica sull’ambiente che il Papa ha pubblicato nel maggio 2015. All’inizio del nuovo documento (paragrafo 2), il Pontefice afferma di sentirsi obbligato a parlare di nuovo a causa dell’urgenza della crisi: “Mi sono reso conto che le nostre risposte non sono state adeguate, mentre il mondo in cui viviamo sta collassando e potrebbe essere vicino al punto di rottura”.

La Laudato si’ è un documento relativamente breve: appena 7.500 parole, contro le 40.000 della Laudato si’. Ma il testo trasmette un chiaro senso di impazienza, una determinazione a smuovere le coscienze. Eppure questa esortazione apostolica non è un documento particolarmente religioso. Infatti, la parola “coscienza” compare solo tre volte, mentre proliferano i termini secolari: “clima” compare 42 volte, “globale” 31.

Di fatto, in questa esortazione – indirizzata “a tutti gli uomini di buona volontà” – il Papa cita il nome di Gesù solo tre volte, due nel paragrafo iniziale. Il termine “Signore” non viene mai usato, così come “peccato”, “salvezza”, “redenzione” o “preghiera”. Solo verso la fine del documento – a partire dal paragrafo 61 – Papa Francesco rivolge la sua attenzione alle “motivazioni spirituali”.

 

Oltre ogni dubbio?

“Non è più possibile dubitare dell’origine umana – “antropica” – del cambiamento climatico”, scrive il Papa (n. 11). Questa affermazione, una chiave essenziale dell’argomentazione dell’intero documento, è palesemente, dimostrabilmente sbagliata.

È innegabile che si possa dubitare che le azioni umane siano responsabili del cambiamento climatico, perché molte persone ne dubitano, compresi molti scienziati con ottime credenziali. Personalmente trovo gli argomenti degli scettici convincenti. Naturalmente la mia opinione ha poco peso, perché non sono uno scienziato. Ma anche Papa Francesco non è uno scienziato professionista, e mentre la sua autorità di Romano Pontefice gli permette di parlare con autorità su questioni dottrinali, tale autorità non si estende alle controversie scientifiche.

Dopo aver detto che è impossibile dubitare dei cambiamenti climatici causati dall’uomo, il Papa si schermisce un po’ (n. 13), affermando che: “La stragrande maggioranza degli scienziati specializzati nel clima sostiene questa correlazione, e solo una piccolissima percentuale di loro cerca di negare l’evidenza”. Questo può essere vero, ma i fatti scientifici non si risolvono a maggioranza.

Papa Francesco insiste (n. 5) sul fatto che “è verificabile che specifici cambiamenti climatici provocati dall’umanità stanno notevolmente aumentando la probabilità di fenomeni estremi sempre più frequenti e intensi”. [Ma nel paragrafo successivo respinge i critici di questa ipotesi dicendo: “Dimenticano di menzionare un altro dato rilevante: quello che stiamo vivendo attualmente è un’insolita accelerazione del riscaldamento, a una velocità tale che ci vorrà solo una generazione – non secoli o millenni – per verificarlo”. Quindi è verificabile ora o lo sarà solo tra una generazione?

Più avanti (n. 17), dopo aver inizialmente ammesso che alcune “diagnosi apocalittiche possono apparire scarsamente ragionevoli o non sufficientemente fondate”, il Pontefice rifiuta tuttavia di liquidare gli allarmisti, affermando che: “Non possiamo affermare con certezza che tutto questo accadrà, sulla base delle condizioni attuali. Ma è certo che continua ad essere una possibilità…”.

 

Analisi economica e politica

Dopo aver affermato con forza che il cambiamento climatico, causato dall’attività umana, è una minaccia per il futuro del pianeta, Papa Francesco rivolge la sua attenzione alle dimensioni economiche e politiche del problema. Anche in questo caso presenta una serie di argomenti che esulano chiaramente dalla sua autorità di parlare a nome della Chiesa cattolica.

Ad esempio, scrive (n. 10):

Si sente spesso dire che gli sforzi per mitigare il cambiamento climatico riducendo l’uso di combustibili fossili e sviluppando fonti energetiche più pulite porteranno a una riduzione del numero di posti di lavoro. Ciò che sta accadendo è che milioni di persone stanno perdendo il lavoro a causa dei diversi effetti del cambiamento climatico…

È vero che i posti di lavoro persi a causa del cambiamento climatico sono più numerosi di quelli che si perderebbero interrompendo l’uso dei combustibili fossili? Non c’è un modo semplice per verificare questo tipo di affermazione ipotetica, e un economista prudente eviterebbe di fare una previsione, riconoscendo l’enorme numero di variabili irrisolte che dovrebbero essere considerate nell’equazione. Ma il Papa, che non è un economista, non esita a dare un giudizio in questo caso.

Non esita nemmeno a suggerire che il giro di vite sul consumo di combustibili fossili debba essere imposto da una forte autorità internazionale. Stiamo parlando soprattutto di “organizzazioni mondiali più efficaci, dotate del potere di provvedere al bene comune globale, all’eliminazione della fame e della povertà e alla difesa sicura dei diritti umani fondamentali”. Il punto è che devono essere dotate di una vera autorità”. (n.35)

Il Papa si rende conto che le organizzazioni internazionali esistenti, in particolare l’ONU, si sono dimostrate ostili ai diritti umani fondamentali, come il diritto alla vita e il diritto alla libertà religiosa? In alcuni punti di questa esortazione apostolica mostra di riconoscere il problema. Egli critica (n. 26) “l’idea che l’essere umano sia estraneo, un elemento estraneo capace solo di danneggiare l’ambiente”. E nota (n. 9) che “c’è chi vorrebbe addossare la responsabilità ai poveri, dal momento che hanno molti figli, e persino tentare di risolvere il problema mutilando le donne dei Paesi meno sviluppati”. Ma non riconosce le strette connessioni tra l’agenda del cambiamento climatico e la lobby del controllo della popolazione, con il suo disprezzo per il matrimonio e la famiglia.

Papa Francesco avverte che la propaganda può essere abilmente utilizzata dai ricchi e dai potenti per manipolare la percezione della realtà. “La decadenza etica del potere reale è mascherata, grazie al marketing e alla falsa informazione, strumenti utili nelle mani di coloro che hanno maggiori risorse da impiegare per plasmare l’opinione pubblica.” (n. 29) Non sembra accorgersi che oggi le voci più potenti e influenti del mondo sono schierate contro la fede e la famiglia – e in questa esortazione apostolica rafforza il loro messaggio.

 

Infine, l’aspetto spirituale

Le sezioni 4 e 5 della Laudato si’ sono dedicate al tipo di analisi dettagliata delle conferenze internazionali sul clima che ci aspetteremmo da un esperto di politica piuttosto che da un successore di San Pietro. (La sezione 4 si intitola: “Conferenze sul clima: progressi e fallimenti”; la sezione 5: “Cosa aspettarsi dalla COP28 di Dubai?”). Ma infine, nella sezione 6, il Papa passa alle “Motivazioni spirituali”.

“Non posso non ricordare ai fedeli cattolici le motivazioni che nascono dalla loro fede”, dice il Papa aprendo questa sezione conclusiva. (È una delle due volte che la parola “cattolico” compare nel documento). Nel paragrafo successivo offre due brevi citazioni dall’Antico Testamento. Nei paragrafi successivi cita undici volte la sua stessa enciclica Laudato Si’. In questa sezione non c’è alcun riferimento al Vangelo, ai Padri della Chiesa o a precedenti dichiarazioni del magistero papale. Infatti, a parte una citazione di Papa Paolo VI, in un messaggio all’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, non c’è una sola nota a piè di pagina che faccia riferimento a un’autorità ecclesiastica precedente all’attuale pontificato.

Mentre il Sinodo sulla sinodalità apre le sue deliberazioni a Roma, Papa Francesco si rifiuta di ricoprire il ruolo tradizionale del Romano Pontefice: parlare con chiarezza, sciogliendo i dubbi che si stanno diffondendo su questioni dottrinali fondamentali. Ma nella Laudato si’ fa dichiarazioni molto chiare e forti su questioni controverse che non riguardano il deposito fondamentale della fede. I cattolici fedeli potrebbero pregare che, mentre discutono del governo della Chiesa, i partecipanti al Sinodo ricordino al Papa il suo ruolo di insegnante e i suoi limiti.

Un’ultima osservazione: Nel penultimo paragrafo di questo documento, nella sua discussione sulle “motivazioni spirituali”, Papa Francesco fa l’osservazione fuorviante che “le emissioni per individuo negli Stati Uniti sono circa due volte superiori a quelle degli individui che vivono in Cina…”. Utilizzando la statistica pro-capite, sminuisce il ruolo della Cina come prima fonte di inquinamento al mondo. E ricorda ai lettori americani la singolare ostilità che mostra costantemente nei confronti del nostro Paese.

Phil Lawler

 



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