Sembrerà strano e lontano dalla realtà, ma anche ai nostri giorni, anzi, oramai da qualche secolo, anche noi contemporanei stiamo tentando di costruire la nostra Torre di Babele. Con tanta confusione e conflitti.

Un articolo di Robert Royal nella mia traduzione.

Torre di Babele, Bruegel (circa 1565)

Bisogna lavorarci sopra per non notare similitudini tra il mondo postmoderno e quella storia molto antica dell’Antico Testamento sulla Torre di Babele. (Gen. 11:1-9) Come quegli antichi costruttori, abbiamo cercato per diversi secoli di innalzare un edificio puramente umano nelle nazioni occidentali, senza alcun riferimento – non c’è un reale bisogno, pensiamo – per Dio.

Non può essere costruito, naturalmente, anche se può sembrare, temporaneamente. (La verità evangelica della musica country: “Non è divertente come cadendo sembra di volare/ Per un po’ di tempo.”) Dio è il fondamento assoluto e la verità assoluta su tutte le cose, compresa la natura umana. Come sapevano i [Padri] Fondatori Americani, se la dignità umana non viene dal Creatore, da dove verrà? Ignorare quella verità, come tutte le negazioni della realtà, non può fare a meno di finire, prima o poi, in un disastro.

Come abbiamo capito quando è avvenuto il crollo? Nella Bibbia, non solo la torre crolla, ma i costruttori cadono in un conflitto profondo. Il loro discorso diventa sempre più confuso, cosicché non possono più capirsi a vicenda. Game of Thrones è solo metà della storia – e per certi versi non è la peggiore.

La Bibbia non si limita a dire che in qualche tempo lontano, la gente prese una strada sbagliata e poi combatté per le differenze (di vedute ndr). Erano in grado di farlo da Caino e Abele. Il racconto [della Torre] di Babele indaga molto più a fondo: alla capacità umana di parlare in modo reciprocamente intelligibile, la cosa che ci distingue da tutti gli altri esseri è il fatto che ci permette di conoscere la verità.

Una volta che i costruttori della torre non furono più uniti nella loro ricerca di un’illusione, un buon numero di loro probabilmente rinunciò all’idea stessa che esistesse una cosa come la verità. Vi suona familiare? L’abbandono dell’idea di verità non pone fine al conflitto, come hanno immaginato alcune anime innocenti nel mondo della post-verità. Senza una solida base comune, le persone diventano più conflittuali – anche all’interno di se stesse – anche se parlano freneticamente di apertura e tolleranza.

L’illustre bioetico e filosofo ebreo Leon Kass nota nel suo grande commento alla Genesi, L’inizio della saggezza, che l’intralcio di Dio all’arroganza umana sembra una punizione – che in un certo senso è. Ma è una punizione come quella che un buon genitore infligge a un bambino per impartire una lezione. La punizione è una sorta di rimedio.

Scoprire che in precedenza stavi perseguendo una verità ristretta e parziale, e una falsa idea di unità, dice Kass:

invita alla ricerca attiva di verità e regole che vanno al di là della propria creazione. L’opposizione è la chiave per scoprire la distinzione tra errore e verità, apparenza e realtà, convenzione e natura – tra ciò che sembra essere e ciò che veramente è. Contestare una “verità umana” invita alla ricerca di una verità al di là del fare umano. ….L’autocontenuto non ha aspirazioni e desideri, l’autocontenuto è chiuso all’alto.

Tra le tante ironie qui: ciò che la gente considera la loro ascesa verso l’alto ci prepara spesso alle profondità. E ciò che sembra abbatterci può essere la cosa stessa che ci solleva: aspirazioni più elevate e desiderare di nuovo diventano almeno possibili, anche se non inevitabili.

Un sintomo dell’attuale crisi è che siamo troppo sicuri che il “dialogo” – nel migliore dei casi, argomento razionale con le persone con cui non siamo d’accordo – porterà, se non all’accordo, almeno a comprendere le ragioni delle nostre differenze.

Il dialogo reale presuppone che consideriamo il rispetto reciproco e la tolleranza, per non parlare del discorso razionale, come un punto di partenza comune. Come sappiamo fin troppo bene in questi giorni, questo semplicemente non esiste. Non è così tanto che, molto spesso, le persone hanno usato parole come rispetto e tolleranza – e il dialogo stesso – in modi opposti ai loro veri significati, proprio per sfuggire ad altre visioni ed esercitare il potere.

Lo scorso fine settimana abbiamo celebrato la festa del primo apologeta cristiano, San Giustino Martire, un bel filosofo neoplatonico che si è convertito al cristianesimo credendo che fosse la filosofia “vera”. Si chiama “apologeta” perché uno dei significati di questo termine è una persona che spiega, e quindi difende, qualcosa che viene frainteso.

Giustino scrisse “dialoghi”, ma scrisse anche lettere al più umano, filosofico e pio degli imperatori romani, Antonino Pio e al figlio adottivo Marco Aurelio. Essi erano abbastanza vicini a ciò che Platone cercava nella speranza dei re-filosofi.

Marco Aurelio, un importante filosofo stoico, oltre ad essere imperatore, è famoso per aver scritto un promemoria: “Dite a voi stessi la mattina presto: Incontrerò oggi uomini curiosi, ingrati, violenti, traditori, invidiosi, ingenerosi. Tutte queste cose sono arrivate su di loro per ignoranza del vero bene e del male”. Si sentiva solidale con queste creature illusorie e cercava di governare in modo da mantenere la pace e promuovere la virtù.

Tuttavia, il risultato per Giustino fu il martirio.

Il martirio avvenne quando anche Gesù disse la verità. Dovremmo prendere a cuore il suo monito: “se hanno odiato me, odieranno anche voi”. È uno strano paradosso che una fede che predica l’amore di Dio per il mondo sfidando la morte – e oltre – riceva da quel mondo un tale odio, ora anche accuse che tale amore è “odio”.

Non dovremmo però essere depressi per lo stato attuale della nostra era post-moderna, e della post-verità. Il fatto stesso che ci sia così tanta confusione di linguaggio – sul dialogo, il rispetto, la tolleranza, e molto altro ancora nel mondo e anche nella Chiesa, può essere il preludio di un rimedio inaspettato.

Non possiamo sapere in anticipo quale sarà questo rimedio. Questa è l’iniziativa di Dio. Ci ha mostrato esempi in San Benedetto, Francesco d’Assisi, Domenico, i primi gesuiti, che ai loro tempi hanno dovuto tutti affrontare le crisi.

Così, nel frattempo, possiamo essere di buon umore e dovremmo renderci conto dell’importanza di ogni sforzo che ognuno di noi fa, privatamente o pubblicamente, per rimettere insieme il discorso vero, anche sul Selvaggio Occidente di Internet, anche nel deserto alcalino dei social media, per chiunque abbia le orecchie per ascoltare.

 

Fonte: Catholic Thing

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