Ecco la terza puntata del corso di filosofia online del prof. Francesco Agnoli. Ancora una puntata di soli 5 minuti, in cui si affronta soprattutto il pensiero di Pitagora. Come nella altre puntate, però,  ci si discosta dalla vulgata, che vorrebbe da una parte spogliare la filosofia greca della sua religiosità, dall’altra dimenticare che molto spesso i pensieri più alti dei filosofi greci sono già presenti, e con maggior chiarezza e profondità, anche nel pensiero biblico. 
E’ sempre stupefacente vedere come la grandezza culturale dei Greci porti verso la divinità, ma senza la chiarezza e la forza del pensiero biblico, rivelato da Dio stesso ad un popolo certamente molto più ignorante ed incolto. 

 

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La natura è un concerto

 

Un salto di qualità nel ragionamento, rispetto a Talete, Anassimene… si ha con Pitagora e con i suoi discepoli. Egli scorge l’importanza, il potere dei numeri: sono essi il principio, ciò che dà regolarità al mondo, la struttura razionale profonda della natura. Le stagioni, i giorni, i suoni… tutto ha una regolarità matematica.

Pitagora amava la musica, suonava una lira a sette corde e faceva esperimenti con uno strumento di sua invenzione, il kanon, ad una sola corda (monocordo): fu lui il primo a fondare lo studio della musica su basi matematiche, a dare una formulazione matematica alla relazione tra altezza dei suoni e lunghezza di una corda d’arpa vibrante.

Il corpo umano, scolpito dai grandi scultori greci, è anch’esso bello grazie alla simmetria, alla proporzione, alla misura…Così il tempio greco, tutto rettangoli, cerchi, triangoli (timpano)… I numeri fanno funzionare l’universo, e gli conferiscono anche bellezza, così che l’Universo è come una grande orchestra, dove ogni strumento fa la sua parte, e tutti gli strumenti insieme generano un’unica melodia.

“Dal Caos esiodeo siamo passati al Cosmo: grazie ai pitagorici l’uomo ha guadagnato nuovi occhi per vedere il mondo» (G. Reale). E’ un concetto analogo a quello espresso più volte nella Bibbia: “Dio ha fatto tutto secondo numero, peso e misura”. Di qui il Cristo pantocratore del Medioevo, che disegna il mondo con il compasso, mentre gli architetti medievali innalzano prodigiose cattedrali grazie alle loro conoscenze di fisica statica e di matematica.

L’astrofisico contemporaneo Hubert Reeves si chiede: “Perché la musica, anziché il rumore?”. Nell’universo -continua – risuona “una musica generalizzata. Un po’ come l’antica musica (pitagorica) delle sfere, che proviene non solo dai corpi celesti, ma anche dagli atomi e dalle molecole. E’ tutto ciò che manifesta l’ordine mirabile del nostro cosmo. Per comporre musica, il compositore sceglie un certo numero di elementi, i suoni, e li allinea in una sequenza che si svolgerà nel tempo. Se i suoni sono stati scelti a caso, se non c’è alcuna relazione fra ciò che precede e ciò che segue, si ha del ‘rumore’. Se invece i suoni sono concatenati secondo un ordine, quello di Johann Sebastian Bach o quello dei Beatles, si ha della musica. Esiste un numero infinito di modi di fare del rumore, ma un numero molto più ristretto di fare della musica”.

Pitagora, che ascolta stupito come un bambino questa musica, che afferma “la mia vera razza è celeste”, invita i suoi discepoli ad alzarsi presto, la mattina, per passeggiare nel silenzio; a contemplare bellezza e immensità del cielo notturno; li esorta a non eccedere nel cibo, per non appesantire, schiacciare lo spirito. Per lui l’essenziale è la musica che non si sente, se non si fa silenzio dentro di sé; è l’invisibile che non si vede, se non con la ragione, con l’anima: invisibili sono i numeri, che regolano ogni cosa visibile, “chiave astratta per aprire l’universo fisico”; invisibile è, del pari, la ragione che li es-trae dalla realtà fisica. Bertrand Russell nella sua Storia della filosofia occidentale, parlando di Pitagora ricorda: “La matematica… comincia con lui e in lui è strettamente connessa con una particolare forma di misticismo… La matematica è, credo, ciò su cui sostanzialmente poggia la fede in una eterna ed esatta verità, nonché in un mondo intelliggibile al di sopra dei sensi. La geometria tratta di cerchi esatti, ma nessun oggetto sensibile è esattamente circolare… gli oggetti matematici, come i numeri, anche se del tutto reali, sono eterni e fuori del tempo. Tali eterni oggetti si possono concepire come pensieri di Dio. Di qui la dottrina platonica che Dio sia geometra… L’intera concezione di un mondo eterno rivelato all’intelletto, ma non ai sensi, deriva da lui”.

Ah, Pitagora era un genio, ma anche un prof di matematica: i suoi discepoli non potevano contraddirlo. Ipse dixit, dicevano, in greco: autòs èpha.

Il mondo, dunque, è un concerto, il mondo è un libro: proviamo ad ascoltare, cerchiamo di guardare, osservare, leggere! Non perdiamo la curiosità dei bambini…

 

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