Alessandro Zan

Alessandro Zan

 

 

di Annarosa Rossetto

 

Quante volte in questi giorni parlando del ddl Zan alle nostre preoccupazioni sulla sua portata liberticida avete sentito questo o quel sostenitore minimizzare dicendo «ma no, la libertà di parola sarà sempre garantita, impossibile che si arrivi a chiedere interventi della legge per chi esprime semplicemente un’opinione»?

Ecco, a me sentendo queste parole che vorrebbero tranquillizzarci, viene in mente una frase di Chesterton a proposito dei legislatori progressisti:

«Sono quelli che ci danno ad intendere che ogni riforma moderna funzionerà a puntino, perché ci saranno loro a controllare. […] Se chiedete come funzionerà questa o quella cosa rispondono: «Oh, io non mi spingerei tanto avanti!». […] Di costoro basterà dire che non capiscono la natura di una legge più di quanto capiscano la natura di un cane. Una legge, se la si lascia andare per conto suo, si comporta come un cane. Obbedirà alla propria natura, non alla vostra.”

Ecco, la legge è come un cane: se compri un cane da caccia avrà sempre l’istinto del cacciatore anche se lo vuoi far passare per un cane da compagnia. Se chi fa una legge contro l’omofobia è lo stesso che chiama “omofobia” tutto ciò che si oppone all’agenda che vorrebbe portare avanti , non è difficile immaginare che la legge contro l’omofobia sia in realtà pensata per contrastare non già la violenza contro le persone omossessuali (già difese come ogni persona dal Codice Penale) ma per impedire qualunque resistenza culturale e civile.

In questi giorni diverse sono state le occasioni in cui è caduta la maschera di tolleranza che la compagine Lgbt sta cercando di tenere sul viso mentre cerca di far approvare la legge Zan.

I commenti dei sostenitori del disegno di legge Zan-Scalfarotto e c. a questi episodi bastano per capire che il vero obiettivo è esattamente impedire alle voci che difendono un’antropologia che vede nella differenza/complementarietà uomo-donna le basi dell’identità della persona e della famiglia di difendere la loro idea di società.

Il primo episodio è l’intervista del 6 luglio della senatrice del M5S Alessandra Maiorino al portale LGBT Gay.it in cui c’è questo scambio tra intervistatore e la vicepresidente dei senatori 5S:

Giorni fa lei si è detta dispiaciuta per l’aver dovuto “rinunciare al reato di propaganda”, perché “la maggioranza ha scelto una via più “soft” per evitare polemiche. Anche se in realtà sterili polemiche ci sono ugualmente”. Non crede che con il “reato di propaganda” all’interno del testo quelle sterili polemiche sarebbero state ancor più pressanti, e soprattutto non si sarebbe corso il rischio di andare incontro ad un’eventuale incostituzionalità?

Assolutamente sì. Avevo proposto di metterlo comunque, semmai l’avremmo tolto. Si sarebbe dato anche un segnale. Non averlo messo non ci dà questo spazio di manovra. […] Contenutisticamente, invece, se non fossimo in Italia, ma siamo in Italia, il problema non si sarebbe posto. Perché chiunque capisce che la chiesa cattolica e i suoi rappresentanti, in base ai dettami della propria fede, possono continuare a dire ciò che  credono, sempre che non sia un insulto, perché rientra in una sfera religiosa. Ma ciò non vale per quelle organizzazioni che religiose non sono e che non possono avvalersi di questo manto che le rende qualcosa di altro, tipo Pro Vita, Forza Nuova e Casa Pound, che dicono cose aberranti sulla comunità LGBT, e temo che non avendo messo il reato di propaganda potranno continuare a farlo. Anche se, avendo inserito il reato di incitamento all’odio, lì prendiamo tutto.

Dalla domanda del giornalista e dalle parole della Maiorino è evidente il rammarico per non aver potuto inserire un esplicito divieto di “propaganda” alle idee di chi contrasta l’agenda politica LGBT così come è evidente la soddisfazione di poter “prendere tutto” con il reato di “incitamento all’odio”. Interessante, per inciso, come la senatrice non sappia distinguere movimenti e associazioni con contenuti tanto diversi come ProVita e Forza Nuova, accomunando tutti nel contenitore di coloro che dicono “cose aberranti”.

Altro episodio chiarificatore è stato “l’incidente di Lizzano” di cui avete letto anche su questo blog.

La richiesta del Sindaco del paese, chiamata da un’attivista Lgbt nella piazza dove si svolgeva una protesta, che i Carabinieri prendessero i nominativi dei fedeli riuniti in preghiera per la famiglia (e, tra le altre intenzioni, anche perché il ddl Zan non venga approvato) e il successivo post sul suo profilo Facebook hanno suscitato una serie di reazioni molto interessanti per capire le intenzioni profonde e mai dichiarate esplicitamente di chi sostiene questa proposta di legge.

La senatrice Monica Cirinnà, da poco nominata a capo del Dipartimento “Diritti Civili” del PD e paladina della causa LGBT, l’ha condiviso immediatamente la mattina successiva con parole di apprezzamento verso l’operato del sindaco che avrebbe promosso la laicità dello Stato chiedendo ai Carabinieri di interrompere la preghiera per prendere i nomitativi dei partecipanti.

 

Ovviamente nelle sue interviste continua a ribadire che, anche con la legge Zan, i sacerdoti in chiesa potranno dire quello che vorranno se non “istigheranno alla violenza o faranno propaganda ai crimini d’odio”, come capiscono bene “i cattolici adulti”. Ma, nella stessa intervista, si sostiene anche che il solo fatto che sia stato presentato il progetto di legge ha dato forza alla “sindaca” di fare richiesta alle Forze dell’Ordine di “schedare” i fedeli.  Non è, come minimo, una posizione cognitivamente dissonante?

Anche Dario Accolla, attivista LGBT giornalista per alcune testate nazionali e autore di un libro commemorativo su Mario Mieli, il 15 luglio ha pubblicato su Il Fatto Quotidiano un lungo articolo in difesa dell’amministratrice pubblica presentandola quasi come un eroina civica. Dopo averla elogiata per il post in cui spiegava al parroco del paese quali fossero le cose per cui avrebbe fatto meglio a pregare (alla faccia della tanto proclamata laicità dello Stato che su cosa e come pregare non dovrebbe avere voce in capitolo) così prosegue:

“Gira, infatti, un filmato in cui redarguisce una pattuglia di carabinieri che prendevano le generalità di alcuni liberi cittadini – cittadini riuniti di fronte alla chiesa in cui si celebrava la preghiera in questione – ricordando ai militari che l’Italia è un paese democratico dove è legittimo protestare. E quando il carabiniere prova a giustificarsi, dicendo di agire per motivi di pubblica sicurezza, lei lo gela: “E allora identificate prima quelli che stanno dentro. Perché siamo in un paese democratico!”.[…]

Antonietta D’Oria ha dimostrato di non aver timore di dire a un sacerdote che una messa contro una legge che tutela le persone Lgbt+ è, in buona sintesi, una messa contro quelle stesse persone. Traducendo in termini ancora più concreti: un atto di omo-transfobia.”

Ci pare che le sue parole vogliano presentare le preghiere dei fedeli di Lizzano quali “atto di odio omotransfobico” perseguibile quindi per legge una volta che fosse approvato il ddl  Zan.

Il 16 luglio Accolla torna sull’argomento “libertà religiosa” con un altro pezzo, questa volta pubblicato su L’inKiesta.

Ci spiega che:

“Ovunque è stata approvata una legge contro l’omo-transfobia, non si è mandato in galera nessuno per la sua fede religiosa. È stato, semplicemente, più facile portare qualche omofobo davanti ad un giudice. Tutto qui.”

Quindi, tranquilli, (forse) niente galera se pregherete per qualcosa che un attivista LGBT non gradisce o se direte qualcosa che viene considerato “atto di omofobia” ma solo qualche processo a spese vostre mentre chi vi denuncerà avrà il patrocinio gratuito pagato dallo Stato.

E conclude:

“Insomma, in buona sintesi, se la tua fede istiga all’odio […], il problema è la tua religione, il tuo modo di pensare, le tue scelte politiche. Non una legge – la legge Zan – che cerca di porre rimedio a tutto questo.”

Come si vede non parla solo di atti violenti o discriminazioni ingiuste ma dice chiaramente che la fede può istigare “odio” e che il problema non sta nella legge che “cerca di porre rimedio” ma nella religione. Cosa si intende per “odio” da parte di un attivista LGBT lo sappiamo bene, basta vedere a chi lo imputava nell’articolo precedente, ovvero alle persone che pregano per impedire che questa legge venga approvata. Dunque, tali persone sono già state dichiarate colpevoli.

Interessante anche la posizione di  Massimo Battaglio, un attivista di Gionata, un “ministero cattolico per persone Lgbt”, già noto alle cronache dei lettori cattolici per aver collaborato alle giornate “Alla luce del sole” della diocesi di Torino per le coppie omosessuali.

Massimo Battaglio

Condividendo il video dell’episodio di Lizzano in un post su FB (ora oscurato per il pubblico ma che potete vedere nello screenshot) ha scritto:

“Mi dispiace per il parroco ma questa è precisamente una di quelle azioni che, giustamente, la legge Zan potrebbe punire. Perché sfido chiunque a credere che si tratti di una preghiera da non considerare come gesto provocatorio e di istigazione all’odio.” Concludendo con “Fateli pure i vostri rosari blasfemi. Saranno gli ultimi”.

Decisamente un post “benaugurante” rispetto alla possibilità di esprimere liberamente la propria contrarietà verso le richieste LGBT.

Ricordiamo poi come il vittimismo degli attivisti gay stravolga qualunque azione contro i loro progetti politici in “odio” verso le persone omosessuali: ancora oggi a Padova nell’ambito del Pride proprio l’on. Zan ha tacciato di “odio e violenza” le pacifiche piazze della campagna #RestiamoLiberi che nelle settimane scorse hanno manifestato contro la sua legge.

Tornando al paragone di Chesterton, questa legge nasce in un ambito culturale che chiama “odio” tutto ciò che contrasta il suo progetto politico, dal “matrimonio egualitario” al divieto di approcci psicologici diversi da quelli “gay-affermativi”, dall’adozione per le coppie dello stesso sesso all’accesso al “cambio di genere anagrafico” senza percorsi medici e chirurgici, dall’educazione sessuale nelle scuole tenuta anche da attivisti arcobaleno alle terapie ormonali gratuite per i bambini con disforia di genere.

Chi si oppone “odia” e “discrimina” e quindi va fermato.

Stanno portando avanti la loro legge nell’indifferenza se non l’approvazione anche di molti cattolici.

Speriamo di non dover scoprire che si tratta di un pitt-bull, come da molti indizi appare, e non di un barboncino, come invece ci raccontano.

 

 

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