Rilanciamo la lettera-giudizio che Marcello Veneziani ha inviato virtualmente al presidente del nuovo governo Mario Draghi. Il giudizio di Veneziani è ripreso dal suo blog.

 

Mario Draghi Europa

 

Egregio Presidente Draghi, è stata un’astuzia gentile da parte sua negare che la sua chiamata a Palazzo Chigi sia il frutto del fallimento della politica, con relativa abdicazione in favore dell’economia da lei autorevolmente rappresentata. Era quello che abbiamo sostenuto noi e che lei ha respinto, perché non vuole infierire sul governo uscente, non vuole inimicarsi la maggioranza su cui è seduto e non vuole sminuire la scelta di Mattarella per lei. Ma noi crediamo che sia proprio così.

La politica ha fallito, anche se travestiva il suo fallimento col trionfalismo di Conte che si congratulava di continuo con se stesso; e con la finta euforia degli altri capataz dei partiti che hanno trasfigurato la loro disfatta nel sostegno entusiasta al suo nascente governo. Ogni applauso che le hanno rivolto in Parlamento era uno schiaffo a se stessi. Diciamo la verità: nessuno di loro pensava prima a lei, tra chi voleva a tutti i costi Conte e chi voleva a tutti i costi il voto. Lei è stato per loro la resa, il ripiego. Né Salvini si augurava di governare con Zingaretti e Speranza né loro con lui, né i grillini con Renzi e Berlusconi.

Il problema è che la politica non aveva una soluzione, un progetto, una maggioranza e chiedeva l’Aiuto esterno, si appellava al deus ex machina: che per taluni era il Popolo sovrano e per talaltri era il Tecnico o l’Euro-Tecnico. Anzi, non potendo chiamare alle urne il popolo sovrano – perché non lo volevano poteri, parlamentari e partiti – anche chi chiedeva di lasciar decidere ai cittadini alla fine ha reclamato il Tecnico.

Quella a cui stiamo ora assistendo è la Mutazione. I grillini si spappolano, i più perdono la faccia per non perdere la pappa di governo; i più fanatici ma anche i più coerenti se ne vanno e arrivano a rimpiangere Di Pietro e l’Italia dei Valori, finita male, senza Italia e senza valori.

Il Pd e Leu rinunciano alla propria identità per vampirizzare i 5Stelle, illudendosi di fare il Conte Ter dentro il Draghi One. Un tempo riconoscevamo alla sinistra una certa serietà politica e una maggiore disposizione verso la cultura. Ora che si sono grillizzati hanno perso anche quei tratti. Esultano i partiti di mezzo: i vari centrini, i Più Europa, i Più Renzi. Esulta pure Berlusconi che si congratula con Salvini perché sarebbe diventato maggiorenne, lasciando il sogno puerile del sovranismo. Per la Lega è una scommessa difficile, anche se per molti versi necessaria, e utile; rischia di perdere consensi per guadagnare agibilità politica europea. La Meloni ha fatto la scelta più facile e più lineare, poteva permetterselo per i suoi scarsi numeri in Parlamento a fronte dei suoi grandi numeri nei sondaggi. Il suo voto pro-Draghi non sarebbe stato determinante, il suo voto contro Draghi ha invece probabilità di far crescere i suoi. La scommessa su di lei, Presidente, è inutile nasconderlo, è ardua, ha tante insidie e controindicazioni. Non riusciamo stavolta a dire solo bianco o solo nero.

È positivo che sia finito un governo di grillo-sinistra, formato in gran parte da incapaci. Ma è negativo che mezzo governo nuovo sia ancora fatto da quella stessa gente. È positivo che sia andato a casa un premier annunciatore e accentratore e che al suo posto vi sia una figura come lei, Presidente, sobria, autorevole e riconosciuta nel mondo. Ma è preoccupante che lei sia organico all’establishment finanziario e ai suoi piani di governance globale.

È positivo che la pandemia, il disastro economico e soprattutto il piano di ricostruzione siano gestiti da esperti, meno inclini alla demagogia e alle regalie per conquistare voti, così bruciando in breve gli ingenti prestiti europei e caricandoci sulle spalle altre valanghe di debiti (se con lei c’è il rischio che l’Europa ci commissari con loro c’era quasi la certezza). Ma è negativo che i garanti della serietà siano tutti esperti di economia e finanza e non ci sia nessun autorevole esponente di governo con una visione politica, popolare e nazionale.

È positivo che la linea prevalente nel governo, perlomeno l’intenzione, sia di smantellare l’impianto statalista grillino (redditi di cittadinanza, mance, blocco di opere e sviluppo). È preoccupante però che lo smantellamento debba passare per il voto degli stessi grillini e dei loro alleati.

È positivo che in una situazione eccezionale sia sorto un governo di unità nazionale e siano stati accantonati e sospesi gli scontri e il clima di odio che avvelenava il paese. Anche a chi, come noi, considera la politica come conflitto e non disdegna le polemiche, piace vedere un clima più disteso, più galateo e più rispetto reciproco, fino a sentire una dichiarazione di Salvini a protezione di Speranza che sembra la traduzione de La Cura di Franco Battiato: “Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie/ Dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via/ Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo/ Dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai”…

Dall’altra parte è rischioso per tutti governare coi nemici di ieri e gli avversari di domani, sia perché le spinte opposte rischiano di neutralizzarsi a somma zero, sia perché producono un collasso di credibilità in tutti i consociati che devono coabitare con chi sostiene programmi opposti. Sarebbe stato meglio, come noi insistevamo, un governo di soli tecnici.

È positivo che si agisca sulla linea di ricostruzione d’Italia e si assuma una posizione neutrale sui temi più divisivi. Ma è davvero difficile che si possa avviare una stagione di riforme strutturali con quelle divergenze.

Del suo discorso, Presidente, non dirò nulla. Dopo due anni di annunci e vaniloqui, potenze di fuoco e giochi di prestigio, non ha senso giudicare i governi dai discorsi e dalle impressioni. Meglio aspettare gli atti, i fatti e i loro effetti. Le facciamo gli auguri Presidente, ma siamo sinceri; in verità gli auguri li facciamo a noi italiani.

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