A dieci anni dalla sua nomina papa Francesco cala l’asso nominando mons. Victor Manuel Fernández a capo del Dicastero per la Dottrina della Fede. È l’atto più audace del pontificato, la vera mossa che chiude un’era e può far scattare la “revolución” tanto attesa da molti nella Chiesa.

 

Papa Francesco e Vìctor Manuel Fernàndez
Papa Francesco e Vìctor Manuel Fernàndez

 

 

di Miguel Cuartero Samperi

 

 

Con la nomina di mons. Victor Manuel “Tucho” Fernandez a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede (ora “Dicastero”) si chiude per la Chiesa un’epoca storica. Quella wojtyliana e ratzingeriana secondo alcuni, quella cattolica secondo i più malevoli. Sta di fatto che la notizia rappresenta una vera e propria svolta. A differenza di quanto si possa pensare, si tratta forse della prima vera svolta dell’era Francesco, la più incisiva e rappresentativa, la più radicale.

Per molti osservatori se la scelta di Fernández a capo della CDF non rappresenta il colpo finale, è sicuramente un bel colpo sferrato alla Chiesa cattolica. Per il giornalista argentino Sergio Rubín (biografo e amico del Bergoglio) si tratta della mossa più audace del Papa in tutto il suo pontificato: aver messo a capo del più importante dicastero vaticano (sic!) il più “fedele interprete della rivoluzione culturale” portata avanti nella Chiesa per “un cattolicesimo più aperto (al mondo? Ndr) e meno condannatorio“.


Dopo i cardinali Ratzinger, Levada, Muller (non confermato e lasciato senza incarico dopo il primo quinquennio) e Ladaria arriva a capo della CDF un vescovo – scrive il giornalista Matzuzzi su Il Foglio – dal “curriculum povero (una licenza in teologia alla Gregoriana, un dottorato in patria, poche pubblicazioni per lo più di carattere pastorale e spirituale) e dalle idee innovatrici.

Pupillo di papa Francesco, Fernández è diventato rettore dell’Università Cattolica di Buenos Aires nel 2009 su proposta dell’allora cardinale Bergoglio (mentre il Vaticano aveva bloccato la nomina a causa delle sue posizioni progressiste e delle poche pubblicazioni) ed è stato uno dei primi vescovi nominati da Francesco appena salito al soglio pontificio a maggio del 2013. Si dice sia il vero autore dell’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia ma anche di Evangelii Gaudium e di Querida Amazonia.

È vero anche che la Congregazione è stata progressivamente depotenziata, prima nella pratica (ad esempio con decisioni prese senza prima consultarla) e poi in maniera formale (con la rivoluzionaria riforma della Curia Romana regolata dalla Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium) tuttavia, tenendo conto che il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede ricopre allo stesso tempo il ruolo di Presidente della Commissione Teologica Internazionale e della Pontificia Commissione Biblica, si capisce quanto sia fondamentale che chi ricopre quel ruolo deve essere un teologo di alto rango e di indubbia ortodossia.

La nomina ha destato grande sorpresa e scalpore soprattutto a causa del curriculum dell’eletto in una posizione ricoperta in passato da eminenti teologi di altissimo spessore e di fama internazionale. Se è vero che papa Francesco ha da sempre trattato in maniera rude i teologi di professione e gli accademici cattolici accusandoli spesso di eccessivo formalismo e mettendo in guardia dall’auto compiacimento accademico non aveva fin’ora toccato il cuore pulsante della teologia cattolica, ossia la congregazione chiamata a vigilare sull’ortodossia e a conservare il depositum fidei.

Ora a capo del Dicastero per la Dottrina della fede Francesco mette un suo fedelissimo che si definisce “vescovo, teologo e poeta“. Si può dire che, dopo il cardinale Tolentino Mendonça (a capo del Dicastero per la Cultura) la Curia può contare ora su un secondo capo di dicastero dalla vena poetica.

Molta poesia, infatti, condisce le sue pubblicazioni, tra le quali desta curiosità quella intitolata “Guariscimi con la tua bocca. L’arte del bacio”. Un libro del 1995 ormai esaurito che, precisa l’autore, non nasce dall’esperienza personale ma “dalla vita della gente che bacia” e da numerose conversazioni avute con “gente esperta sull’argomento”. L’autore si pone come obbiettivo quello di sintetizzare ciò che la gente pensa e sperimenta mentre bacia al fine di far “baciare meglio” i lettori.

Per ovvio senso del pudore il libro non viene riportato nella bibliografia del nuovo Prefetto dell’ex Sant’Uffizio ed è imbarazzante il confronto con il manuale di Teologia Dogmatica del card. Muller, quello di Teologia Trinitaria del card Ladaria o di Introduzione al Cristianesimo del card. Ratzinger, testi che hanno formato intere generazioni di sacerdoti e vescovi in tutto il mondo.

Ma al netto di tutto, e considerando ammissibile che un pastore possa anche essere un buon pastore pur non essendo un ottimo teologo (non per scelta ma per indole, percorso accademico o capacità intellettuali), ciò che più desta scalpore è la lettera con cui il papa ha dato l’incarico a Fernández, una sorta di road map per il nuovo Prefetto. Una lettera che esprime in maniera inequivocabile il cambio di passo che Francesco vuole dare al Dicastero per la Dottrina della Fede e alla teologia in generale. Ne ha parlato chiaramente, e in maniera molto dura, il professore Leonardo Lugaresi in un articolo pubblicato sul suo (ottimo) blog in cui emerge chiaramente la gravità di alcune affermazioni.

Francesco chiede a Fernández di iniziare in nuovo corso che si discosti da ciò che è stato fatto finora (dalla linea marcata Ratzinger, Muller, Ladaria). Una rottura con una tradizione considerata troppo rigorosa e dura, troppo attenta all’ortodossia e persino – cito testualmente – con meccanismi di controllo guidati da “metodi immorali”. È chiaro il riferimento alla Inquisizione ma anche alle numerose “note” che nell’immediato post-concilio la CDF ha emesso contro teologi o correnti teologiche che si allontanavano dall’ortodossia e dalla morale cattolica per proporre dottrine non supportate dalla tradizione e pericolose per il mantenimento dell’unità della fede, la sua trasmissione e la salvezza delle anime.

Così come le scomuniche comminate o i responsum su quesiti riguardanti teologia o la morale. Fernández è ora chiamato dal papa ad inaugurare un nuovo corso in cui la Chiesa accolga la ricchezza e la diversità delle diverse proposte teologiche senza condannare né redarguire nessuno.

È dunque probabile che nel tempo si arrivi a cambiamenti radicali anche nella dottrina e nella morale. Basti pensare, ad esempio, alla fermezza con cui la CDF ha affrontato il tema delle unioni omosessuali, della comunione ai fedeli divorziati e ai politici che sostengono l’aborto nei loro programmi o del sacerdozio femminile. Per citare solo alcuni temi caldi e sensibili che dipendono dai pronunciamenti di tale dicastero vaticano e che ora sono in discussione nel processo sinodale (il Sinodo sulla sinodalità) in atto nella Chiesa per volontà di Francesco.

A marzo il neo-prefetto aveva dichiarato: «Senza rendersene conto [la Chiesa] ha tessuto tutta una filosofia e una morale piena di classificazioni, per classificare la gente, per mettere le etichette: questo è così e questo cosà, questo può ricevere la Comunione e quest’altro no, a questo si può perdonare e a quest’altro no». Questo passato della Chiesa è stato, ha detto, «terribile», ma «grazie a Dio, Papa Francesco ci ha liberati da questo schema». Dopo la sua nomina ha scritto sul suo account Facebook «Ho accettato con gioia anche se avrò molti contro: ci sono persone che preferiscono un modo di pensare più rigido, strutturato, in guerra con il mondo».

È evidente che una tale nomina non poteva essere fatta fino ad oggi perché inopportuna. Sarebbe stata considerata uno schiaffo o per lo meno un duro colpo a Benedetto XVI, papa emerito, ancora vivente in Vaticano. Una mancanza di rispetto verso chi ha guidato con devozione e impegno la Congregazione per la Fede per ben ventiquattro anni prima della sua elezione a Papa. Per questo la grande svolta attesa da molti fin da marzo del 2013 entra solo ora nel vivo.

Molti – tra cui molti cardinali – si rallegrano che la “revolución” tanto annunciata sia finalmente cominciata (o forse, invece, portata a compimento). Altri – tra cui molti cardinali – si guardano attorno alla ricerca di un candidato forte per il prossimo Conclave. Un Conclave che a molti osservatori non sembra più così lontano e in cui (ha appena sessant’anni) “Tucho” Fernandez può (probabile una imminente nomina cardinalizia) presentarsi come candidato dell’ala più progressista, cardinale papabile per la prosecuzione del progetto-Francesco.

Un segno di speranza viene dalla Parola di Dio. Oggi, nella festa di San Tommaso Apostolo, l’Ufficio delle Letture propone un brano di San Paolo ai Corinzi (1 Cor. cap. 4) che invita a lasciare il giudizio al Signore. Nel frattempo, sarà giusto e necessario pregare molto per la sua Chiesa.

Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, finché venga il Signore. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno avrà la sua lode da Dio.

 


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