Manifestazione No green pass
Manifestazione No green pass 2021

 

 

di Lucia Comelli

 

L’ultima discussione in merito ai vaccini è avvenuta ieri sera con un parente, medico ospedaliero: Non ti rendi conto di cosa significa dover respingere gli ammalati di tumore per la necessità di occuparci dei ricoverati covid in gravi condizioni – mi ha detto – molti operatori sanitari sono stremati: se dovessimo affrontare un’altra ondata di ricoveri, diversi tra noi potrebbero non farcela!    

Gli ho risposto che capivo i suoi timori, ma che se i medici di base – lasciati senza indicazioni valide dal ministero della Sanità – avessero curato adeguatamente i loro pazienti sul territorio – la pressione sui reparti ospedalieri sarebbe stata certamente minore. La reciproca arrabbiatura mi ha impedito di terminare il discorso, portandolo sulla questione che maggiormente mi affligge e cioè sul green pass: una misura estrema che il nostro Paese ha adottato sull’esempio francese (peraltro meno rigido dato che non coinvolge gli insegnanti) e che produce oggi una situazione di grave discriminazione a danno di ben 12 milioni di italiani (esclusi – se studenti universitari – dagli atenei, – se sanitari o insegnanti – dalla possibilità di lavorare; tutti comunque impossibilitati a  prendere un treno, frequentare una palestra, vedere un film o mangiare una pizza …) proprio nel periodo in cui l’avvenuta vaccinazione delle fasce più a rischio o l’immunità naturale conseguita superando l’infezione avrebbero dovuto consentire un periodo di tregua – anche economica – per il Paese.

Preciso che sono vaccinata e munita del fatidico lasciapassare, ma – consapevole del fatto che non si può essere veramente liberi se non tra persone libere – sento come compito vitale quello di combattere per quanto posso il drastico ridimensionamento in atto di tante libertà fondamentali e l’impossessarsi da parte dello Stato del corpo nostro e dei nostri figli.

A questo proposito, mi rivolgo a quanti tra i cattolici pensano di contrastare culturalmente l’avanzata di provvedimenti radicali, quali l’eutanasia (su cui si profila imminente una battaglia referendaria)[1] tacciando indebitamente di individualismo libertario i cattolici che decidono di non vaccinarsi o perlomeno di non vaccinare i figli, o – come la sottoscritta – denunciano la deriva politica autoritaria in atto: accettare, per contrastare il diritto all’autodeterminazione (che è la traduzione in chiave iper individualistica del concetto di libertà personale, sancito come diritto inviolabile dalla nostra Costituzione) la visione, solo apparentemente opposta, per cui lo Stato rappresenta con le sue disposizioni la massima espressione storica del bene comune (stato etico, di matrice hegeliana) non tutela il bene di chi è più fragile: anzi è stato il presupposto di tutte le politiche eugenetiche (da Sparta in poi)[2]. Piuttosto è proprio la difesa della libertà personale (quello di persona è un concetto cristiano, messo in luce dai Padri della Chiesa, specie da S. Agostino) e delle comunità intermedie, come la famiglia, e del connesso principio di sussidiarietà a favorire la piena realizzazione di ogni essere umano.

Ma soprattutto chi decide – non per motivi ideologici e dopo aver fatto i passi convenienti – di non vaccinarsi e non vaccinare i propri figli, come scrive oggi sulla Nuova Bussola Stefano Fontana[3], esprime non un capriccio soggettivo, ma un diritto naturale fondato su un dovere, quello di rispettare il proprio corpo e quello dei minori che è chiamato a tutelare: occuparsi del proprio benessere fisico, evitare medicine dall’esito incerto, tutelare l’integrità del proprio corpo sono quindi atti personali, ma non individualistici, che esprimono il rispetto di una legge universalmente valida (il diritto/dovere, individuabile dalla ragione e quindi sostenuto dalla morale naturale e cattolica, all’autoconservazione). Scegliere di non vaccinarsi infine non esenta nessuno dal dovere morale e giuridico di agire con responsabilità osservando le norme di prevenzione – mascherina e distanziamento – richieste a tutti, vaccinati o meno.

Proprio perché credo che ogni uomo sia dotato di ragione e su questa convinzione ho fondato la mia professione di insegnante, non credo che la gestione della pandemia, come affermano inoltre alcuni sussiegosi esperti, sia infine un affare dei soli sedicenti specialisti (che oltretutto si accapigliano tra loro): la democrazia è nata ad Atene quando gli esperti sono stati costretti a spiegarsi chiaramente davanti alle assemblee popolari per ottenerne l’appoggio e io gradirei continuare a vivere in un Paese libero.

Nel 1964 (avevo solo 7 anni), un vaccino contro la poliomielite, il Sabin, mi causò – come a diversi altri bambini – l’infezione e il ricovero per due mesi nel lazzaretto di Padova. Questa dolorosa esperienza non mi ha tuttavia trasformata in una no vax: sapendo che nessuna decisione è a costo zero, ed essendo consapevole – anche da storica – dell’importanza dei vaccini per la salute pubblica, ho affrontato serenamente altre vaccinazioni e ho fatto vaccinare i miei figli.  

Anche contro il Covid, considerata la mia età non più verdissima e alcuni problemi di salute pregressi, mi sono vaccinata: non l’ho fatto a cuor leggero, ma dopo aver preso – in accordo con un ematologo di fiducia – le precauzioni per scongiurare alcune possibili conseguenze indesiderate, anche molto gravi, che mi trovavano particolarmente esposta, elencate sul quartino del consenso informato.

Racconto queste vicende personali perché giudico alquanto semplicistica la contrapposizione no-vax / pro-vax. Ho anche constatato sfilando come altri cittadini gli ultimi sabati estivi nella mia città contro il ricatto vaccinale, che i no-vax dell’immaginario collettivo (‘alternativi’ e avversi al progresso scientifico) ammesso che esistano, non sono la maggioranza: tra i manifestanti, per lo più gente comune, erano infatti presenti diversi operatori sanitari, farmacisti e medici, che pur essendosi in passato più volte vaccinati, erano preoccupati per la propria salute proprio perché avevano approfondito il problema. Si dichiaravano in ansia soprattutto per la salute dei figli e per le possibili conseguenze sulla salute pubblica di una politica sbilanciata a favore della sola vaccinazione di massa, su cui avvertivano la mancanza di un pacato e trasparente dibattito. Le voci critiche per quanto autorevoli, come quella del dott. Robert Malone, inventore della tecnologia mRNA (su cui sono fondati questi farmaci), che ha segnalato il rischio che la vaccinazione di massa favorisca il prodursi di nuove varianti e ha sconsigliato l’uso dei vaccini per i giovani (per loro il Covid non è una malattia grave e i possibili effetti avversi di questi vaccini sperimentali a lunga distanza non sono prevedibili), vengono silenziate o screditate.  Degli effetti avversi in tempi brevi, come le miocarditi che colpiscono gli adolescenti – specie maschi – si parla, ma per lo più senza conoscere i dati ufficiali, che in Italia rimangono difficilmente raggiungibili [4].

Come già avvenuto nei tempi difficili (guerra, crisi economiche) del passato – sembrano oggi prevalere, con la paura fomentata ad arte da politici e mass media, atteggiamenti irrazionali e un arroccarsi nelle convinzioni acquisite che rendono molto difficile il privato e pubblico confronto e questo a svantaggio della coesione sociale e a tutto vantaggio di colossi farmaceutici, come la Pfizer (già inquisiti in passato per l’uso improprio di farmaci e l’occultamento dei possibili effetti avversi[5]) e del governo che (pur mantenendo alla sanità il ministro Speranza, primo responsabile nel precedente e fallimentare affronto della pandemia) scarica comodamente sui no-vax, i nuovi ‘untori’, il crescente malcontento della popolazione per gli esiti della crisi economica, aggravati in Italia da un lockdown particolarmente rigido, e gli esiti deludenti dei vaccini[6].

A proposito del Green pass, faccio mia la domanda che si facevano studenti universitari di Bergamo nella bellissima lettera scritta un paio di giorni fa al Rettore: Considerato che lo stesso vaccinato può contagiare ed essere a sua volta contagiato, ci si chiede quale possa in effetti essere la funzione del Green Pass, e se essa sia realmente di natura sanitaria o eminentemente politica[7]. 

Per questo il rifiuto di vaccinarsi di un sacerdote amico, molto colto e di grande fede, ma anzianotto come la sottoscritta – che ha sostenuto nell’ennesima e animata discussione tra amici di difendere in questo modo per tutti la libertà di scelta – è un atto personale e nello stesso tempo anche politico: poiché ricorda ai governanti che anche per loro c’è qualcosa di indisponibile[8], qualcosa su cui non possono mettere le mani e non tanto per rispettare i diritti individualistici dei cittadini, ma per rispettare i limiti intrinseci ad un potere politico che non sia tirannico.

 

 

Riferimenti:

[1] Avendo partecipato da vicino (anche in senso letterale, vivendo a Udine) alle drammatiche vicende di Eluana Englaro non posso che condividere la viva preoccupazione per l’esito del referendum radicale espressa anche da un non cattolico come Luciano Violante, già magistrato e attualmente Presidente della Camera (oltre che docente di Diritto pubblico): Il referendum liberalizza ogni forma di omicidio del consenziente, anche se determinato da una depressione da un fallimento finanziario, da una delusione sentimentale, da una momentanea fragilità psichica, e anche se viene commesso con mezzi violenti … Quale sarà il destino dei malati vecchi e poveri in una società che investe con una sanità costosa, dove sia possibile sopprimere chiunque lo consenta?

[2] Quello che inizia – anche in Italia – in nome del diritto all’autodeterminazione, prosegue poi rapidamente (vedi Inghilterra, Belgio, Olanda …) sull’onda del best interest (vedi il caso di Charlie Gard e altri consimili in Inghilterra) individuato da medici e giuristi.

[3] S. Fontana, Il rifiuto di vaccinarsi non è individualismo anarcoide, in La Nuova Bussola Quotidiana, 2 settembre 2021.

[4] In Europa: Eudravigilance, la banca dati di farmacovigilanza dell’EMA, registrava al 31 luglio 2021 e per i soli paesi dell’Unione Europea un totale di 20.594 morti associate ai vaccini anti-Covid e un totale di 1.960.607 effetti avversi provocati dagli stessi (dei quali 968.870 gravi).

[5] Il racket dei vaccini COVID – parte 4 – MN #127 – La mafia farmaceutica – Mazzoni News.

[6] Questi ultimi infatti, esaltati e promossi come unica soluzione alla pandemia più che funzionare, funzionicchiano, come ha detto il prof. Galli a proposito della variante inglese, tanto che si profila già in Israele – dove gran parte della popolazione è vaccinata – la necessità di una terza dose.

 [7] A proposito del Green pass, non sarebbe comunque opportuno rendere – anche economicamente – accessibili a tutti (di per sé stessi costerebbero tra l’altro pochissimo) i test salivari che senza essere invasivi accertano effettivamente la non contagiosità delle persone (che il vaccino invece non assicura, come mostra anche il caso del pediatra di Lecce che ha infettato alcuni bambini)? O dobbiamo rendere sempre più penoso a milioni di italiani l’esercizio di un diritto costituzionale, come la libera scelta di un farmaco in fase sperimentale?  

[8] Fontana, Il rifiuto di vaccinarsi … La teorizzazione del diritto di resistenza, cioè quello di opporsi a un potere/ordine ritenuto ingiusto, già presente nel mondo greco – romano (basti pensare all’Antigone di Sofocle), venne fatto proprio dai primi scrittori cristiani (in particolare S. Paolo di Tarso), trovando nuovo impulso nella filosofia di Tommaso d’Aquino. Con l’età moderna, esso si è legato soprattutto alla tutela della libertà di religione e alla lotta di giuristi, filosofi e teologi, sia cattolici che protestanti, contro le tendenze assolutistiche dello Stato, oltre che ad istanze liberali.

 

Facebook Comments
Print Friendly, PDF & Email