(se il video qui sotto non si apre, cliccare qui)

 

 

di Sabino Paciolla



Lo abbiamo detto più volte su questo blog, ma oramai è di una evidenza indubitabile, le prove diventano sempre più schiaccianti e la verità appare chiara: si vuole inoculare con le buone o con le cattive ogni persona esistente sulla Terra, bloccando con ogni mezzo qualsiasi terapia che pure abbia dimostrato buoni risultati, impedendo l’uso di qualsiasi altro farmaco esistente con prove di effetti positivi nella cura. E’ il caso della Ivermectina. Qui trovate tutti gli articoli pubblicati su questo blog.  

In questo ultimo articolo pubblicato sulla rivista Science, che conferma risultati analoghi riscontrati da altre ricerche uscite ad esempio su Nature e Immunity, con sorpresa si evidenzia come l’immunità naturale sia molto più potente, a vasto raggio e durevole di quella “artificiale” prodotta da due dosi di vaccino. Pertanto, una infezione da SARS-COV-2, curata immediatamente con adeguati medicinali, e non lasciata aggravare con “tachipirina e vigile attesa”, porterebbe ad un duplice risultato: una migliore immunità ed un impedimento della moltiplicazione delle varianti suscitate dai vaccini. Il vaccino, semmai, invece che essere somministrato a tappeto, anche ai giovani ed ai bambini, potrebbe essere indicato per quelle persone fragili di qualsiasi età. Allo stesso modo, all’uopo, potrebbero essere usati gli anticorpi monoclonali, attualmente autorizzati in via emergenziale (qui l’aggiornamento), solo per coloro che si ammalassero. L’ottica, evidentemente, è quella della complementarietà per raggiungere il miglior beneficio con il minimo rischio per la salute.

Ma cos’è l’ivermectina? E’ un farmaco (attenzione parliamo di quello per esseri umani, NON per animali!) conosciuto da qualche decennio, ed è ben tollerato, i cui scopritori hanno ricevuto il Nobel. E’ stato distribuito in 4,5 miliardi di dosi nelle persone con varie patologie, tra le quali l’oncocercosi, la cosiddetta cecità fluviale. E’ un farmaco che nella sua storia ha destato “meraviglia” per le inaspettate cure di malattie di cui non si immaginava avesse le capacità. L’ultima meraviglia, che si aggiunge alle precedenti, è quella di essere efficace anche nella cura della COVID-19. Ciò è confermato da tante ricerche pubblicate su varie riviste, a cominciare dalla prestigiosa Nature, per finire all’articolo pubblicato dallo stesso scopritore della Ivermectina, nonché premio Nobel, prof. Satoshi Ōmura.  

Il prof. Satoshi così conclude il suo articolo:

Quando l’efficacia dell’ivermectina per la pandemia di COVID-19 sarà confermata con la cooperazione dei ricercatori di tutto il mondo e il suo uso clinico sarà realizzato su scala globale, esso potrebbe rivelarsi di grande beneficio per l’umanità. Potrebbe persino rivelarsi paragonabile ai benefici raggiunti dalla scoperta della penicillina, considerata una delle più grandi scoperte del ventesimo secolo.

Ma dove è stata usata? In India, ad esempio, soprattutto quando il piano di vaccinazione era agli albori e il paese era in piena ondata COVID, l’uso di Ivermectina ha dato un grosso contributo nel tenere a freno le ospedalizzazioni ed i decessi, in particolare in alcuni stati. Il costo in India dell’Ivermectina  è di poco più di un dollaro. I risultati sono stati notevoli, soprattutto se li si confronta con quelli di qualsiasi altro paese con una popolazione nettamente inferiore.

Impressionanti i risultati sull’uso dell’Ivermectina anche in Perù, dove è stata usata massivamente su tutta la popolazione (oltre 33 milioni di persone). In questo caso, uno studio ha dimostrato il crollo della mortalità (picchi del 90%) rispetto alle regioni in Perù in cui è stata distribuita con ritardo (come ad esempio a Lima, la capitale). I’Ivermectina è stata distribuita dal governo peruviano alla popolazione con il consiglio di utilizzarla in regime domiciliare (a casa) ai primi sintomi di infezione da Covid, i decessi in eccesso a 30 giorni sono diminuiti di una media ponderata per la popolazione dal 70% al 90% (https://ssrn.com/abstract=3765018)”.

L’ivermectina è stata usata anche in via preventiva in medici che operavano in reparti covid. Anche in questo caso, il contagio e l’ospedalizzazione si sono ridotti in maniera notevole.

 

 

Infine, lo stesso presidente dell’Associazione Medica di Tokyo, in una conferenza stampa di due settimane fa, per fronteggiare l’ondata di contagi che sta colpendo il Giappone, dopo aver annunciato che il farmaco antiparassitario Ivermectina sembra essere incredibilmente efficace nel fermare la COVID-19, ha raccomandato pubblicamente ai medici in Giappone di iniziare immediatamente ad usare l’Ivermectina nel trattamento della COVID-16 (si veda il video in testa a questo articolo).

Purtroppo, però, come abbiamo detto più sopra, assistiamo ad una fortissima opposizione a qualsiasi cosa non sia il vaccino. 

Ma qualcuno non ci sta e comincia a muoversi. E’ il caso di un cittadino italiano 59enne che ha inviato un esposto alle procure di Catania e Roma, per chiedere di far luce sulle tempistiche con cui l’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco, ha gestito la richiesta di autorizzazione all’uso in via sperimentale dell’Ivermectina per il trattamento della COVID-19. Si tenga presente che tale farmaco, un antielmintico, è utilizzato in alcuni paesi per uso umano e in altri per uso veterinario. In Italia era autorizzato per uso veterinario e solo per uso topico negli esseri umani. Dal 20 maggio scorso, senza che se ne facesse pubblicità, anche l’Italia ha autorizzato l’Ivermectina per l’uso umano. Il nome del farmaco è Iverscab. Naturalmente l’utilizzo è per la cura delle malattie note di quel farmaco, ma non per la COVID-19. Purtroppo, a distanza di 3 mesi dall’autorizzazione, in farmacia non ne sanno nulla.

Perché questo esposto? E’ presto detto. 

Il prof. Bruno Cacopardo, primario di malattie infettive all’ospedale Garibaldi di Catania, a cominciare dallo scorso novembre ha iniziato la somministrazione della Ivermectina ai suoi pazienti con la COVID-19, una settantina, che sono tutti guariti in pochi giorni, metà dei quali in condizioni cliniche giudicate severe.  

A fine inverno però tutto si blocca. «A marzo succede un fatto singolare e per certi aspetti inspiegabile e non pienamente e compiutamente giustificato – si legge nell’esposto -. L’assessorato Sanità della Regione Siciliana, in persona di un suo dirigente, vista la presa di posizione dell’Ema (European Medicines Agency) contro l’utilizzo del farmaco, sembrerebbe senza attendere disposizione dell’Aifa, ordina alle Asp e agli operatori sanitari in generale della regione, il divieto di utilizzo del farmaco medesimo per la cura Covid. Sicché presso il reparto di Infettivologia del presidio ospedaliero Garibaldi Nesima di Catania, nonostante i risultati incoraggianti in termini di guarigioni, viene sospeso l’utilizzo del farmaco, limitandone l’uso solo ai cosiddetti casi compassionevoli (da aprile ad oggi solo una trentina di pazienti, tutti guariti)», riporta MeridioNews edizione di Catania.

A quel punto dall’ospedale Garibaldi, Cacopardo attiva la procedura per chiedere all’Aifa di dare l’ok alla prosecuzione della sperimentazione. Dall’Agenzia italiana del farmaco, però, non è mai arrivata una risposta. «L’Aifa non ha formulato un formale atto di assenso alla somministrazione della Ivermectina o un motivato atto di diniego», viene specificato nell’esposto. Dove poi si fa riferimento a un dato che potrebbe essere soltanto un dettaglio oppure no: l’Ivermectina costa molto poco. Per l’intera cura bastano circa 12 euro, continua il giornale. Per questo, a maggio, complice la riduzione dei contagi e la prosecuzione della vaccinazione a tambur battente, il prof. Cacopardo ritira la procedura di autorizzazione.

Insomma, la burocrazia (diciamo così) vince su una terapia promettente che potrebbe salvare vite umane. 

Questa la situazione in Italia, ma è simile a quella di tanti paesi esteri.

 

 

 

Che dire? La verità prima o poi verrà a galla.  

 

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