Un lettore mi scrive. 

 

Roberto Speranza
Roberto Speranza

 

Egr. dott. Paciolla,

lo scorso 5 aprile il quotidiano degli Elkann – Agnelli diretto da par suo dall’ineffabile “Sambuca” Molinari, riportava gaudente la notizia dell’archiviazione della denuncia a carico dell’ex-ministro che il mondo intero ci invidiava in epoca pandemica.

Parliamo di tale Speranza, il cui cognome costituisce un fulgido esempio di comicità involontaria, ma si sa, la vita a volte sa essere ironica. Parliamo cioè dell’ex assessore all’urbanistica della città di Potenza divenuto improvvisamente il simbolo della salvezza sanitaria di un intero paese, a dispetto di un’apparenza che con l’immagine della salute poco aveva a che fare, ma tant’è.

Vien quasi da sorprendersi all’italiota che ha creduto alla buona fede degli apparati di potere, che il suddetto venga fischiato – per non dire insultato – quasi ovunque si rechi a presentare quel libro che, non appena uscito nel 2020 venne precipitosamente ritirato dal mercato per poi riemergere (per carità cristiana non specifico da dove) quasi quattro anni più tardi.

Ebbene il tribunale dei ministri scagiona in pratica questo prestigioso personaggio precisando che in sostanza, a seguito delle direttive degli organismi preposti, altro non ha fatto che eseguire ordini. Proprio quest’ultima affermazione costituisce una fotografia perfetta del soggetto in questione, al quale possiamo in fondo accostare i due predecessori di Lady Giorgia, con i quali ha egli lavorato. Che i gerarchi nazisti processati a Norimberga fossero essi stessi giustificabili in quanto altro non facevano che dimostrarsi obbedienti al potere di turno? Il dubbio potrebbe sorgere.

La domanda che mi pongo, per certi versi ovviamente paradossale, è: ha senso accanirsi contro Speranza quando questa vicenda dimostra una volta di più che la separazione dei poteri è un’immensa barzelletta in questo paese in cui l’apparato giudiziario altro non fa che validare rapporti di forza improntati alla supremazia del pesce grosso su quello piccolo?

In questa prospettiva l’ex-ministro altro non rappresenta che il terminale di un processo orchestrato da big pharma, OMS con annessi e connessi, con l’avallo del potere politico più o meno profondo. Pensare perciò che il sistema giudiziario possa in qualche modo offrire appoggio ai danneggiati dal sacro siero per non parlare dei numerosi sospesi o licenziati, è quanto meno ingenuo. Prova ne è il fatto che il suddetto tribunale dei ministri riferisce senza pudore alcuno che Speranza agì in funzione della tutela della salute pubblica. E lo fa senza ridere.

Il vertice della follia si raggiunge poi quando l’ex-assessore all’urbanistica si permette pure di offendere i connazionali affermando di sapere che la verità sarebbe emersa, a dispetto delle denunce di presunte associazioni “no-vax”. Ma verità “de che”, esattamente? Se lo ricorda, questo signore, che in Svezia e Corea del sud pur partendo dalle medesime condizioni si riscontrò una situazione epidemiologica complessiva nettamente migliore della nostra pur in assenza dei famigerati lockdown (per non parlare del resto)? Se le ricorda le sue “restrizioni” sui voli aggirabili pure da un bambino? Se la ricorda l’ammissione di inefficacia sulla trasmissione del contagio da parte di tale Sig.a Small (Pfizer) in commissione UE di quei farmaci dei quali proprio lui rivendica essere stato paladino addirittura a livello planetario? Non si tratta di un dettaglio bensì del presupposto su cui si basò l’aggressione più feroce che le classi dominanti abbiano mai sferrato nei confronti di coloro che hanno avuto la sola “colpa” di mettere il cervellino su “on” anziché farsi travolgere dall’ondata di emotività isterica fomentata da un mondo dell’informazione che espresse il peggio di sé.

Farebbe bene l’ex-ministro a rilevare che non sono affatto le associazioni “no-vax” (come lui vaneggiando le definisce) a contestarlo: è esattamente il contrario. Si tratta di coloro che del suddetto e del mondo di cui è fedele servitore si sono fidati, con il risultato di ritrovarsi ora cornuti e mazziati come suol dirsi. Costretti a riunirsi in associazioni e comitati per sperare di conquistare un briciolo di visibilità pubblica che non sarà certo il mainstream a fornirgli.

Mi dica: secondo lei è normale che un tale soggetto pubblichi un libro autocelebrativo nel 2024? Oppure dobbiamo pensare che il problema siamo noi che ancora gli permettiamo di uscire di casa? Personalmente non sottovaluterei certi segnali. Si tratta del prodromo del possibile ripetersi di scenari che altro non faranno che giustificare l’incedere della società del controllo globale. Altro che complottismo.

Grazie per la sua attenzione.

Claudio – Saronno
 


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