Un lettore, dopo aver letto un post di qualche giorno fa, mi scrive: 

 

Milano duomo mascherine Coronavirus
Milano, duomo. (Photo by ANDREAS SOLARO/AFP via Getty Images)

 

Egr. Dott, Paciolla,
 
ho appena letto il pezzo relativo all’episodio del parrocchiano di Cuneo che avrebbe “osato” presenziare alla Santa Messa sprovvisto dell’ormai tristemente nota mascherina.  Per dirla tutta, la cosa non mi ha affatto sorpreso. Nella zona in cui abito la situazione è infatti tutt’altro che normalizzata, a meno che la “normalità” abbia assunto una fisionomia assai differente da quella che conoscevamo.  A tal proposito mi permetto offrirle a titolo di modesto contributo il messaggio che ho fatto recentemente avere ad alcuni amici:
 

Mai avrei pensato di accogliere “con favore” le comunicazioni della curia milanese e comasca che unitamente (pare) agli altri vescovi lombardi hanno di propria sponte prorogato l’imposizione dell’ormai noto bavaglio sul volto dei fedeli che presenziano le celebrazioni.

Il perché di questo mio sentimento è presto detto: essendo la posizione della CEI del tutto uniformata alle deliranti e viscide disposizioni governative che non impongono ma ne “raccomandano” l’uso per quei luoghi al chiuso ove non sussista più l’obbligo esplicito, questo avrebbe generato verosimilmente malumori quando non tensioni manifeste (magari dagli esiti imprevedibili) tra gli stessi fedeli come peraltro segnalato nei giorni scorsi da “La nuova bussola quotidiana”.  Peraltro mi giunge voce in merito a fenomeni di intolleranza nonché abusi di potere che in questi giorni avrebbero colpito chi legittimamente non sente l’irrefrenabile esigenza di indossare quello che pare ormai divenuto il feticcio preferito dell’italiano “responsabile”, “civile” oltreché fiducioso nella “scienza(h)”, tanto che ho sentito persone affermare che non intendono più farne a meno (purtroppo non sto scherzando).

Ora i casi sono due: o detti vescovi hanno assorbito per una sorta di osmosi l’ipocondria profusa dalla cricca di Draghi e Speranza, oppure hanno appunto realizzato che la posizione della CEI avrebbe potuto generare una confusione che poi l’insipienza dei più avrebbe esacerbato.

Certo rimane un quadro complessivo desolante, con una Chiesa Cattolica sin dall’inizio adeguatasi con entusiasmo alle disposizioni delle autorità civili al punto da anticiparle e/o renderle perfino più restrittive, ma soprattutto non ha dimostrato la benché minima capacità di elaborare un pensiero critico in merito alla crisi sanitaria: origini, implicazioni, ricadute sociali / politico / economiche / lavorative e direi pure antropologiche, dando invece per scontata la buona fede di un governo etero diretto che ha assunto sempre più una connotazione totalitaria ed antiumana.  Non mi pare, per dirne una, che una sola parola sia stata spesa per i numerosi lavoratori sospesi, licenziati, demansionati o comunque discriminati per non essersi piegati alla logica dettata da uno strumento, l’infame tessera verde, che per stessa ammissione di uomini del sistema ha natura meramente politica e di introduzione di meccanismi tecnologici per il controllo sociale.

Ancor oggi, di fronte all’ennesima manifesta incapacità di affrancarsi da misure di cautela eccessive, illogiche, spesso inefficaci (quando non adottate con finalità assai differenti dall’effettiva tutela della salute) ed imposteci con stucchevole paternalismo, non posso fare a meno di chiedermi con dolore se all’origine di tutto ciò vi sia unicamente dabbenaggine ovvero complicità verso poteri tutt’altro che benevoli.  Il tutto in un momento in cui numerosi studi confutano sempre più apertamente le misure presenti e passate dell’attuale premier e del suo predecessore, che non hanno eguali nell’intero continente.

(lettera firmata)
 

 

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