di Gianni Silvestri

 

I Domenicani sono uno degli “ordini religiosi di punta” all’interno della Chiesa, apprezzati per la loro competenza ed apostolato anche nel vasto campo della cultura. Dopo l’incresciosa censura subita al Meeting di Rimini di qualche anno fa (QUI), nello spirito cristiano che li contraddistingue hanno preferito non polemizzare, ma organizzare un loro meeting, presso la Basilica Patriarcale di Bologna (dove è seppellito il fondatore, S. Domenico).


Ho partecipato a tale incontro che sin dall’inizio si prospettava interessante per le personalità di primo piano del mondo cattolico che vi hanno partecipato (da padre Giorgio Carbone OP, al dr Massimo Gandolfini, a S.E. Mons. Crepaldi Vescovo di Trieste e Presidente dell’Osservatorio sulla dottrina sociale della Chiesa ecc).


Ci vorrebbero tanti articoli per poter dar conto della ricchezza di contenuti ed esperienze ascoltata, ma lo spazio mi costringe a limitare la riflessione alla testimonianza della sig.ra Antonia Salzano, la mamma del beato Carlo Acutis che ci ha aiutato a riflettere sul mistero della (nostra ) salvezza insieme a Giorgio Carbone OP che ha scritto il libro sugli scritti del Beato Carlo. Con lo scrupolo tipico dell’Ordine dei Predicatori (così sono chiamati i Domenicani) padre Giorgio Carbone  ha approfondito alcune frasi di Carlo dal punto di vista teologico, a partire dagli atti del processo canonico raccolti dalla Congregazione per le cause dei santi.


Il libro- edito dalle Edizioni Studio Domenicano- si intitola “Originali o fotocopie?” rifacendosi ad una delle frasi più famose di Carlo Acutis: tutti nasciamo originali, ma molti di noi muoiono come fotocopie” (frase riportata dal Papa nella Esortazione Apostolica “Christus vivit”).

Padre Carbone ha introdotto il libro confessando il suo iniziale scetticismo sullo svilupparsi della vicenda seguita alla morte Carlo: “Il mio scetticismo, di avere un giovane amico Beato, è venuto progressivamente meno sia rendendomi conto che tanti giovani domenicani diventavano suoi estimatori sia quando lo stesso papa lo ha citato più volte in un suo scritto. So inoltre che tanti giovani, recatisi ad Assisi sono andati a pregare sulla tomba di Carlo (piuttosto che di S. Francesco e s.Chiara). Questo mi ha convinto a scrivere un libro, non una biografia (belle quelle di Nicola Gori che cura la canonizzazione), ma sugli scritti di Carlo come raccolti nel processo canonico (anni 2013-16 con 57 testimoni dinanzi al card. Scola di Milano).
Sono quindi partito dalle frasi di Carlo che ho commentato teologicamente”.


Padre Giorgio Maria Carboni ha proseguito citando una frase del Card.Biffi (noto quanto dotto, cardinale di Bologna), per indicare il punto di svolta della vita di ciascuno: la scelta della fede, la scelta cioè della ipotesi-certezza sulla quale costruire la vita. Tutti siamo chiamati a questa scelta in quanto “o si è credenti o creduloni” come precisava il card. Biffi. La scelta non è tra fede ed ateismo (o agnosticismo), in quanto- se riflettiamo- o crediamo in Dio o al contrario finiamo per credere ad ogni altra cosa (oroscopi, politica, scienza, soldi, potere, noi stessi ecc), ed i risultati si vedono in una società che si dice laica, ma diventa sempre più superstiziosa ed insicura. 


A qualcuno si finisce per dar credito nella vita, e tra le possibili scelte, la migliore è senza dubbio quella di fidarsi di chi la vita l’ha creata.
Dopo l’interessante introduzione di Padre Carbone, Antonia Salzano, la mamma di Carlo Acutis, ha tratteggiato alcuni aspetti della ricca personalità di Carlo, evidenziando come, sin da piccolo, avesse manifestato un grande affetto per la Madonna (le portava i fiori che raccoglieva) e Gesù (voleva entrare a salutarlo in ogni chiesa); la cosa appariva difficilmente spiegabile vista la mancanza di educazione religiosa nei primi anni di vita. Gli stessi genitori hanno riscoperto la bellezza della fede proprio grazie a Carlo che la sera li invitava a pregare insieme.


A sette anni Carlo ricevette la prima comunione e da allora quotidianamente si recava a messa ed usava dire: “la mia vita deve essere sempre unita a Gesù”;
e quando riceveva l’Eucarestia: “accomodati pure, fa come se fossi a casa tua“.


I sacerdoti, i docenti o gli educatori manifestavano meraviglia per la sua dedizione agli altri e la sua spiritualità.  La mamma in ordine all’interesse di Carlo per l’informatica, internet ed i giochi (che spesso “ingabbiano” per ore i nostri giovani) ha precisato:


In questa società di influencer che vorrebbero persino insegnare come vestirci o truccarci, Carlo diede origine alle sue frasi veloci, quasi fossero dei twitter. Il Papa lo ha indicato come influencer di Dio. Alcuni lo vorrebbero patrono di internet perché ha saputo utilizzare i mezzi di comunicazione insegnando a non essere dominato da loro, ma a dominarli (sono invece in aumento coloro che vivono sempre connessi, perdendo gran parte della giornata in giochi, scommesse, video di vario genere).
Per questo Carlo si era imposto massimo 1 ora di videogiochi ogni settimana per non sottrarre tempo a Dio ed agli altri; egli infatti voleva spendere bene il tempo e ricordava che ogni minuto può essere perso per santificare, e non dobbiamo sprecarlo in tante attività inutili che il mondo ci propone, attività che ci farebbero sprecare l’intera vita lontano da Cristo”. Si mise a disposizione dei suoi compagni per le tesine di 3 media al computer, e poi della parrocchia per il fare il sito ecc.
Una sua frase rende l’idea della sua dedizione e della sua vita: “Non io, ma Dio”.

La mamma ricordava che Carlo era un ragazzo normale con una vivace intraprendenza e curiosità tipica degli adolescenti; ad esempio, non gli piaceva il flauto a scuola ed imparò da solo a suonare il sassofono.

“Carlo studiava sui testi di ingegneria informatica dell’Università già a scuola media ed utilizzava da autodidatta numerosi programmi come quella sui miracoli informatici che è in rete. Ha passato giorni (anche notti) per creare sul web la mostra sui miracoli eucaristici ed anche di estate nella casa di vacanze di Assisi.
Questa mostra è stata tradotta in 21 lingue da cattolici cinesi, e gira per il mondo provocando conversioni”. Negli Usa sono nate con il tempo un gran numero di adorazione perpetue all’Eucarestia in ben 40 stati (persino l’ex capo dell’Fbi vi partecipava di notte; ed è proprio dagli USA che c’è la notizia di un miracolo).
Carlo a 15 anni era raggiante per una mostra eucaristica (nonostante sapesse di dover morire dopo poco).

Ed ancora:

“Carlo Faceva il catechista (seguiva molto i domenicani ed aveva una formazione avanzata), e ci ha insegnato che ognuno deve tendere alla santità.

Diceva che noi diamo più fortunati dei primi cristiani, perché abbiamo Gesù sotto casa, in chiesa, mentre 2000 anni fa si dovevano fare km a piedi solo per vederlo, magari da lontano, se si riusciva.  Egli era quindi meravigliato delle file di persone ai concerti, agli stadi ed invece della scarsa partecipazione in chiesa davanti al Re dei Re.  Ecco il senso della sua quotidiana adorazione eucaristica, diceva che chi sta davanti al sole si abbronza e chi sta davanti l’Eucarestia diventa progressivamente santo. Egli ricordava che:  “l’Eucarestia è l’autostrada per il cielo”.
Invitava a pregare per i sacerdoti e le vocazioni perché loro ci danno i sacramenti e consentono a Dio di raggiungerci, anche fisicamente”
. Si confessava ogni settimana e diceva che noi siamo come una mongolfiera che Cristo gonfia per il cielo, ma dobbiamo lasciare i tanti sacchetti di sabbia che ci appesantiscono: (i tanti peccati veniali da abbandonare). Egli scriveva addirittura un suo diario personale in cui annotava i progressi nella fede e nella carità).
Una caratteristica meno nota di Carlo è che era devoto alla Madonna di Fatima, era stato lì  e ed aveva delle comunicazioni spirituali con i pastorelli. Ad esempio Francisco pregava tanto davanti l’Eucarestia, proprio come Carlo, ed è significativo che l’angelo apparve 3 volte nel 1916 prima della Madonna, chiedendo- nella II° apparizione- di prostrarsi dinanzi a Gesù-Eucarestia (ed oggi dovremo riflettere su come noi la trattiamo, spesso senza questa consapevolezza e devozione).

La mamma ha tenuto a specificare che: ”Carlo non viveva una spiritualità disincarnata, ma “come Gesù  si occupa di noi anche Carlo si occupava degli altri, andava di notte dai senza tetto con il nostro domestico Rages, che era induista (addirittura  di casta sacerdotale braminica), ma che si è convertito dopo averlo frequentato. In famiglia abbiamo saputo che da lui Carlo si occupava anche degli stranieri e dei senza tetto a cui era attento e ci ha meravigliato come ai funerali ci fossero tanti stranieri, (tra cui molti Sikh).
Carlo è morto sereno nell’ospedale S.Gerardo di Monza nel 2006 ed in quei giorni diceva “la felicità verso cui sto andando non è di questa vita”.

Rispondendo alle domande dei numerosi partecipanti, la madre ha aggiunto:
“oggi ho due figli e diciamo il rosario ed andiamo a messa ogni giorno da quando avevano 4 anni. Se li trascuriamo da piccoli poi è il mondo che li educa. Oggi con internet già a dieci anni i bimbi sono stati già avvelenati da tanta pornografia che restano segnati ed è difficilissimo poi fargli capire la falsità umana di quello che è addirittura presentato come amore. Non permettiamo che questo accada con la bellezza di un’educazione cristiana ed il coraggio di qualche No che educa perché è frutto di amore.

Tanti altri sono gli episodi significativi della vita di Carlo o le sue frasi illuminanti, ma per questo vi invito a comprare il libro così autorevolmente presentato a Bologna nel Meeting dei Padri Domenicani (QUI) a cui sarà bene partecipare anche l’anno prossimo.
Ad maiorem Dei gloriam

                                                                                   

PS: il presente articolo non è stato rivisto dagli autori, ma è frutto degli appunti presi durante l’incontro: si è dunque disponibili ad ogni precisazione dei due protagonisti.
Nel sito www.carloacutis.it la famosa mostra sui miracoli eucaristici nel mondo ed tanti altri contenuti.

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