“La liturgia non è un giocattolo dei papi; è il patrimonio della Chiesa. La vecchia messa non è una questione di nostalgia o di gusto. Il papa dovrebbe essere il custode della Tradizione; il papa è un giardiniere, non un produttore.”

Mons. Rob Mutsaerts, vescovo ausiliare di ‘s-Hertogenbosch, Paesi Bassi, ha pubblicato questa forte dichiarazione sul suo blog. Il papa ha chiesto spesso la parrhesia, e ora ne sta ricevendo una buona dose da tutto il mondo. Traduzione dall’olandese all’inglese preparata per Rorate Caeli.-PAK. La traduzione italiana è a mia cura.

 

Vescovo Robert Mutsaerts, ausiliare di 's-Hertogenbosch nei Paesi Bassi
Vescovo Robert Mutsaerts, ausiliare di ‘s-Hertogenbosch nei Paesi Bassi

 

Papa Francesco promuove la sinodalità: tutti devono poter parlare, tutti devono essere ascoltati. Questo non è stato proprio il caso del suo motu proprio Traditionis Custodes, pubblicato di recente, un ukase [editto imperiale] che deve porre fine immediatamente alla messa tradizionale in latino. Così facendo, Francesco mette una grande linea in grassetto sul Summorum Pontificum, il motu proprio di Papa Benedetto che dava ampio spazio alla vecchia Messa.

Il fatto che Francesco usi qui la parola del potere senza alcuna consultazione indica che sta perdendo autorità. Questo era già evidente prima, quando la Conferenza episcopale tedesca non ha preso in considerazione il consiglio del Papa riguardo al processo di sinodalità. Lo stesso è avvenuto negli Stati Uniti quando Papa Francesco ha invitato la Conferenza Episcopale a non preparare un documento sulla Comunione [presa in maniera]  degna. Il papa deve aver pensato che sarebbe stato meglio [in questo caso] non dare più un consiglio, ma piuttosto un mandato di esecuzione, ora che stiamo parlando della Messa tradizionale!

Il linguaggio usato assomiglia molto a una dichiarazione di guerra. Ogni papa da Paolo VI in poi ha sempre lasciato delle aperture per la vecchia Messa. Se sono stati fatti dei cambiamenti [in quell’apertura], erano revisioni minori – vedi, per esempio, gli indulti del 1984 e del 1989. Giovanni Paolo II credeva fermamente che i vescovi dovessero essere generosi nel permettere la Messa tridentina. Benedetto ha spalancato la porta con Summorum Pontificum: “Ciò che era sacro allora è sacro adesso”. Francesco sbatte la porta con forza mediante il Traditionis Custodes. Sembra un tradimento ed è uno schiaffo ai suoi predecessori.

A proposito, la Chiesa non ha mai abolito le liturgie. Nemmeno Trento [lo fece]. Francesco rompe completamente con questa tradizione. Il motu proprio contiene, brevemente e potentemente, alcune proposizioni e comandi. Le cose sono spiegate più dettagliatamente per mezzo di una dichiarazione più lunga di accompagnamento. Questa dichiarazione contiene parecchi errori di fatto. Uno di questi è l’affermazione che ciò che Paolo VI fece dopo il Vaticano II è lo stesso che fece Pio V dopo Trento. Questo è completamente lontano dalla verità. Ricordate che prima di quel tempo [di Trento] c’erano vari manoscritti trascritti in circolazione e liturgie locali erano sorte qua e là. La situazione era un caos.

Trento volle restaurare le liturgie, rimuovere le imprecisioni e controllare l’ortodossia. Trento non si preoccupò di riscrivere la liturgia, né di nuove aggiunte, nuove preghiere eucaristiche, un nuovo lezionario o un nuovo calendario. Si trattò solo di assicurare una continuità organica ininterrotta. Il messale del 1570 si rifà al messale del 1474 e così via fino al quarto secolo. C’era stata continuità dal quarto secolo in poi. Dopo il XV secolo, ci sono stati altri quattro secoli di continuità. Di tanto in tanto, c’è stato al massimo qualche piccolo cambiamento: l’aggiunta di una festa, di una commemorazione o di una rubrica.

Nel documento conciliare Sacrosanctum Concilium, il Vaticano II chiese riforme liturgiche. Tutto sommato, questo era un documento conservatore. Il latino fu mantenuto, i canti gregoriani mantennero il loro posto legittimo nella liturgia. Tuttavia, gli sviluppi che seguirono il Vaticano II sono molto lontani dai documenti conciliari. Il famigerato “spirito del concilio” non si trova da nessuna parte nei testi conciliari stessi. Solo il 17% delle orazioni del vecchio messale di Trento si trova [intatto] nel nuovo messale di Paolo VI. Non si può certo parlare di continuità, di uno sviluppo organico. Benedetto lo ha riconosciuto, e per questo ha dato ampio spazio alla Vecchia Messa. Ha persino detto che nessuno aveva bisogno del suo permesso (“ciò che era sacro allora è sacro anche adesso”).

Papa Francesco fa credere che il suo motu proprio appartenga allo sviluppo organico della Chiesa, il che contraddice completamente la realtà. Rendendo la Messa in latino praticamente impossibile, egli rompe definitivamente con la secolare tradizione liturgica della Chiesa Cattolica Romana. La liturgia non è un giocattolo dei papi; è il patrimonio della Chiesa. La vecchia messa non è una questione di nostalgia o di gusto. Il papa dovrebbe essere il custode della Tradizione; il papa è un giardiniere, non un produttore. Il diritto canonico non è solo una questione di diritto positivo; c’è anche una cosa come il diritto naturale e il diritto divino, e, inoltre, c’è una cosa come la Tradizione che non può essere semplicemente messa da parte.

Quello che Papa Francesco sta facendo qui non ha nulla a che fare con l’evangelizzazione e ancor meno con la misericordia. Si tratta piuttosto di ideologia.

Andate in una qualsiasi parrocchia dove si celebra la vecchia messa. Cosa ci trovate? Persone che vogliono solo essere cattoliche. Queste non sono generalmente persone che si impegnano in dispute teologiche, né sono contro il Vaticano II (anche se sono contro il modo in cui è stato attuato). Amano la Messa latina per la sua sacralità, la sua trascendenza, la salvezza delle anime che è centrale in essa, la dignità della liturgia. Si incontrano famiglie numerose; la gente si sente accolta. Si celebra solo in un piccolo numero di luoghi. Perché il papa vuole negare questo alla gente? Torno a quello che ho detto prima: è ideologia. O è il Vaticano II – compresa la sua attuazione, con tutte le sue aberrazioni – o è niente! Il numero relativamente piccolo di credenti (un numero in crescita, tra l’altro, mentre il Novus Ordo sta crollando) che si sentono a casa con la Messa tradizionale deve essere e sarà sradicato. Questa è ideologia e male.

Se si vuole veramente evangelizzare, essere veramente misericordiosi, sostenere le famiglie cattoliche, allora si tenga in onore la Messa tridentina. A partire dalla data del motu proprio, la Vecchia Messa non può essere celebrata nelle chiese parrocchiali (dove poi?); è necessario un esplicito permesso del proprio vescovo, che può consentirlo solo in certi giorni; per coloro che saranno ordinati in futuro e vogliono celebrare la Vecchia Messa, il vescovo deve chiedere consiglio a Roma. Quanto dittatoriale, quanto poco pastorale, quanto poco misericordioso vuoi essere!

Francesco, nell’articolo 1 del suo motu proprio, chiama il Novus Ordo (la Messa attuale) “l’espressione unica della Lex Orandi del Rito Romano”. Quindi non distingue più tra la Forma Ordinaria (Paolo VI) e la Forma Straordinaria (Messa Tridentina). Si è sempre detto che entrambe sono espressione della Lex Orandi, non solo il Novus Ordo. Di nuovo, la Messa Antica non è mai stata abolita! Non sento mai parlare da Bergoglio dei molti abusi liturgici che esistono qua e là in innumerevoli parrocchie. Nelle parrocchie tutto è possibile, tranne la Messa tridentina. Tutte le armi sono gettate nella zuffa per sradicare la Vecchia Messa.

Perché? Per l’amor di Dio, perché? Cos’è questa ossessione di Francesco di voler cancellare (*) quel piccolo gruppo di tradizionalisti? Il papa dovrebbe essere il custode della tradizione, non il carceriere della tradizione. Mentre Amoris Laetitia eccelleva in vaghezza, Traditionis Custodes è una dichiarazione di guerra perfettamente chiara.

Ho il sospetto che Francesco si stia dando la zappa sui piedi con questo motu proprio. Per la Società di San Pio X, si rivelerà una buona notizia. Non avrebbero mai potuto immaginare quanto sarebbero stati in debito con papa Francesco….

 

Mons. Rob Mutsaerts

 

 

[(*) Il vescovo qui usa la parola tedesca ausradieren, che fu usata da Hitler quando parlava di cancellare città dalla mappa: “Wir werden ihre Städte ausradieren”].

 

 

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