Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Padre Thomas G. Weinandy, OFM, Cap, e pubblicato su The Catholic Thing. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione curata dal lettore Occhi Aperti! (pseudonimo)

 

Gesù guarisce

 

Gesù compì molte guarigioni di sabato. Tutto ciò causò sgomento e condanna da parte dei Farisei, perché non si doveva fare alcun lavoro di sabato. Una volta, insegnando in una sinagoga di sabato, Gesù guarì una donna che, da diciotto anni, era completamente ricurva. Al che “il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: <<Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato.>>” (Lc 13,10-14)

Il capo della sinagoga ha ragione. Ci sono altri sei giorni in cui Gesù potrebbe operare guarigioni, e dunque la gente dovrebbe presentarsi a Lui in quei giorni per essere guarita – e così osservare il sacro riposo del sabato. Dopo tutto, quando promulgava i Dieci Comandamenti, Dio rammentò a Mosè: “Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio.

Il riposo di sabato, dunque, è conforme a quanto Dio ci mostra col Suo esempio. In sei giorni, Dio creò tutto ciò che esiste, in cielo e sulla terra, “ma si è riposato il settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato”. (Es 20, 8-11)

Se è così, perché Gesù ha guarito di sabato?

Ovviamente, Gesù sapeva esattamente il motivo del Suo agire – e perché, così facendo, non stava affatto infrangendo il Terzo Comandamento, anche se così pareva. Per discernere il pieno significato delle guarigioni operate da Gesù in giorno di sabato, è necessario tenere a mente due considerazioni preliminari.

In primo luogo, il libro della Genesi afferma che, non appena ebbe portato a termine la sua opera di creazione, “Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona” (Gen 1, 31). In secondo luogo, a causa del peccato di Adamo ed Eva, la creazione di Dio era stata segnata dal peccato e contaminata dalla morte. In questo senso, non era più “molto buona”.

Che cosa doveva fare Dio? Doveva permettere al peccato e alla morte di avere l’ultima parola? Ma se così fosse, Dio non sarebbe l’infinitamente buono! Così Dio doveva fare qualcosa. Doveva “sbarazzarsi” del riposo del sabato e risorgere.

Ed in tal modo inizia la Sua nuova opera – l’opera di ri-creazione. L’intera storia dell’Antico Testamento è la narrazione dei preparativi di Dio al fine di ri-creare la Sua creazione macchiata dal peccato e, in particolare, la guarigione e la ri-creazione dell’umanità su cui pendeva la maledizione della morte. Questo progetto salvifico trova il suo culmine nel Padre che manda il Figlio nel mondo.

Come in precedenza Dio aveva creato buona ogni cosa attraverso la Sua Parola, così ora Dio ricrea buona ogni cosa attraverso il Suo Verbo incarnato. Gesù, come Figlio incarnato del Padre colmo di Spirito Santo, mette in atto l’opera di ri-creazione del Padre. Gesù è la dimostrazione suprema che il Padre ha voluto cessare il riposo del sabato in quanto è attraverso di Lui che ora il Padre rende nuove tutte le cose.

Così le guarigioni operate da Gesù in giorno di sabato stanno a significare l’opera ri-creatrice che il Padre Gli aveva affidato. Egli oltrepassava e vinceva gli effetti del peccato: la malattia e la morte. Le guarigioni di Gesù, quindi, hanno profeticamente anticipato la vittoria finale sul peccato e sulla morte.

Sulla Croce, Gesù si offrì amorevolmente al Padre come sacrificio perfetto, per ottenerci così il perdono dei peccati. E dando piena soddisfazione, il Padre gloriosamente risuscitò Gesù, il suo diletto Figlio, dai morti.

Il Venerdì Santo, Gesù mise a morte la vecchia creazione corrotta dal peccato. Dopo aver adempiuto alla Sua missione, Egli, in giorno di sabato, si prese il Suo riposo. La domenica, per la potenza dello Spirito Santo, il Padre lo risuscitò gloriosamente dai morti, e così ottenne il Suo riposo eterno.

Gesù risorto incarna letteralmente la nuova creazione. Egli è la nuova creazione, prefigurata e significata nelle Sue guarigioni in giorno di sabato. Inoltre, nel giorno di Pentecoste, il Signore Gesù risorto ha effuso il Suo Santo Spirito sugli Apostoli, dando così alla luce la Chiesa, che nello Spirito Santo battezza.

Attraverso il battesimo, moriamo con Cristo. La nostra natura corrotta, ereditata da Adamo, è messa a morte, e ora risorge come una nuova creazione, in Cristo, partecipando della Sua umanità risorta e glorificata per mezzo dell’inabitazione dello Spirito Santo.

Come San Paolo dichiara: “Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove” (2 Cor 5,17). Il battesimo è, quindi, il miracolo del giorno di sabato in cui i Cristiani vengono guariti dal peccato e dalla morte e ricreati a somiglianza di Cristo.

Significativamente, il battesimo viene amministrato durante la liturgia della Veglia Pasquale e normalmente la domenica, entrambe sono giorni di sabato. Inoltre, attraverso il battesimo, i Cristiani entrano nel riposo del sabato di Dio, perché partecipano al riposo eterno di Gesù risorto.

L’autore della Lettera agli Ebrei è consapevole di questo nuovo riposo permanente. Egli afferma che, a causa della sua ribellione e incredulità, il popolo ebraico non è riuscito ad entrare nel riposo di Dio, cioè nella terra della promessa. Anche coloro che Giosuè condusse nella terra promessa non trovarono la pienezza del riposo del sabato, infatti Dio parlò di un riposo del sabato, “per il popolo di Dio”, che sarebbe venuto dopo. “Affrettiamoci dunque a entrare in quel riposo” (Eb 4,9-11). L’ulteriore riposo di cui parla la Lettera agli Ebrei è il riposo celeste del sabato dove si condivide pienamente il riposo eterno di Gesù.

Mentre tutti i Cristiani entrano nel riposo del sabato di Gesù attraverso il battesimo, i Cattolici entrano più pienamente in quel riposo attraverso l’Eucaristia, perché prendono parte al corpo risorto e al sangue risorto di Gesù, e così permangono in Lui. L’Eucaristia è un’anticipazione terrena e un assaggio dell’eterna dimora in Gesù risorto, e perciò è una partecipazione al suo eterno riposo sabbatico.

In una delle sue visioni celesti, San Giovanni dichiara ciò che ha udito: “E udii una voce dal cielo che diceva: <<Scrivi: d’ora in poi, beati i morti che muoiono nel Signore. Sì – dice lo Spirito -, essi riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono>>”. (Ap 14,13)

Le opere del sabato che i Cristiani fanno in Cristo sulla terra meritano il riposo eterno in Cristo in cielo.

Padre Thomas G. Weinandy, OFM, Cap.

 

Thomas G. Weinandy, OFM, è uno scrittore prolifico e uno dei più importanti teologi viventi, è un ex membro della Commissione Teologica Internazionale del Vaticano. Il suo ultimo libro è il terzo volume di Gesù Diventa Gesù: un’interpretazione teologica del Vangelo di Giovanni: il Libro della Gloria e i Racconti della Passione e Risurrezione.

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

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