Villa San Fermo a Lonigo (Vicenza)
Villa San Fermo a Lonigo (Vicenza)

 

 

di Lucia Comelli

 

Sabato 18 novembre, nella splendida Villa San Fermo di Lonigo, ho partecipato alla Quinta Giornata nazionale della Dottrina sociale della Chiesa – organizzata da La Nuova Bussola Quotidiana, dall’Osservatorio cardinale Van Thuân e dal Coordinamento nazionale Justitia et pax per la DSC[1] – dedicata al tema La politica governata dall’ombra. Il titolo riprende quello del 15mo Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo[2]: un volumetto dedicato all’analisi del Deep State (o Stato profondo), vale a dire dei poteri non eletti che condizionano, spesso agendo in modo nascosto, le democrazie moderne. Con l’aspetto nuovo – rispetto al passato – che questi soggetti portatori di interessi privati sostengono una comune e rivoluzionaria concezione dell’essere umano: il cosiddetto transumanesimo.

Come anticipato in un articolo dal direttore dell’Osservatorio, dott. Stefano Fontana, nel convegno si è parlato:

della Community di Davos, delle tante fondazioni private americane che fanno politica globale, dei finanziamenti alle istituzioni internazionali [come l’OMS] e dei ricatti che ciò comporta, dell’attività politica delle multinazionali della tecnocrazia sanitaria, del filantropismo ideologicamente motivato, dei giochi politici dei grandi Social […] della finta democrazia liberale, dato che i giochi veri si fanno nell’ombra e non alla luce delle elezioni politiche. Il tutto, naturalmente, alla luce dei principi della Dottrina sociale della Chiesa[3]“.

La Giornata ha rappresentato, per me e per gli amici con cui sono arrivata a Lonigo, non solo l’occasione per comprendere e approfondire temi di vitale importanza, ma anche la possibilità di stare insieme gioiosamente a tante altre persone, anche nel corso del pranzo in comune, per conoscerci o reincontrarci, sostenendoci a vicenda in un giudizio di fede sulla realtà. Un bisogno che avverto con forza, in questo periodo di grande confusione anche all’interno della Chiesa.

Mi soffermo qui sulla prolusione di Monsignor Giampaolo Crepaldi, fondatore dell’Osservatorio Van Thuân, oltre che vescovo emerito di Trieste[4].

Mons. Crepaldi ha definito il Rapporto come un libro che ci aiuta a pensare e ci arricchisce: il cristiano deve avere la libertà di affrontare anche i temi spinosi, con buona creanza, ma con la consapevolezza che, agendo con coraggio, segue l’esempio di Cristo. Per creare una cultura e una prassi alternative a quelle dominanti, la dottrina sociale della Chiesa va ampiamente valorizzata e rilanciata: alcuni suoi aspetti possono infatti offrire le direttive di azione per correggere i processi negativi che ci sfidano.

A fondamento del concetto moderno della politica sta infatti il concetto di artificio. La stessa politica si riduce spesso ad una messa in scena, una sorta di recita a soggetto di un copione scritto da altri. La metafora più indicata del fenomeno è quella dei burattini e dei burattinai. Questo aspetto dello Stato profondo è un frutto deteriorato della stessa concezione politica moderna. Per i pensatori moderni il potere politico non è infatti collegato alla natura, ma nasce da un atto di volontà, mentre per la dottrina cattolica e, ancor prima, per la filosofia aristotelica, la società era un fatto naturale [l’uomo è un animale politico, scriveva Aristotele, non l’individuo autosufficiente del pensiero liberale]. Nell’ottica moderna, perso l’ancoraggio al diritto naturale (espressione per un cristiano della stessa volontà divina), è logico pensare che il potere debba essere manovrato: un potere non legittimato dalla natura resta infatti a disposizione di chi può condizionarlo, controllarlo. Questa è la grande questione attuale: abbiamo a che fare con un potere che non vediamo e che, tuttavia, ci comanda. Questa è la novità della riflessione coraggiosa dell’Osservatorio. Siamo solo all’inizio di una presa di coscienza di due piani nella politica: uno visibile e uno oscuro: la realtà del Deep State annulla il potere dello Stato democratico, che rischia di essere solo una sorta di facciata: il comitato d’affari della borghesia, lo aveva già definito Marx. Uno stato che Hobbes [nel suo celebre Leviatano] aveva divinizzato. Lo stato assoluto moderno si costruisce infatti annullando i corpi sociali intermedi e le società naturali (come la famiglia): si realizza così come una costruzione enorme, ma ultimamente debole! Basti pensare alla forza rappresentata dagli apparati burocratici – oggi non solo nazionali, ma anche e soprattutto europei – che condizionano in profondità le decisioni dei politici eletti. Oggi, tra chi gestisce il potere e il cittadino non ci sono spesso intermediari: quelle società parziali – da eliminare secondo le affermazioni di Rousseau [nel Contratto sociale] – che permettevano in passato una maggiore resistenza popolare[5]. La società civile è colonizzata da poteri privati e dal potere centrale e così i cittadini non sono più trattati come persone, ma come numeri. Lo Stato profondo finge di utilizzare il principio di sussidiarietà, ma le organizzazioni non governative non esprimono in realtà la società civile, ma sono create ad hoc da privati o dalle stesse istituzioni. La moderna filantropia, di origine protestante, è altra cosa rispetto alla solidarietà cristiana! La società civile (cioè noi tutti) perde in questo modo la propria libertà: molti movimenti che vengono presentati come espressione spontanea della popolazione, come quello ambientalista, sono in realtà da questo punto di vista una finzione.

Si parla molto oggi di conversione, ma in un senso molto diverso da quello proprio della Chiesa: si tratterebbe del dovere di aderire e partecipare ad alcuni cambiamenti sociali “indispensabili” per affrontare il futuro, cioè per rispondere alle emergenze globali. Si sollecita quindi la popolazione alla conversione (transizione) ecologica, digitale (transizione tecnologica), al dialogo tra le religioni per un futuro di giustizia e di pace, ad aprirsi ad un nuovo e fraterno globalismo. Queste “conversioni” hanno un tratto comune: pensano ad una presenza politica depurata dalle varie identità, che poggia su un terreno comune, laico, umanista e filantropico, qualcosa di allettante nel quale collaborare “insieme” (si dice con enfasi), senza distinzioni, per la giustizia e la pace, senza pregiudizi e stereotipi. Una piattaforma su cui tutti devono convergere, in realtà creata e gestita per realizzare un controllo sociale sempre più stretto. Anche il cattolico è spinto a collaborare, ma senza mettere in campo la sua fede cristiana, e quindi senza impegnare il magistero sociale della Chiesa. Questo nuovo umanesimo planetario, bisognoso di tante conversioni, deve infatti accogliere tutti, anche gli atei, e quindi appiattire le identità in un orizzonte radicalmente secolarizzato. Una prospettiva in cui ogni riferimento verticale, religioso, è preventivamente scartato perché ritenuto dal Deep State fonte di divisione e di conflittualità. E ciò in continuità con la visione ideologica della politica propria della modernità.

In conclusione, l’azione dei soggetti più ideologicamente consapevoli che muovono lo Stato profondo si concentra oggi sull’antropologia e punta a costruire una nuova umanità. La loro azione converge perciò nel promuovere politiche dirette a decostruire la morale naturale; quindi, radicalmente impegnate su alcune questioni morali di frontiera, sulla cui “negoziabilità” il potere non transige: aborto, eutanasia, famiglia, procreazione, donna, identità sessuale, gender. Chi ritenga tali questioni attinenti a principi strutturali, e quindi non negoziabili, va inevitabilmente allo scontro. È proprio questa situazione allora che, per essere gestita, chiama i cattolici ad una, questa sì, conversione, o riconversione: quella alla Dottrina Sociale della Chiesa. In fin dei conti, si tratta di un atto di carità: perché attraverso la Dottrina Sociale della Chiesa la persona umana diventa più persona, più se stessa, più libera, più conforme a quell’immagine che Dio ha impresso in essa creandola. Una conversione simile – ha terminato il relatore – non può però nascere se non da una conversione a Cristo, il grande dimenticato, ma il solo che salva: e di salvezza abbiamo bisogno, sul piano personale, collettivo, su tutti i piani. In fin dei conti, è a Cristo che dobbiamo ritornare, e ripartire con Lui, in Lui e dietro di Lui.

 

 

[1] Il Coordinamento nazionale Justitia et pax, creato dall’Osservatorio, collega insieme i tanti soggetti che nell’Italia di oggi fanno ancora riferimento alla Dottrina sociale della Chiesa (nel suo spirito originario).

[2] Cfr. Un Deep State planetario: la politica manovrata dall’ombra, a cura di R. Cascioli, G. Crepaldi, S. Fontana, Cantagalli 2023. Consiglio chi legge l’articolo di acquistare il libro – senza spese postali (euro 16) – scrivendo a: acquisti.ossvanthuan@gmail.com

[3] S. Fontana, Deep State, oltre il mito. Il pericolo reale della politica nell’ombra, www.lanuovabq.it  31/10/2023.

 [4] Dagli appunti di chi scrive e – per quanto concerne la parte conclusiva – dell’amico prof. Marco Nardone.

[5] La società globalizzata cerca di cancellare ogni forma di identità, financo sessuale, e di appartenenza che si produca spontaneamente dal basso. Il motivo è semplice: “Provate a spezzare un singolo filo – ho detto spesso ai miei allievi – non è difficile! Ma cercate di fare la stessa cosa se i fili sono strettamente intrecciati tra loro, cioè con un pezzo di tela…”.

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

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