di Roberto Allieri

 

Partiamo da qui, da questo breve video dell’acuto e inimitabile Silver Nervuti, di cui caldeggio la visione.

Quanta nostalgia vedendo i vecchi filmati di come vivevano le persone normali, nella normale quotidianità! Nei miei ricordi gente che girava in moto senza casco e fumava nei ristoranti accompagnando le pietanze con bicchieri di vino, senza sentirsi criminalizzata se poi doveva mettersi alla guida. Che faceva impunemente falò all’aperto in compagnia e che si distoglieva da cupi pensieri sulle minacce del CO2 cantando musiche melodiche con testi sensati (mica i rumori sintetici e i ritmi ripetitivi senza melodia in gran voga oggi, accompagnati da testi volgari e nichilisti, gracchiati da voci con l’effetto metallico dell’autotune). Aveva un sistema immunitario più resistente, meno allergie, intolleranze alimentari e non conosceva patologie oggi diffusissime pur assumendosi il rischio che ha chi riceve poche vaccinazioni. Non conosceva l’eco-ansia, né le minacce o i rischi apocalittici dello spreco di Co2 e quindi non doveva subire limitazioni, obblighi di condotta e tasse sull’aria.

Insomma, persone per le quali l’allegria e spensieratezza erano la normalità e non si spaventavano ingigantendo pericoli quasi inesistenti. E se proprio avessero temuto qualche rischio extra-professionale si sarebbero assicurate volontariamente, senza essere obbligate. Affrontavano gli infiniti e quotidiani rischi della vita aumentando la responsabilità e la reattività piuttosto che moltiplicando polizze cautelative. Potevano agire così perché c’era tanta sana libertà, cioè libertà di agire senza troppi lacci e laccioli quando i rischi erano esigui e le attività lecite. Il discrimine tra ciò che dovrebbe essere considerato attività sana e libera e attività da limitare perché pericolosa è determinato dall’incidenza statistica dei sinistri ma anche dall’educazione alla responsabilità. Tutto ciò che facciamo è potenzialmente pericoloso ma non per questo dobbiamo cautelarci con assicurazioni specifiche su ogni nostra azione (non coperta da pacchetti di Responsabilità Civile) o bloccarci o vivere nell’ansia di eventi sinistri. Qualche potenziale pericolo, anche mortale, va pur accettato se si vuole continuare svolgere il mestiere di vivere la vita (come diceva Battisti).

Per me la gente di due generazioni fa che vediamo nel video di Nervuti, e di cui qualcuno oggi inorridisce, godeva di tante sane libertà e anche di qualche sana incoscienza. Da qui faccio mia la domanda (retorica) di Silver Nervuti: erano irresponsabili loro o siamo diventati inetti noi oggi?

Negli ultimi decenni è cresciuta l’ossessione per la sicurezza del cittadino, che presuppone uno Stato guardiano ed occhiuto, alla ricerca di maggiori protezioni, con misure sempre più draconiane e vincolanti. La sicurezza però nel tempo è diventata una gabbia. In effetti, chi sta in gabbia è molto più al sicuro di chi può muoversi fuori dalla gabbia. Ma paga la sicurezza con la perdita di libertà.

Abbiamo visto tutti durante il Covid cosa significhi l’applicazione inflessibile di misure di sicurezza, tanto care ai nostri governanti. Quelle erano prove generali di cosa potrebbe succederci quando verranno proclamati nuovi stati di emergenza. All’orizzonte si profilano infatti nuove opportunità per aumentare repressioni e controlli della popolazione: dalla emergenza del nuovo virus X (che non si sa com’è ma stranamente si sa già che verrà), alla ‘sempre verde’ emergenza climatica, all’emergenza guerra per l’imminente invasione russa dei territori europei (nota: con tutte le lacrime e sangue spesi per conquistare due regioni amiche e a grande maggioranza russe non si capisce però come Putin possa avere risorse, strategie e interesse per piegare un continente totalmente nemico).

Citando una battura in non so in quale puntata del cartone americano I Simpson, ‘se permetti ai politici di violare la legge durante un’emergenza, loro creeranno un’emergenza per violare la legge’.

È proprio così: per i nostri governanti (e per nostri non intendo solo quelli italiani) la limitazione di libertà non è uno strumento per affrontare meglio le emergenze ma un obiettivo.

Il video di Silver Nervuti coglie alcuni aspetti di una deriva etica, portava avanti negli ultimi decenni da un regime di liberalismo illiberale. Oggi lo Stato si intromette in ogni aspetto della nostra vita privata con gli strumenti del bastone e della carota. Ovvero di multe o incentivi che comportano conseguenze alle quali è difficile sottrarsi. E si arriva sempre più facilmente all’esito estremo: o ubbidisci e ti premio o non ubbidisci e paghi caramente la tua scelta. Perché ognuno deve essere libero di fare solo ciò che lo Stato impone.

La parola d’ordine dei nostri governanti per avere mano libera è sempre quella: sicurezza. Ma non di meno pesa il corollario ‘la salute viene prima di tutto’. Ogni fattore di rischio deve essere controllato, monitorato, limitato e gestito. La vita è tutta un rischio. Nel bene e nel male, ogni nostra scelta è un rischio e ogni rischio impone una scelta. Se qualcuno gestisce alcuni nostri rischi vuol dire che gestisce anche particolari nostre scelte che hanno impatto sulla gestione della nostra vita. Insomma, gestisce come dobbiamo vivere. In effetti, il pretesto di tenere sotto controllo un rischio cela spesso l’obiettivo di controllare il comportamento dei cittadini. È lì che si vuole arrivare.

Ma assicurare maggiori protezioni ha anche un costo. E infatti le compagnie di assicurazioni si fanno pagare. Accade però che lo Stato, in genere, si guarda bene dall’accollarsi gli oneri collegati agli obblighi di messa in sicurezza o di copertura assicurativa. Qualunque attività fai, e intendo non solo quelle professionali ma quelle di ricreazione o che si fanno nel tempo libero, c’è sempre più spesso in agguato un balzello assicurativo da pagare, che si aggiunge a mille altri. Non sfugge più niente: forse per ora i tricicli dei bambini possono andare senza casco e assicurazioni ma non si sa fino a quando. Per lo Stato gestire il rischio vuol dire scaricarlo sulle tasche dei cittadini e delle imprese. Quindi non è un problema individuare sempre maggiori coperture obbligatorie.

Stranamente, questo assillo assicurativo e di monitoraggio dei rischi del nostro governo è scomparso durante le campagne di inoculazione forzate di vaccini. In questi casi i rischi sono stati considerati irrilevanti, le correlazioni tra vaccini ed eventi avversi tutte fake e pertanto di risarcimenti non se ne può parlare. Perché il vaccino viene prima di tutto, prima anche della salute e della sicurezza.

Un discorso a parte meriterebbe la gestione dei rischi sanitari (lasciamo da parte il discorso sulle gravidanze) conseguenti a rapporti sessuali promiscui, soprattutto quelli ‘contro natura’. Anche qui, come nelle vaccinazioni forzate, le conseguenze vengono minimizzate e gli inevitabili rischi di trasmissioni di malattie non si affrontano con bastoni e tolleranza zero ma con misericordia mille. Perché l’amore viene prima di tutto. Dove amore è sinonimo di fornicare (cioè avere rapporti sessuali al di fuori del matrimonio), come insegnano tanti ‘corsi di affettività’. Insomma, ecco altri casi in cui le correlazioni tra condotte e conseguenze non vanno troppo evidenziate, né tanto meno i rischi.

Alla luce di tutto questo accanimento del nostro ordinamento giuridico con il pretesto di arginare i rischi e colpire chi mette a repentaglio la sicurezza pubblica, noi che abbiamo visto la più serena realtà quotidiana di alcuni decenni fa (ben spiegata dal video di Silver Nervuti) dovremmo porci una domanda: come è stato possibile arrivare a questi livelli di parossismo e ossessione? La domanda è importante ma ancora di più la risposta. Perché solo conoscendo le cause si possono valutare rimedi o correzioni.

Certo, uno dei motivi che rende sempre più necessarie coperture assicurative in ogni campo e settore è la protezione da cause risarcitorie o la facoltà di attivare tali cause, assecondati da una magistratura molto garantista della protezione dai rischi. Non sto dicendo che sia negativo, in genere, essere tutelati da eventi avversi. Ciò che metto in discussione è l’iper-tutela, la proliferazione di assicurazioni obbligatorie anche per minimi impatti sociali di rischio e il fatto che gli oneri siano quasi sempre a carico del cittadino o con costi diretti o pagando maggioratamene prodotti o servizi.

La risposta che io mi do al quesito è però un’altra. Abbiamo buttato alle ortiche un principio cardine che permea la nostra Costituzione e l’ordinamento giuridico che ne è derivato nell’ultimo dopoguerra; un caposaldo che veniva rispettato fino a qualche decennio fa ed oggi non più: il principio della sussidiarietà. Un criterio che impone allo Stato di lasciar libertà di azione e di organizzazione ai corpi intermedi (famiglia, quartieri, Comuni, altri enti territoriali pubblici, associazioni, enti religiosi, etc.) e di limitare l’ammissibilità dell’intervento pubblico solo laddove il privato non può arrivarci. Che è l’esatto contrario delle attuali politiche di accentramento statale (e comunitario) di ogni aspetto del vivere comune: cioè di un dirigismo totalizzante e sfrenato che finisce per arrogarsi la pretesa di imporre anche principi etici, soffocando l’autonomia educativa della famiglia.

Purtroppo, questa tendenza al ripudio del principio costituzionale della sussidiarietà ha avuto riflessi anche nella famiglia e nella scuola. Ma anche, banalmente, nel nostro rapporto quotidiano con strumenti informatici e forse un domani con l’Intelligenza Artificiale. Mi spiego meglio con qualche esempio.

Oggi i bambini vanno molto meno a giocare nelle strade e raramente si sbucciano le ginocchia: le mamme preferiscono preservarli dalle insidie piazzandoli davanti a tivù, computer e videogiochi (quelli sì che sono esenti da rischi!). Meglio tenerli in casa o in luoghi sicuri che all’aperto, con tutti i malintenzionati che ci sono in giro! Sussidiarietà invece vorrebbe dire arrangiati e se sei in difficoltà ci penso io. Ma per i bambini spesso c’è solo l’opzione della bambagia in cui essere avvolti.

Anche nella scuola è un lontano ricordo il ruolo sussidiario della stessa nei valori educativi e nelle scelte etiche (che, secondo la Costituzione, dovrebbero competere primariamente alla famiglia e alla scuola possono essere solo parzialmente delegati). L’agenda UE 2030 esige un indottrinamento pervasivo che non ammette discussioni, facilitato dall’espansione dei tempi dell’offerta scolastica ed extra scolastica.

Come non bastasse, tutti stiamo volontariamente perdendo le virtù del sapersi arrangiare devolvendo molti compiti a servi digitali (Siri, Alessia ed altri assistenti tecnologici) che pensiamo siano sussidiariamente al nostro servizio: quando l’Intelligenza Artificiale prenderà più piede sottraendoci posti di lavoro e libertà capiremo meglio chi è servo di chi. E forse il nostro ruolo diventerà marginale e sussidiario a quello dei robot.

Come nel film Matrix, immersi beoti in una realtà virtuale, non avremo più rischi né responsabilità e saremo felici!


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