Biden e Putin
Biden e Putin

 

 

di Sabino Paciolla

 

Dopo l’ultima gaffe del presidente degli Stati Uniti, a chi scrive, il quadro appare chiaro: gli USA stanno usando l’Ucraina per un fine semplicissimo, quello di indebolire e far cadere il presidente della Russia, Vladimir Putin. 

La gaffe in parola è quella fatta da Biden a Varsavia sabato scorso quando, concludendo il discorso televisivo, aveva detto senza mezzi termini di Putin (poco prima lo aveva definito un “macellaio”): “Per l’amor di Dio, quest’uomo non può rimanere al potere”. Una tale affermazione è esplosiva perché equivale a chiedere un cambio della persona al potere in Russia.

 

 

A nulla è valso il goffo soccorso lanciato il giorno successivo dal Segretario di Stato Antony Blinken durante una visita a Gerusalemme, dove aveva incontrato il primo ministro israeliano Naftali Bennett. Blinken, che ha cercato chiaramente di alterare notevolmente il semplice significato delle parole pronunciate da Biden, ha detto: “Penso che il presidente, la Casa Bianca, ieri sera abbia affermato che, molto semplicemente, al presidente Putin non può essere conferito il potere di fare una guerra o impegnarsi in un’aggressione contro l’Ucraina o chiunque altro”.

In risposta alle parole di Biden, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha detto alle agenzie di stampa statali: “Non spetta a Biden decidere. Il presidente della Russia è eletto dai russi”.

Alcuni hanno avanzato l’ipotesi che il presidente Biden fosse confuso e non capisse quello che stava dicendo. Ma le cose potrebbero non stare proprio in questi termini. Se lo fossero, avremmo a capo della più grande potenza mondiale un presidente che a volte è incapace di intendere e di volere. Il che sarebbe peggio, perché pericoloso.

Quanto pesano le parole di un presidente, Biden lo sa molto bene, perché è stato proprio lui a ribadirlo più volte: “Le parole di un presidente contano”, “Possono muovere i mercati. Possono mandare in guerra i nostri uomini e donne coraggiosi. Possono portare la pace”.

Però è stato proprio lui, giusto nel mezzo di una guerra, che con poche parole ha attizzato il fuoco del conflitto in una maniera potente. 

Inutile anche le immediate giustificazioni di funzionari della Casa Bianca che hanno attribuito il tutto non ad un discorso pianificato ma ad una scivolata sulla classica buccia di banana da parte del Presidente. Anche se Biden ci ha abituato alle sue proverbiali gaffe, lui stesso si è definito “Sono una macchina da gaffe”, nulla toglie alla gravità delle parole dette. Infatti, la gaffe di Biden è consistita semplicemente nel rendere pubblico il reale obiettivo che lui e la sua amministrazione si sono prefissati nelle segrete stanze, ovvero la defenestrazione di Putin. Per questo, se uno definisce Putin un “puro delinquente”, un “dittatore omicida”, come Biden ha fatto, la logica conseguenza è che quella persona deve essere rovesciata, privata del potere. Per inciso, stiamo parlando del presidente di una grande potenza nucleare. Non male per un uomo come Biden che è in politica, anche ad alto livello, da 50 anni.

Del resto, le parole di sabato scorso si legano concettualmente a quelle proferite circa due mesi fa, durante un’altra imbarazzante conferenza stampa, nella quale Biden aveva insinuato che una “piccola incursione” della Russia in Ucraina poteva essere tollerabile per gli Stati Uniti e i suoi alleati. Una affermazione delicatamente guerrafondaia. 

Ma oltre le parole, contano soprattutto i fatti. E questi dicono che gli Stati Uniti più volte hanno dimostrato di non voler cercare una soluzione diplomatica alla guerra russo-ucraina, più volte hanno cercato di attizzare il fuoco del conflitto tra Putin e Zelenskyy mediante l’invio di un numero sempre maggiore di armi. Sembra dunque che l’obiettivo vero sia quello di far continuare la guerra, non di farla finire, di continuare ad espandere la NATO verso Est, non di fermare questa espansione, che poi è all’origine di tutto questo disastro. 

La defenestrazione di Putin, ragionano le élite al potere, verrà raggiunta logorandolo sul terreno di battaglia mediante la fornitura di armi agli ucraini e, contestualmente, indebolendolo finanziariamente dall’interno, cercando di innescare una crisi economica russa che generi una rivolta popolare che porti alla sua capitolazione.

Purtroppo, la prima azione fa leva cinicamente sulle vite degli ucraini che saranno inevitabilmente distrutte a migliaia, vista la notevole sproporzione di armi tra Mosca e Kyev. L’esito non potrà che essere un prolungamento dell’agonia di quest’ultima. Mosca, del resto, avrebbe potuto da subito utilizzare il suo arsenale più tecnologicamente avanzato e distruttivo, ma a parere di molti non lo ha fatto perché vuole limitare la perdita di vite umane, soprattutto civili. Di questa sua “mitezza” non bisognerebbe abusare. Inoltre, e veniamo alla seconda azione, dal punto di vista finanziario non è detto che l’obiettivo possa essere raggiunto visto che si sta facendo di tutto per spingere la Russia nelle braccia di Pechino, cosa che porterebbe alla costituzione di un nuovo polo antagonista a quello occidentale. Se ciò avvenisse, sarebbe una débâcle per la diplomazia occidentale, un autentico boomerang. Infatti, l’antagonista degli USA sulla scena internazionale oggi non è la Russia ma la Cina. Dunque, occorrerebbe fare di tutto per allearsi con la Russia contro la Cina piuttosto che creare le condizioni per trovarsi di fronte Cina e Russia legate da crescenti relazioni strategiche, finanziarie ed economiche. A ciò occorrerebbe aggiungere i risvolti di tutto il disastro economico, compresa la riduzione di prodotti alimentari, che l’Occidente sta subendo e subirà a causa del rischio di recessione, inflazione e crescente disoccupazione derivante proprio da quelle azioni poste in essere dallo stesso Occidente. Una bella batosta dopo quella causata da due duri anni di pandemia. Puro masochismo. Non c’è che dire, un bel capolavoro!

Pertanto, se si tiene conto: a) del sostegno che gli Stati Uniti hanno dato alla rivolta ucraina del 2014, che portò al rovesciamento del presidente filo-russo democraticamente eletto, sostituito da uno filo-occidentale; b) di tutte le manovre ed esercitazioni fatte dalle forze militari in questi anni in Ucraina come se essa fosse un membro di fatto della NATO, anche se non dal punto di vista formale; c) di tutti i sostegni politici e finanziari tesi a “de-russificare” la popolazione ucraina; d) di tutte le illusioni suscitate di un sostegno militare diretto a Zelenskyy che mai avrebbe potuto materializzarsi, si capisce che il significato delle parole di Biden non è frutto di un lapsus momentaneo ma viene da lontano e rende chiaro che l’Ucraina è stata usata come pedina di una guerra per procura degli USA contro la Russia. 

Quel che amareggia di più è la figura di Zelenskyy, un personaggio che si è fatto strumentalizzare da certe élite, che ha messo in secondo piano gli orrori di una possibile guerra che il suo popolo avrebbe potuto subire per le sue scelte, che si è illuso di poter avere i carri armati, le bombe e gli aerei della NATO dietro di sé in risposta ad una ipotetica reazione militare russa che comunque era ritenuta impossibile. Un personaggio che ha scambiato la politica per uno show, visto che continuamente ha richiesto l’intervento diretto delle forze della NATO, incurante del fatto che questo avrebbe significato scatenare la Terza Guerra Mondiale con rivolti da apocalisse nucleare. 

Ma Putin lo aveva detto e ridetto che l’Ucraina era per la Russia una linea rossa da non oltrepassare. Evidentemente, le élite globaliste, più attente ai loro affari che alla distruzione di vite umane, non ne hanno voluto sapere e, anzi, hanno fatto di tutto perché la reazione militare russa avvenisse. Più bombe sganciate, più carri armati distrutti, più aerei abbattuti significa una maggiore spesa pubblica militare, ovvero maggiori affari, ricavi e utili.

Se la figura di Zelenskyy amareggia, il ruolo dei governi occidentali, compreso il nostro, fa invece venire rabbia visto che, con l’invio di armi, si sta contribuendo ad aumentare lo spargimento di sangue e allungare una soluzione negoziata della crisi che invece va trovata il prima possibile. Cinico o ingenuo appare anche tanto pacifismo a senso unico, alimentato da una vergognosa propaganda dei mass media.

Su questo blog lo abbiamo detto dall’inizio che questa guerra non doveva neanche cominciare se si fosse da subito fissata la neutralità dell’Ucraina e si fosse trovato un accordo sulle regioni russofone separatiste e sulla Crimea. Una neutralità sul modello dell’Austria o della Finlandia avrebbe giovato a tutti, in primo luogo all’Ucraina.

Gli ultimi comunicati affermano una disponibilità verso un accordo che contempli almeno alcuni di questi punti. E’ presto per dirlo, ma quello che però è doloroso è constatare che si sta andando verso questo traguardo dopo tanto dolore e sangue inutilmente versato.  

 

 

 

 

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