Cristo Re dell'Universo

 

 

di Gianni Silvestri

 

Cristo è il punto centrale della nostra fede, per cui va conosciuto, meditato e seguito (abbiamo iniziato a farlo con alcuni amici guidati dal monaco Benedettino dom Giulio Meiattini dell’abbazia di Noci -Bari).

Dobbiamo tener presente il rischio, o la tendenza, a trattenere solo quello che “più piace o fa comodo”, nel Vangelo, per cui, nei tempi moderni, la figura di Cristo viene più frequentemente accostata all’Agnello di Dio che si sacrifica per noi (figura mite che sembra non chiederci nulla), oppure al Cristo Salvatore, ridotto quasi ad un  “guaritore” dei nostri mali e paure, o ancora al Gesù nostro compagno di strada (come dei discepoli di Emmaus), o al Cristo Buon Pastore che si prende cura delle sue pecore. In definitiva tendiamo ad immaginarci quasi un Cristo al nostro servizio, un sostegno morale per la nostra vita che però, alla fine, continua a ruotare sempre intorno a noi, alla nostra misura ed alle nostre decisioni (dimenticando che è il buon Pastore a decidere la strada che le pecore devono percorrere, per giungere ai pascoli).

Cristo è sempre ben altro, dalle nostre riduzioni: Egli è il Re dell’Universo e la Chiesa ce lo ricorda, non a caso, alla fine dell’anno liturgico, con la Festività di Cristo Re, anche a completamento del ciclo dei brani evangelici che abbiamo ascoltato nel 2023 (tratti dal vangelo di Matteo).

Orbene, proprio Matteo ci ricorda- al cap. 13 del suo Vangelo- che Gesù  ha cercato, con varie parabole, di rappresentarci ” il Regno dei cieli:
-«Il regno dei cieli è simile a un uomo che aveva seminato buon seme nel suo campo. Ma mentre gli uomini dormivano, venne il suo nemico e seminò le zizzanie…. 
-“Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo….
-“Il regno dei cieli si può paragonare al lievito, che una donna ha preso e impastato….
-Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo…
-Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose…
-Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare… 

Al cap. 25 Matteo, a completamento, riporta il grande affresco del giudizio finale nel quale il Re dell’Universo giudicherà tutte le genti:  Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria.  E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.  Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo”  (Matteo 25, 31).


Ed ancora del Regno di Dio si parla nell’unica preghiera insegnataci da Cristo: “…venga il Tuo Regno”.

Nonostante tanta abbondanza di riferimenti scritturali, la figura di Cristo Re, oggi appare in disuso: ad uno sguardo superficiale in quanto, in tempi di democrazia, la monarchia è superata, ma ad uno sguardo più approfondito, in quanto la regalità di Cristo richiama la Sua signoria sul Tempo, sullo Spazio e sul Creato:
“Tutto mi è stato dato dal Padre mio…”.(Mt 11, 25).
«Mi è stato dato ogni potere in Cielo e in terra», Mt 28, 18).

Un re come Cristo impone una risposta , richiede una sequela, solo Lui è “Via Verità e Vita”; solo Lui ha parole di vita eterna, come riconosce Pietro a nome dei pochi discepoli rimasti; solo in Lui vi è salvezza certa ed eterna, per cui la Sua Parola non è un’opinione soggetta a discussione e valutazione come tante altre, ma è Verità con la quale misurarsi .(“Voi chi dite che Io sia?”).  La figura del Cristo misericordioso e servo, oggi preferita a quella del Re, non è una contraddizione, non vi si contrappone: Egli si è fatto veramente servo e compagno di strada, ma sulla Sua strada e non sulla nostra, impregnata di egoismo e male. E’ chiaro- guardando agli esiti personali e sociali- che noi non conosciamo (o produciamo) la Verità eterna per cui, per incontrarla, non ci resta che metterci alla sua sequela (alla quale Cristo richiama perfino Satana:  il famoso “vade Retro” significa “mettiti dietro a me Satana”; stai al tuo posto, rispetta la Verità”).


I pellegrini di Emmaus (come gli uomini, nella loro esistenza terrena) erano smarriti, scoraggiati e delusi nel loro cammino personale, tanto che Cristo li accompagna ed ascolta (questa è la parte più citata e “confortevole” del Cristo compagno di strada), ma poi non resta “silenzioso ed accondiscendente”,  ma dapprima li rimprovera:  «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti!  Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?»  ed in seguito li istruisce, in quanto Lui è il Maestro: “E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui” (Luca 24,13).

Dopo averlo riconosciuto nello spezzare del Pane, i discepoli non continuano sulla loro strada, ma cambiano la loro meta e ritornano a Gerusalemme, da cui prima-confusi- stavano fuggendo.

Ecco il senso della festa: Cristo è la Verità, è il nostro Re e Signore, cioè il nostro riferimento ultimo, l’unico che ha parole di vita eterna e – se vogliamo una vita piena- non possiamo subordinarlo a nulla: ai nostri pensieri-desideri, alla nostra comodità, al nostro tempo libero, alle valutazioni del momento, alle mode del mondo ecc.


Ancor più importante è sottolineare che la sua sequela non è teorica, o virtuale, ma è la viva partecipazione alla costruzione del suo Regno che “non è di questo mondo”, come Cristo ricordò a Pilato per evitare gli equivoci del Messia rivoluzionario, interessato solo al miglioramento di questa esistenza. Il Regno a cui ci chiama si inizia a solo ad intravedere e costruire in questa terra, come evidenziava in un suo scritto Gerald Darring (St Louis University, Center for Liturgy) sapientemente ricordato da Padre Patrick van der Vorst:
Il Regno di Dio è uno spazio. Esiste in ogni casa dove genitori e figli si amano. Esiste in ogni regione e paese che si prende cura dei suoi deboli e vulnerabili. Esiste in ogni parrocchia che raggiunge i bisognosi.

Il Regno di Dio è un tempo. Accade ogni volta che qualcuno dà da mangiare a un affamato, o dà rifugio a un senzatetto, o si prende cura di una persona trascurata.  Accade ogni volta che rovesciamo una legge ingiusta, o correggiamo un’ingiustizia, o evitiamo una guerra. Succede ogni volta che le persone si uniscono nella lotta per sconfiggere la povertà, per cancellare l’ignoranza, per trasmettere la Fede.

Il Regno di Dio è nel passato (nella vita e nell’opera di Gesù di Nazareth);
Il Regno di Dio è nel presente (nell’opera della Chiesa e negli sforzi di molti altri per creare un mondo di bontà e giustizia);
Il Regno di Dio è nel futuro (raggiungendo il suo completamento nell’età a venire).
Il Regno di Dio è una condizione: I suoi sintomi sono l’amore, la giustizia e la pace…”.

Ecco uno dei tanti significati della festa di Cristo Re: siamo tutti chiamati a riconoscerlo come Signore (unico vero riferimento) e quindi a collaborare al suo Regno, che attraversa questo mondo -e gli dà senso- ma va ben oltre i limiti e le contraddizioni di questo spazio-tempo.

In Pace.                                                                                              

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

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