Trasfigurazione di Cristo - Luca Giordano
Trasfigurazione di Cristo – Luca Giordano

 

 

di Alberto Strumia

 

II Domenica di Quaresima

(Anno B)

(Gen 22,1-2.9.10-13.15-18; Sal 115; Rm 8,31-34; Mc 9,2-10)

 

In questa seconda domenica di Quaresima – poco dopo l’inizio di questo “tempo forte” dell’Anno liturgico – il Signore, Cristo, il “cristianesimo personificato”, fa a noi, i cristiani di oggi, come la fece a quelli di allora – Pietro, Giacomo e Giovanni – una “sorpresa”, qualcosa di assolutamente inaspettato, di imprevedibile, inimmaginabile…

Il Vangelo della Trasfigurazione è la descrizione di questa “sorpresa” che lasciò senza parole i due osservatori Giacomo e Giovanni, e in stato pressoché confusionale Pietro che non si rendeva conto di quello che diceva («Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati»).

La Trasfigurazione non poteva essere prevista nel quadro in cui si collocava un Maestro che insegnava, predicava pur facendo anche miracoli. Grande, sapiente e potente, sì, ma non si poteva immaginare fino a questo punto, al punto di racchiudere in sé la Gloria di Dio.

Perché solo Dio poteva immaginare e realizzare qualcosa del genere: la fantasia dei Suoi discepoli, dopo che lo avevano visto uscire dal digiuno e dalle tentazioni nel deserto, non era in grado neppure di immaginarsela, la Trasfigurazione, prima di averla vista con i loro occhi. E nessuno avrebbe potuto credere loro se ne avessero parlato subito («ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti»). Solo lo Spirito Santo, che sarebbe venuto dopo la Risurrezione, avrebbe reso possibile la fede, a quanti l’avrebbero voluta a fondamento di tutta la loro vita.

Noi, oggi, che nel deserto di un mondo senza il vero Dio, disseminato di «dèi falsi e bugiardi» (Dante, Inferno, Canto 1), non riusciamo più neppure ad immaginare che lo scopo di tutto il piano della Rivelazione e della Redenzione, iniziato fino dalla Creazione, spiegato a partie dell’Antico Testamento, culminato nel Nuovo, in Gesù Cristo – pienezza della Rivelazione – sia la Trasfigurazione di tutto ciò che stiamo vivendo. La “restituzione” a bellezza di ciò che chi si è voluto liberamente allontanare da Dio e dalle sue indicazioni (i Comandamenti), ha abbruttito fino alla disperazione.

1. Nella prima lettura vediamo Dio che trasfigura la “religione”. Per la prima volta nella storia dell’umanità il fenomeno umano della religione, che normalmente prevedeva anche il sacrificio umano, viene trasformato. Era “normale”, nelle religioni antiche (ma anche in quelle sataniche dei nostri giorni) che la divinità chiedesse i sacrifici umani! Forse per questo Abramo non sembra essersi meravigliato della richiesta di questo genere di prova.

Ma il vero Dio, modifica questa modalità di intendere la religione. All’uomo non è  chiesto, dal vero Dio, di uccidere l’uomo per sacrificarlo a sé. Perché dal sacrificio umano non viene nessun bene per l’uomo. Oggi, allontanandosi dal vero Dio, l’umanità è ritornata indietro, fino a compiere nuovamente i sacrifici umani – aborto, eutanasia, cancellazione dell’identità biologica – illudendosi di salvare se stesso, illudendosi di sentirsi più libero. L’uomo, facendosi dio, ha messo alla prova se stesso, finendo per distruggersi, essendo incapace di risorgere dal fuoco del proprio inutile, dannoso, auto-sacrificio.

2. Nel Vangelo Gesù, fa una sopresa a tre dei suoi discepoli, prescelti allo scopo, mostrando loro la Sua gloria, facendo vedere in anticipo su tutti gli altri, in anticipo sui tempi della storia, il punto di arrivo di tutta la Sua opera di Salvezza. Tutto è stato creato per essere restituito alla Gloria originaria, quella che l’uomo, cercando di prendere le distanze dal Creatore, su suggerimento di Satana, aveva perso di vista. Il cristianesimo non è un’ideologia politico-sociale che si ferma alla terra, chiedendo di sacrificare gli uomini al dispotico dio del potere di alcuni sugli altri. Il potere di Satana non crea nessuna “fratellanza universale”, ma realizza solo un “sacrificio universale”, un “sacrificio di massa” che rende l’umanità sua schiava, fino a distruggerla completamente.

La “fede” apre gli occhi della “ragione” sulla realtà della Trasfigurazione dell’uomo che Dio opera in Cristo. Solo in Lui ogni essere umano può trasformarsi in essere glorioso, partecipe delle Gloria di Dio per sempre, reso eternamente beato con tutti gli altri beati.

3. Si comprende, allora, come nella seconda lettura, san Paolo spieghi che, stando così le cose, «se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?». Mettendosi in questo punto di vista, che è quello di Dio, il modo di comprendere e vivere l’esistenza è completamente diverso ed è finalmente umano.

Nella vera religione solo Dio è così onnipotente da essere in grado di compiere quel sacrificio che restituisce all’uomo la “giustizia originale”, il “giusto modo” di rapportarsi con Dio, con se stesso, con gli altri uomini e con tutte le creature. Perché occorre una potenza infinita (quella di Dio) per essere in grado di riparare un danno infinito; e occorre essere vero uomo perché colui ha fatto il danno è l’uomo ed è l’uomo che ha fatto il danno che è tenuto a riparare. Occorreva il Dio-Uomo per fare tutto questo, occorreva Gesù Cristo.

Maria, la Madre di Dio che decise liberamente di essere la prima collaboratrice di quest’opera dell’Incarnazione e Giuseppe, suo sposo, che fu chiamato ad esserne il primo custode e protettore umano, aiutino tutti noi ad essere altrettanto collaboratori del piano della Trasfigurazione della realtà, dopo di loro e con loro, «per guadagnarne il maggior numero» tra gli esseri umani.

Bologna, 28 febbraio 2021

 

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. 

fonte: albertostrumia.it

 

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