“Cosa c’è da dire se non che non c’è una nazione, uno Stato senza una famiglia che abbia figli, il che a sua volta provoca il rinnovamento delle generazioni, il che significa che la nazione rimane e può creare uno Stato. Quindi, se qualcuno si considera un patriota polacco, se qualcuno pensa che la Polonia debba rimanere, che la nostra nazione debba esistere, allora non ci dovrebbe essere dubbio che la famiglia in tutto questo ha un significato fondamentale. Questo è il mio approccio.”

Ecco l’intervista fatta da Alan Holdren al presidente polacco Duda, pubblicata su Catholic News Agency, nella mia traduzione.

 

Andrzej Duda, Presidente della Polonia
Andrzej Duda, Presidente della Polonia

 

Presidente Duda, lei è cresciuto nel sud della Polonia in una famiglia cattolica. Com’è stata la sua vita di fede nella famiglia, come ha vissuto la fede cattolica e come l’ha portata alla sua presidenza? È stata una sfida?

In effetti sono cresciuto in una famiglia che è sempre stata cattolica, per generazioni. Questo è il tipo di famiglia in cui sono cresciuto. Questo legame con la Chiesa, con la comunità cattolica cristiana, è sempre stato un dato di fatto, fin dall’inizio della mia vita. Ed è sempre stato molto importante in casa mia per i miei genitori e i miei nonni. Da bambino ero un chierichetto. Ho servito la messa in chiesa a Cracovia e a Stary Sacz, dove è nato mio padre, dove vivevano i miei nonni. Sono semplicemente cresciuto in questa atmosfera. Questo è sempre stato importante. E si può facilmente dire che assorbivo questi valori.

I valori cristiani formano la storia profonda, profonda, profonda della Polonia perché a Stary Sacz c’è un monastero fondato da Santa Kinga, molti secoli fa. E questa tradizione rimane ancora oggi. Questa tradizione di questo cattolicesimo molto forte – direi un cattolicesimo conservatore – perché c’è un monastero delle Clarisse – e sono suore di clausura. Quindi, questo cattolicesimo lì è molto, molto forte.

Mi parli della sua specifica devozione a Santa Bobola e ad altri santi in Polonia.

Posso dirle apertamente che sono nato il 16 maggio 1972, che è la festa di sant’Andrea Bobola. E, tra l’altro, è stato proprio perché era la festa di S. Andrea di Bobola che i miei genitori mi hanno dato il nome di Andrea affinché S. Andrea di Bobola fosse il mio santo patrono.

Quindi, c’è questo particolare attaccamento e più tardi sono cresciuto in questa atmosfera particolarmente patriottica. Sono stato attivo nei boy scout, che erano molto patriottici. Sant’Andrea Bobola era un uomo che è morto non solo per la fede. Non solo fu violentemente assassinato dai cosacchi perché era un ecclesiastico cattolico, ma morì anche per la Polonia e per gli ideali polacchi, quindi si potrebbe dire che era un credente, un prete e un patriota.

Anche lei è di Cracovia. Giovanni Paolo II è stato lì per molti anni. Qual è stato il suo rapporto con Giovanni Paolo II?

Chiamiamo questa nostra generazione, la generazione dei ragazzi nati negli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80 e anche quelli nati negli anni ’60, “la GPII generation”… [la generazione di] Giovanni Paolo II. Siamo cresciuti con i pellegrinaggi del Santo Padre. E Cracovia è stato il luogo che il Santo Padre, durante la storia del suo pontificato, ha visitato più spesso. Era, dopo tutto, la sua città. Era il metropolita di Cracovia e il cardinale di Cracovia prima di diventare papa. Amava soprattutto incontrare i giovani di Cracovia.

Aveva sempre tempo per i giovani e noi da bambini eravamo portati dai nostri genitori a incontrarlo e poi da giovani andavamo da soli sotto la famosa finestra papale in via Franciszkanska e nei campi di Cracovia dove lui celebrava le Sante Messe, alle quali partecipavano milioni di persone. E questo era sempre incredibile. E il Santo Padre ha fatto la cosa più grande che si potesse fare per i polacchi di quel tempo, cioè ha mostrato alla generazione dei miei genitori quante persone in Polonia la pensano allo stesso modo.

Durante il periodo oscuro del comunismo, nel 1979, venne in pellegrinaggio in Polonia e la gente si radunò e vide che ce n’erano milioni. E che milioni di queste persone sono di fede e la pensano allo stesso modo. In quel momento lo ascoltavano. E fu l’inizio dei cambiamenti in Polonia.

Dopo di che, nel 1980, fu creata Solidarnosc. Quest’anno festeggiamo il 40° anniversario di Solidarnosc. E quello fu l’inizio della fine del comunismo. Nonostante l’imposizione della legge marziale, tutto questo non poteva essere fermato. Il Santo Padre è stato qui [a Roma] ed è stato sempre vigile. Ed è così che abbiamo la libertà, grazie a lui. Non c’è dubbio.

Lei ha fatto della difesa e della promozione della famiglia tradizionale una parte importante della sua piattaforma in Polonia. Oggi ne ha parlato con il Papa. All’inizio di questa settimana ha partecipato a una marcia per la famiglia in Polonia. Se guardiamo alle sue politiche, lei difende costantemente la famiglia e questo di fronte all’Unione Europea che spesso parla male della Polonia per aver difeso questi valori, parlando in altri termini, chiedendo che lei assuma il diritto all’aborto o difenda il matrimonio tra persone dello stesso sesso, o altre cose del genere. Cosa pensa che l’Unione Europea le stia chiedendo, personalmente e come presidente, e qual è la risposta della Polonia?

Lei sta toccando una questione molto importante.

La famiglia nella mia presidenza e nella mia vita ha un valore immenso e nella mia visione dello Stato, ogni Stato, ma prima di tutto ovviamente lo Stato polacco. Cosa c’è da dire se non che non c’è una nazione, uno Stato senza una famiglia che abbia figli, il che a sua volta provoca il rinnovamento delle generazioni, il che significa che la nazione rimane e può creare uno Stato. Quindi, se qualcuno si considera un patriota polacco, se qualcuno pensa che la Polonia debba rimanere, che la nostra nazione debba esistere, allora non ci dovrebbe essere dubbio che la famiglia in tutto questo ha un significato fondamentale. Questo è il mio approccio.

Cerco di proclamare queste opinioni non solo in Polonia, e di costruire questo quadro giuridico e sistemico in modo che la famiglia possa crescere al meglio, avere il maggior numero di figli, essere sostenuta dallo Stato polacco, proprio come stabilisce la Costituzione polacca.

La Costituzione polacca ordina allo Stato di difendere in modo particolare la famiglia.

Il matrimonio, secondo la Costituzione polacca, è un’unione tra un uomo e una donna. E i genitori hanno il diritto di crescere i figli secondo le loro convinzioni. Questi sono i diritti fondamentali scritti nella Costituzione polacca. Quindi, io agisco solo secondo la costituzione polacca. E non esito a parlarne all’Unione Europea. Ma io lavoro, servo la Polonia, questo è il mio dovere. E come i politici di altri paesi, altri presidenti si avvicinano a questo, è una loro prerogativa. E sono le loro società che li ritengono responsabili. Questo è il mio approccio. E questo è anche un approccio cristiano.

E questo è, secondo me, l’approccio più profondamente corretto.

Lei ha fatto notizia per aver raccolto un’ostia che è caduta per terra durante la messa, l’Eucaristia quando è caduta per terra. L’abbiamo visto in tutto il mondo. Lei ha fatto anche un elemento per difendere l’Eucaristia. C’è una mostra artistica in Spagna che sta dissacrando le ostie, l’Eucaristia e la Polonia ha inviato un rappresentante alla Corte dei diritti umani d’Europa per difendere [l’Eucaristia]. In che modo questo fa parte della sua politica?

La nostra religione ci dice di essere docili. La nostra religione cattolica ci dice anche di amare i nostri nemici. Questo è ciò che Gesù ci ha insegnato. Questo è molto difficile, ma tutti dovrebbero provarci e ognuno di noi dovrebbe vivere il meglio possibile.

E penso che questo sia abusato da vari tipi di artisti che sono di nucumento al cristianesimo e al cattolicesimo. E lei ne ha dato un esempio. Lui sa che può permettersi di farlo perché i cattolici, i cristiani non gli faranno del male in alcun modo a causa di questo. E così ha questo coraggio da quattro soldi.

Il tasso di natalità in Polonia è in aumento dopo alcuni sforzi che avete fatto, ma solo leggermente e non è ancora al punto in cui ricostituirà se stessa, la popolazione della Polonia. Lei promuove anche la famiglia, l’educazione, ne ha parlato anche oggi con il Papa. Qual è il lungo gioco in Polonia per difendere la Polonia dalla secolarizzazione che si sta verificando in tutta Europa e come intendete farlo?

Ho detto al Santo Padre oggi che credo che in questo momento in cui da tutte le parti siamo spinti da questa propaganda anticattolica, anticristiana – alcuni direbbero di sinistra liberale [propaganda], in cui c’è questa fortissima pressione a infondere altri valori, soprattutto nei giovani, Completamente opposto ai valori che leggiamo nelle Sacre Scritture, la Bibbia – è semplicemente nostro dovere come persone di fede pronunciare i nostri valori con fermezza, costantemente e incessantemente e cercare con tutte le nostre forze di arginare queste altre correnti che nella mia convinzione distruggono la famiglia tradizionale, distruggono l’essere umano come è meglio inteso. Distruggono l’educazione tradizionale. Penso che dovremmo [pronunciare i nostri valori] nonostante tutto, fare il nostro dovere, ed è quello che faccio.

Come sta lavorando con gli altri Paesi vicini per difendere il cristianesimo, anche nei luoghi dove è perseguitato?

Molte volte, anche nel Parlamento europeo, ho partecipato all’approvazione di vari atti di carattere dichiarativo ma anche legislativo riguardanti la difesa dei cristiani, soprattutto in Medio Oriente dove sono in pericolo o in Asia, nel Sudest asiatico, ci sono molti luoghi dove la gente viene perseguitata per il suo credo religioso, ma la Polonia in questo momento, essendo governata dalla destra unita [coalizione], mentre io sono presidente ci teniamo molto a questo.

Ora siamo membri del Consiglio per i diritti umani. Prestiamo attenzione a questi temi. Eravamo il membro non permanente del Consiglio di sicurezza dell’ONU. E, un anno fa, abbiamo approvato una risoluzione relativa a coloro che sono perseguitati per il loro credo religioso. Sottolineiamo questo problema perché crediamo di doverne parlare.  

Il presidente Duda ha anche offerto un messaggio agli spettatori di EWTN Polska:

Saluti di cuore a tutti i telespettatori dell’EWTN Polonia. Grazie per aver guardato la televisione cattolica. Penso che questa emittente televisiva porti con sé i valori che sono importanti per noi. Qui in questo luogo il nostro Santo Padre Giovanni Paolo II ha servito Dio, la Chiesa e la Polonia. Quest’anno celebriamo il centenario della sua nascita. Vorrei che a volte prendiate in mano le prediche che il Santo Padre ci ha fatto, le sue parole che ci ha detto. Vorrei che ogni tanto cercaste su Internet e su YouTube o su altri canali le parole pronunciate dal Santo Padre, perché è importante ricordarcele per sapere quale cammino noi polacchi, noi persone di fede, noi cattolici, dovremmo seguire nella vita. Vi invito cordialmente a farlo. Grazie per la vostra attenzione, grazie per l’ascolto. Auguri a tutti.

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