Gesù e Pietro paga tributo - Masaccio (particolare)
Gesù e Pietro paga tributo – Masaccio (particolare)

 

VI Domenica di Pasqua (Anno B)

(At 10, 25-26.34-35.44-48; Sal 97; 1Gv 4, 7-10; Gv 15, 9-17)

 

di Alberto Strumia

 

Le letture di questa sesta domenica di Pasqua mettono a fuoco alcune questioni decisive per una comprensione “seria”, cioè “corretta” del cristianesimo e una sua altrettanto “seria” e “corretta” messa in pratica. Equivocare su tali punti, fraintendendoli, ha come conseguenza il cadere negli errori che oggi vengono abbracciati sistematicamente, fino al capovolgimento del modo retto di “pensare” e di “vivere” la fede. Così oggi, una fede riposta in una dottrina fraintesa, travolta da una falsità ideologica indotta da un sottile pensiero di origine demoniaca, non solo la neutralizza rendendola inutile, ma addirittura la avvelena rendendola dannosa. Ecco i punti che sono oggetto di travisamento.

1. L’universalità del cristianesimo. La prima questione è documentata dalla prima lettura. La dottrina di Cristo e quindi la proposta della fede in Lui, non può essere intesa e vissuta come una questione privata e facoltativa per gli esseri umani. Ma è una proposta (Annuncio) “universale”. Cristo non è per pochi che decidono, per loro sensibilità personale, di essere “devoti”, ma è per tutti, è “universale”. E lo è “per necessità” e non semplicemente “per opzione”. Perché tutti hanno bisogno di “giustizia” nel modo di pensare e di vivere con se stessi e con gli altri. Ed è un fatto che non può essere smentito, trattandosi di una legge di natura, che va riconosciuta come “scientifica”, che la “giustizia” verso se stessi e gli altri non può sussistere se non viene ristabilita la “giustizia” tra l’essere umano e Dio. Questa è stata e viene sistematicamente infranta tutte le volte che si cerca di vivere come se Dio non esistesse (come ha denunciato più volte Benedetto XVI). È l’errore dell’umanità delle origini in blocco (“peccato originale”) e dell’umanità di oggi in ciascuno che lo vuole ripetere (“peccato attuale”). Bisogna ridare tutto lo “spessore culturale” alla parola “peccato” scuotendole di dosso la polvere del moralismo peloso nella quale è stata affogata per renderla insignificante e inutile!

Cornelio, con la sua famiglia, rappresenta quella parte di umanità che dimostra di averlo capito e decide di andare addirittura incontro a Pietro per riceverlo avendo riconosciuto il “fascino umano” della sua personalità e di quanto diceva (è il “fascino umano” del cristianesimo). E Pietro, contrariamente a quanto è divenuto di moda fare anche nella Chiesa quando si persegue il “culto della personalità”, per vanagloria, si è affrettato a dire che quel “fascino umano” non proveniva da lui, quasi dovesse essere considerato un “divo”, una divinità («Alzati: Anche io sono un uomo!»). Quanti nel mondo e nella Chiesa di oggi hanno la sincerità di riconoscersi “trasparenti” così che attraverso di loro si veda “Cristo”, unico Dio, e non la loro stupida vanità?

2. La missione universale della Chiesa. La seconda questione che viene messa a punto in queste letture è la missione della Chiesa che non può di conseguenza che essere universale, portando l’annuncio di Cristo, che ha riaperto l’accesso alla giustizia tra l’uomo e Dio Creatore.

– Il primo compito missionario è quello di spiegare che non ci può essere giustizia tra un essere umano e se stesso (equilibrio interiore, spirituale, psichico, psicologico, affettivo) senza un giusto modo di guardare a sé stessi e porsi davanti a Dio. Chi si dimentica di questo fondamento non può che sentirsi “male dentro” e fare di tutto per auto-cancellarsi.

Non è forse questa la vera motivazione di tutte le forme di evasione dalla realtà che si praticano oggi: dal frastuono a tutto volume, alla superstizione riscoperta in forme “moderne”, alla tossicodipendenza, fino al satanismo che spinge addirittura al suicidio?

– Il secondo compito missionario è quello di spiegare che non ci può essere giustizia tra un essere umano e gli altri esseri umani senza un suo giusto modo di guardarli come creati, voluti e amati da Dio esattamente come sono creato, voluto e amato io. Diversamente prima o poi essi finiscono per essere odiosi e insopportabili. Non è forse questo il vero motivo per cui la famiglia si è deformata fino ad essere distrutta e si compiono, oggi, tanti omicidi domestici?

– Il terzo compito missionario è quello di ripulire il significato della tanto abusata e rovinata parola “amore”, dall’uso stravolto e abusivo della quale oggi siamo addirittura nauseati. È divenuta stucchevole! Nella seconda lettura san Giovanni dice, senza mezzi termini che «l’amore è da Dio» e che solo chi «è stato generato da Dio e conosce Dio» è capace di amare. Diversamente, nel tentativo anche inizialmente sincero di amare, si finisce per strumentalizzare gli altri per il solo proprio giusto di godere possedendo, anche a costo di distruggere l’altro e alla fine anche se stessi. Oggi si arriva ad uccidere, si dice, “per amore” (sono gli omicidi per gelosia) o uccidere per compassione (sono certe eutanasie e certi suicidi assistiti e addirittura certi aborti e infanticidi considerati “terapeutici”).

– Il quarto compito missionario riguarda il “giusto” modo di guardare e trattare il Creato, che non è un “ambiente” senza un Creatore, come lo si concepisce oggi. Senza il suo riferimento “serio” al Creatore esso finisce per essere divinizzato in modo pagano al posto di Dio. Da questa forma di idolatria nasce il lato ideologico di certo ambientalismo, di certo animalismo e “vegetalismo”. Si è ormai giunti al punto tale da considerare l’essere umano come il nemico di tutto e di tutti, che deve ritirarsi davanti alla “natura” per non turbarla.

Seguire le indicazioni, dettagliate nei Comandamenti è per il bene di se stessi e di tutti: è un dato di fatto e non un’opzione facoltativa. Diversamente le cose non funzionano. «Se osserverete i miei Comandamenti, rimarrete nel mio amore» (Vangelo) e la vita sarà resa vivibile già anche su questa terra, prima della condizione beata definitiva nell’Eternità («Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena»).

Oggi, invece, si è creduto di fare bene facendo il contrario, copiando dagli errori che Satana ha immesso nelle ideologie del mondo al solo fine di distruggerlo. Si pensa  che la Chiesa debba adeguarsi al mondo per andare incontro agli altri. Mentre nella prima lettura è Cornelio che va incontro a Pietro…

Là dove non si dicono più queste cose si è persa la sostanza della fede. Occorre rientrare in se stessi e riprendere questa sfida culturale e religiosa al mondo, per il bene degli uomini!

Perché ciò accada e accada al più presto chiediamo a Maria, Madre di Dio, di ottenere di abbreviare i tempi, a lei che fu anticipatrice ottenendo subito il primo miracolo di Gesù a Cana di Galilea.

 

Bologna, 5 maggio 2024

 

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