In questo periodo di ripresa da parte di alcuni gruppi parlamentari della discussione della proposta di legge Zan sull’omotransfobia, rilancio alcuni stralci di un piccolo articolo del prof. Leonardo Lugaresi. 

 

approvazione legge Zan su omotransfobia 04 11 2020
Approvazione legge Zan alla Camera su omotransfobia 04 11 2020

 

Salvo eccezioni, non si comincia a diventare cristiani dalla dottrina ma dall’esperienza; però l’esperienza, per essere veramente tale e non mero assaggio istintivo e casuale di pezzi di esistenza, implica la comprensione di ciò che si vive, cioè il giudizio e quindi l’adozione, fosse anche solo imitativa e inconsapevole, di un criterio. Dunque è cultura (se no, non è neanche esperienza, come insegnava don Giussani). Perciò la vita, crescendo, non può non “esigere” la dottrina. “Dottrina”, questa parola di cui la chiesa andava così fiera che la usava – lei sola! – per l’insegnamento impartito ai semplici, ai piccoli, ai disprezzati dal mondo. (…)

Andiamo dunque “a dottrina” da Dante, che ci spiega un po’ di cose sulla libertà. Ne abbiamo un gran bisogno, perché nulla il mondo in cui viviamo odia quanto la libertà. Guardatevi attorno, e se ne avete l’età confrontate quello che vedete con il mondo che avete conosciuto da giovani, poi chiedetevi quanta libertà c’è rimasta. Non è il caso di fare tanti giri di parole, meglio essere brutali: la libertà vera la odiano tutti (anche quelli che ne inalberano lo stendardo). Tutti tranne Dio. È il più grande dei paradossi che colui il quale dovrebbe esserne il titolare, cioè l’uomo, sia così insofferente della sua unica prerogativa e cerchi in tutti i modi di priversene, mentre chi l’ha insignito di quel privilegio, cioè Dio, sia così affezionato al suo dono e al donatario da non transigere su questo punto. Dio ci vuole liberi (e noi questo non glielo perdoniamo: ricordate la Leggenda del grande inquisitore di Dostoevskij?).

 

 

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