La pubblicazione dell’intervista di John Henry Westen alla biologa Pamela Acker sui vaccini derivati da linee cellulari di feti abortiti ha suscitato un acceso dibattito. La dottoressa Acker, nell’articolo che segue, risponde alle critiche precisando ed aggiungendo informazioni utili alla comprensione della questione. 

La dott.ssa Acker è contraria all’utilizzo dei vaccini contaminati da cellule derivanti da aborti per le motivazioni espresse nell’articolo. E’ la sua posizione. Al contrario, rimane ferma la posizione ragionevole assunta in merito dalla Congregazione per la dottrina della fede, in particolare quando dice che “quando non sono disponibili vaccini contro il Covid-19 eticamente ineccepibili (…) è moralmente accettabile utilizzare i vaccini anti-Covid-19 che hanno usato linee cellulari provenienti da feti abortiti nel loro processo di ricerca e produzione. La ragione fondamentale per considerare moralmente lecito l’uso di questi vaccini è che il tipo di cooperazione al male (cooperazione materiale passiva) dell’aborto procurato da cui provengono le medesime linee cellulari, da parte di chi utilizza i vaccini che ne derivano, è remota. Il dovere morale di evitare tale cooperazione materiale passiva non è vincolante se vi è un grave pericolo, come la diffusione, altrimenti incontenibile, di un agente patogeno grave: in questo caso, la diffusione pandemica del virus SARS-CoV-2 che causa il Covid-19.”.

La realtà concreta, purtroppo, è complessa e piena di sfaccettature, a cominciare, ad esempio, dalla presenza di almeno un vaccino, quello cinese, che, a quanto pare, non è legato in alcun modo ai feti abortiti, ma che, d’altra parte, proviene da un paese che è un regime che offre scarse informazioni e garanzie. Oppure, dagli interrogativi posti da come la finanza irrora di risorse le case farmaceutiche e dei percorsi a volte eticamente insostenibili verso cui spinge la ricerca. Percorsi che spesso mettono in un angolo il cristiano, costringendolo a subire decisioni obbligate.


Per questo, riteniamo utile al dibattito pubblicare l’articolo della Acker perché, se non altro, tiene desto il problema degli esseri umani sacrificati sull’altare della ricerca. Una questione questa che rischia di rimanere in secondo piano, fino a scomparire, ma che invece deve stare a cuore del cristiano e spingerlo a far sentire la sua voce in modo che qualcosa cambi.

Sabino Paciolla

(La traduzione è a cura di Wanda Massa)

 

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A LifeSiteNews sono state rivolte diverse domande su un’intervista che ho rilasciato a John-Henry Westen il 12 gennaio 2021. Mi è stato chiesto di rispondere ad alcune di queste domande, a cominciare dalle preoccupazioni sull’origine della linea cellulare HEK-293, che è stata usata nello sviluppo di molti degli attuali candidati al vaccino COVID.

Frank Graham, il ricercatore che ha sviluppato questa linea, ha derivato il suo nome dalla sua origine (rene embrionale umano) e anche dal metodo che ha usato per numerare i suoi esperimenti (era il suo 293°). Nell’intervista con LifeSite, ho ipotizzato che questa linea cellulare potrebbe essere il frutto di centinaia di aborti. C’è chi ha messo in dubbio questa supposizione, sostenendo che lo stesso Frank Graham ha dichiarato che la linea cellulare era basata su un solo aborto e due esperimenti. Quindi, si sostiene, l’affermazione che si è trattato di un solo aborto è quella corretta, e questo influisce sulla natura morale della decisione se usare questi vaccini contaminati dall’aborto.

Ci sono diversi aspetti di questa linea di ragionamento che dovrebbero essere affrontati. Il primo è quello che comporta lo sviluppo di una linea cellulare.

Quando viene sviluppata una linea cellulare (che sia una linea cellulare umana o una linea cellulare animale), di solito viene prodotta usando un campione di tessuto di un singolo individuo (fanno eccezione le linee cellulari ibride). Così, da un lato, è tecnicamente corretto dire che la linea cellulare è stata sviluppata usando un bambino abortito.  Tuttavia, questa non è una rappresentazione accurata di quante vite sono state effettivamente sacrificate nell’intero processo di sviluppo di una linea cellulare fetale abortita.

Un’analogia può essere utile qui. Supponiamo che io cucini una torta per la festa di compleanno di un amico. Non sono un pasticciere mostruosamente bravo, quindi il primo tentativo fallisce perché ho incluso la quantità sbagliata di farina. Poi provo una seconda volta a cucinare una torta e dimentico di aggiungere il bicarbonato, questa torta non lievita e devo gettarla via. Forse il terzo tentativo viene buttato a terra da un bambino. Infine, al quarto, riesco a produrre un dolce commestibile. Ora, sarebbe tecnicamente vero se dicessi che la torta ha richiesto esattamente la quantità di ingredienti che ho messo nella quarta torta, ma sarebbe più accurato (specialmente se dovessi tenere conto delle cose nel bilancio familiare) ammettere che le materie prime richieste includevano anche quelle delle tre torte fallite.

Purtroppo, come John-Henry Westen ha recentemente documentato, non è raro che i ricercatori di vaccini dissimulino in modo simile sull’uso di tessuto fetale abortito nelle loro ricerche. Il dottor Stanley Plotkin, che ha rilasciato una deposizione di nove ore sul suo lavoro con tessuto fetale abortito nei vaccini, ha affermato pubblicamente che solo due aborti sono stati coinvolti nella creazione delle linee cellulari che vengono utilizzate nei vaccini. Sebbene non sia tecnicamente una bugia palese, l’affermazione ignora gli altri 74 feti abortiti che sono stati utilizzati negli esperimenti condotti dallo stesso Dr. Plotkin mentre lavorava allo sviluppo di vaccini derivati da cellule fetali abortite. In sostanza, sta contando solo gli aborti che sono andati nel “prodotto finito” e non quelli che sono stati coinvolti nella ricerca e sviluppo che ha reso possibile le linee cellulari. Questo inganna coloro che stanno cercando di fare valutazioni sulla gravità dell’uso di queste linee cellulari.

L’affermazione che la HEK-293 è stata sviluppata utilizzando un solo bambino abortito è altrettanto imprecisa. I quaderni di Frank Graham dal suo periodo all’Università di Leiden non sono pubblicati, ma ci sono indizi in altri documenti di ricerca pubblicati che il suo lavoro coinvolgeva più del solo esemplare finale da cui è stato derivato l’HEK-293. Un documento del 2002, per esempio, discute gli esperimenti fatti in HEK-218 e HER-224 (retina embrionale umana), entrambi i quali sono stati attribuiti al signor Graham e seguono il suo schema di denominazione. In questo momento, non si sa esattamente quanti bambini siano stati abortiti per la sua ricerca, e probabilmente rimarrà sconosciuto al pubblico a meno che il signor Graham non decida di rilasciare i suoi quaderni.

L’uso di più bambini abortiti per sviluppare linee cellulari (a causa di molteplici tentativi falliti di produrre qualcosa di vitale e sufficientemente robusto) è stato regolarmente documentato.  Molte linee cellulari di feti abortiti (e tutte le linee cellulari di feti abortiti usate nei vaccini attualmente autorizzati) sono il culmine di una serie di esperimenti che includevano più feti abortiti. Queste informazioni sono pubblicate per intero sul sito web di Children of God for Life, ma una breve lista sarà sufficiente per i nostri scopi:

  1. La linea cellulare WI-38 (usata nei vaccini MMR e herpes zoster) proveniva dal 32° bambino che fu usato in una serie di esperimenti. Altre linee cellulari uscite dal Wistar Institute sono la WI-26 (dal 20° bambino) e la WI-44 (dal 38° bambino).
  2. La linea MRC-5 (usata nei vaccini contro l’epatite A, il morbillo e l’herpes zoster) ha richiesto 5 aborti per svilupparsi.
  3. WALVAX2, la linea di cellule fetali abortite più recente, proviene dal 9° bambino abortito di una serie.
  4. RA273, che è il virus usato nel vaccino contro la rosolia, ha avuto origine nel 27° bambino abortito alla ricerca del virus. Le madri che sono state infettate dal virus della rosolia durante la gravidanza sono state attivamente incoraggiate ad abortire i loro figli. In seguito furono eseguiti altri quaranta aborti volontari di bambini esposti alla rosolia, anche se RA273 fu il ceppo che finì nella preparazione finale del vaccino.

Anche se il numero di aborti coinvolti nella produzione di queste linee cellulari dovrebbe farci inorridire, merita una certa enfasi qui che un singolo aborto è tutto ciò che è necessario per rendere illecita l’origine di una linea cellulare. Non dobbiamo illuderci che meno aborti rendano qualcosa più accettabile. Poiché non sono un teologo morale, rimando il lettore alle dichiarazioni di padre Phil Wolfe, padre Chad Ripperger, padre Michael Copenhagen e il vescovo Athanasius Schneider su questo argomento. Questo è un punto di immensa importanza per i cattolici – non è sufficiente sostenere che la partecipazione al processo dell’aborto è “materiale” e “remota” quando i sottoprodotti di questi aborti sono accettati e utilizzati.

Un’altra questione che è stata sollevata con l’uso di cellule fetali abortite nei vaccini COVID è l’idea che questo in qualche modo non causerà sufficiente scandalo perché l’uso sia proibito ai fedeli, e certamente non genererà un incremento nell’uso di feti abortiti nella ricerca sui vaccini. Purtroppo, questo semplicemente non è il caso.

L’uso di linee di cellule fetali abortite nella ricerca medica, a qualsiasi livello, alimenta una crescente accettazione dell’uso di bambini abortiti in altri tipi di ricerca medica – sia in termini di quantità di ricerca che viene fatta sia nell’escalation della sua mostruosità. Questo problema è indipendente dal numero originale di aborti commessi per ottenere una linea cellulare e sarà solo esacerbato dall’accettazione dei vaccini COVID derivati da HEK-293.

Alcuni esempi dovrebbero essere sufficienti, anche se se ne potrebbero citare molti altri:

Ci sono altri due punti riguardanti la testimonianza del signor Graham sulla HEK-293 che meritano di essere menzionati: il fatto che le cellule che ha usato per il suo esperimento erano nel congelatore al momento del suo arrivo in laboratorio e che era sua intenzione che l’aborto fosse stato eseguito per “scopi terapeutici” perché l’aborto non era legale nel paese a quel tempo. Nessuno di questi fatti cambia la natura della linea cellulare HEK-293 o il suo discutibile status morale.

In particolare, il fatto che le cellule siano state conservate nel congelatore dà ulteriore credito alla conclusione che la HEK-293 sia stata derivata da un feto abortito volontariamente. Il successo e la longevità di HEK-293 suggerisce che il campione era straordinariamente adatto alla coltura. A causa dell’impossibilità biologica di creare una linea cellulare viva da un tessuto morto, e l’implausibilità pratica e biologica di ottenere tessuto vivo da un feto abortito spontaneamente (aborto spontaneo), è molto più probabile che il bambino da cui HEK-293 è stato derivato sia stato abortito volontariamente e vivo al momento dell’estrazione del tessuto – o al massimo appena deceduto. In un’intervista rilasciata per ALL, il dottor C. Ward Kischer, embriologo e professore emerito di anatomia dell’Università dell’Arizona College of Medicine, ha dichiarato quanto segue riguardo alle cellule ottenute per linee cellulari fetali abortite: “Per sostenere il 95% delle cellule, il tessuto vivo dovrebbe essere conservato entro 5 minuti dall’aborto[.] … Entro un’ora le cellule continuerebbero a deteriorarsi, rendendo il campione inutile“.

Infine, so che ci sono state anche diverse domande rivolte a LifeSite sugli aborti con taglio cesareo, e questo si collega alla dichiarazione del signor Graham sugli aborti terapeutici. Citerò direttamente da un articolo di Children of God for life che include sezioni di articoli scientifici che descrivono come vengono eseguiti questi aborti “terapeutici“:

Gli scienziati hanno notato che si trattava di feti intatti (non di embrioni, tra l’altro, poiché la maggior parte era ben oltre lo stadio di sviluppo embrionale). Come negli aborti di New York che sono stati ottenuti tramite taglio cesareo, così sono stati quelli eseguiti nel Lying-in/Women’s Hospital di Boston tra la fine degli anni ’40 e l’inizio degli anni ’50.

Secondo i dottori Enders e Wells, che hanno vinto il premio Nobel per la loro ricerca sulla polio:

È stato ottenuto sotto precauzioni sterili al momento dell’isterotomia addominale per indicazioni terapeutiche. Sono stati utilizzati embrioni di 12-18 settimane di gestazione. Raramente i tessuti sono stati ottenuti da feti nati morti o da neonati prematuri durante l’autopsia… Negli esperimenti sulla propagazione prolungata del virus sono stati utilizzati tre tipi di materiali embrionali: elementi di pelle, tessuto connettivo e muscolare; tessuto intestinale; tessuto cerebrale. I tessuti embrionali sono stati preparati nel modo seguente. Quando possibile, l’embrione veniva rimosso dal sacco amniotico con precauzioni sterili, trasferito su un telo sterile e tenuto a 5 C fino alla dissezione. [11]

Per spiegare ulteriormente, il tipo di aborto eseguito – “isterotomia addominale” – che è un tipo di sezione a C – non un’isterectomia – era un indizio evidente di ciò che questi medici stavano facendo. Secondo il Journal of Obstetrics and Gynecology, poiché l’isterotomia addominale è considerata un grande intervento chirurgico e non un metodo di routine per interrompere una gravidanza precoce, hanno notato: “È fatto solo in circostanze speciali come quando la sterilizzazione è richiesta in aggiunta all’interruzione della gravidanza, come nel caso di malattie cardiache, diabete, TB o malattie mentali. Altrimenti viene impiegata dopo il secondo trimestre“.

Il dottor Gonzalo Herranz, professore di istologia ed embriologia generale all’Università di Navarra, Spagna, che è uno strenuo sostenitore della vita e si oppone fermamente a tale ricerca, descrive come gli aborti dovrebbero idealmente essere fatti quando si utilizza materiale fetale:

Il modo corretto consiste nel ricorrere al taglio cesareo o alla rimozione dell’utero. Solo in questo modo si può garantire la sterilità batteriologica.

In entrambi i casi, quindi, per ottenere cellule embrionali per la cultura, si deve adottare un aborto programmato, scegliendo l’età dell’embrione e sezionandolo quando è ancora vivo per rimuovere i tessuti da mettere nei mezzi di coltura.” [12]

Citazione 11: Thomas H. Weller, John F. Enders, Frederick C. Robbins e Marguerite B. Stoddard; Studies on the Cultivation of Poliomyelitis Virus in Tissue Culture: I. The Propagation of Poliomyelitis Virus in Suspended Cell Cultures of Various Human Tissue; Journal of Immunology 1952;69;645-671

Citazione 12: Pietro Croce, MD, Vivisezione o Scienza – una scelta da fare, Fetal Experimentation-Over the top; Parte 1, p. 99-108.CIVIS, 1991, Hans Ruesch Foundation

A causa della necessità di mantenere una coltura sterile di tessuto per sviluppare una linea cellulare, sembra ragionevole concludere che ci sarebbe dovuto essere – come minimo – qualche accordo preliminare per ottenere tessuto sterile e non macchiato dal feto usato per l’HEK-293. Il modo più semplice e sicuro per farlo è il metodo chirurgico dell’estrazione del feto intero che ho descritto nella mia intervista a cui si fa riferimento e che è citata sopra.

Come cattolici, dobbiamo attenerci all’istruzione che abbiamo l’obbligo di opporci al male morale delle linee cellulari fetali abortite nei vaccini. Chiuderò con le parole del Catechismo del Concilio di Trento, che insegna così chiaramente quale dovrebbe essere la nostra risposta ai vaccini di feti abortiti nella sua spiegazione della petizione di “liberaci dal male” che ci viene data nel Padre Nostro:

I fedeli dovrebbero essere incoraggiati ad usare questo modo salutare di pregare e ad imitare l’esempio del Profeta.  E allo stesso tempo la loro attenzione dovrebbe essere richiamata sulla marcata differenza che esiste tra le preghiere dell’infedele e quelle del cristiano.

Anche l’infedele chiede a Dio di curare le sue malattie e di guarire le sue ferite, di liberarlo dai mali vicini o imminenti; ma pone la sua principale speranza di liberazione nei rimedi forniti dalla natura o preparati dall’uomo. Non si fa scrupolo di usare la medicina, non importa da chi sia stata preparata, non importa se accompagnata da incantesimi, magie o altre arti diaboliche, purché possa promettere a se stesso qualche speranza di guarigione.

Non così il cristiano. Quando è visitato dalla malattia o da altre avversità, egli vola a Dio come suo supremo rifugio e difesa. Riconoscendo e riverendo Dio solo come l’autore di tutto il suo bene e il suo liberatore, egli attribuisce a Lui qualsiasi virtù curativa risieda nelle medicine, convinto che esse aiutano il malato solo nella misura in cui Dio lo vuole. Perché è Dio che ha dato medicine all’uomo per guarire le sue infermità corporali; e da qui queste parole dell’Ecclesiastico: L’Altissimo ha creato medicine dalla terra, e un uomo saggio non le aborrisce. Chi dunque ha giurato la sua fedeltà a Gesù Cristo, non ripone la sua principale speranza di guarigione in tali rimedi; la ripone in Dio, l’autore di queste medicine.

Perciò le Sacre Scritture condannano la condotta di coloro che, confidando nel potere della medicina, non cercano l’assistenza di Dio [2 Cron 16,12]. Anzi, coloro che regolano la loro vita secondo le leggi di Dio, si astengono dall’uso di tutte le medicine che non sono evidentemente intese da Dio come medicinali; e, se ci fosse anche solo una certa speranza di guarigione usando qualsiasi altra, se ne astengono come tanti incantesimi e artifici diabolici.

Non c’è bisogno di un’argomentazione speciale per stabilire che Dio non ha inteso che i corpi dei bambini uccisi siano usati per la medicina. Quindi asteniamoci da questi vaccini contaminati dall’aborto e non siamo colpevoli di rifiutare di seguire le leggi di Dio.

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