Assalto alla sede di Pro-Vita e Famiglia
Assalto alla sede di Pro-Vita e Famiglia

 

 

di Mattia Spanò

 

A volte tornano alla mente espressioni pescate da libri, film o forme d’arte varia che descrivono meglio di molte analisi una situazione.

Così dopo tre anni di vaccinismo sfrenato, russofobia a rotta di collo, filonazismo se ti azzardi a dire che Israele esagera, e last but not least la novità sintetica del patriarcato tossico, mi è tornata in mente la Cura Ludovico di Arancia Meccanica.

Alex, il protagonista del film, è un giovane nullafacente e drogato capo di un quartetto di energumeni che nottetempo si macchiano di violenze incredibili. Arrestato, viene sottoposto ad una cura sperimentale che consiste nella visione forzata di dosi massicce di immagini violentissime.

Alex è appassionato di Beethoven (“il grande Ludovico Van”) e crolla quando come colonna sonora di immagini del nazismo ascolta il quarto movimento della Nona. Alex allora urla: “Ludovico Van non ha mai fatto male a nessuno! Faceva solo musica!”.

Schiantato dalla Cura Ludovico, Alex viene reintegrato nella società dove per un certo tempo subisce ogni genere di angheria: quando prova a difendersi o attaccare viene colto da squassanti attacchi di vomito. Peccato che una volta svanito l’effetto della Cura Ludovico, vera e propria riprogrammazione mentale, Alex torna sé stesso: più violento e crudele che pria.

Tre sono le intuizioni indovinate del film di Kubrick. La prima è che una volta neutralizzato, Alex subisce la stessa violenza che usava agli altri. Significativamente si tratta di violenza scientifica (gli scienziati del programma cui il ragazzo è sottoposto), e lo Stato che la sostiene e la finanzia, per questo più subdola. Ma è anche la violenza che dopo gli fanno gli altri, in un gorgo senza fine. Alex – e lo spettatore con lui – scopre che anche la società è bestialmente violenta.

La violenza è dunque il leit-motiv: che tu la eserciti o la subisca, parrebbe l’essenza stessa della modernità. D’altra parte, nel monopolio della forza detenuto dallo Stato risiedono molte delle nostre convinzioni sulla giustizia e l’ordine sociale. La maggior parte delle persone ha ritenuto non solo accettabile, ma persino doveroso fare strame dei diritti di una minoranza di persone perché, perdincibacco, c’era un’emergenza sanitaria.

La seconda è quella detta sopra, e cioè il fatto che le masse sottoposte a robustissime overdosi di Cura Ludovico, non ne escono affatto migliori. Anzi peggiorano drasticamente tornando alla brutalità dalla quale si pretende di emendarle, la quale brutalità al contrario viene costantemente eccitata. Ma Kubrick sembra suggerire che non ci sia alcuna volontà migliorativa della condizione umana nel potere, anzi piuttosto il contrario.

Il terzo spunto notevole è l’idea, formidabile, che in ogni uomo, anche e forse soprattutto nei peggiori, si trovi una riserva di purezza incontaminata, o di bellezza se preferite. Nel caso di Alex, la musica di Beethoven. Ciò che lo squinterna e lo fa capitolare è il fatto che questa bellezza venga associata alla barbarie più disumana.

Anche nel nostro caso la Cura Ludovico ha trovato vastissima applicazione. Durante la pandemia si sono vaccinati i bambini per proteggere i vecchi, e all’apice del “green pass rafforzato” si è criminalizzato chi desiderava trascorrere il Natale coi parenti più stretti. Famiglie e rapporti sociali che nessuno mai avrebbe messo in discussione sono andati in fumo, mentre si sono rafforzati i legami deboli. In altri termini, si è associato velenosamente al male presunto il bene concreto: l’amore umano, l’amicizia, le persone care.

A tal proposito, è bene ricordare le decine di migliaia di morti da soli (soli) senza nemmeno il conforto dei sacramenti e la vicinanza di persone amate. I corpi cremati in fretta e furia, i funerali aboliti. Una barbarie di cui non si scorge il fondo consumata con la vile complicità del clero e del papa solidali con queste aberrazioni.

Meno bene è andata col criminale di guerra Vladimir Putin il quale avrebbe attaccato il cuore dell’Europa, la roccaforte dei nostri valori, che si troverebbe – udite udite – in Ucraina. Comincio a pensare che un fondo di verità ci sia: Zelensky, l’uomo a capo di uno degli Stati più corrotti al mondo che mette fuori legge undici partiti d’opposizione, nazionalizza i media indipendenti, manda al macello disabili psichici e ragazzini, e punta a rinviare le elezioni – diamine, siamo in guerra –, incarna onestamente gran parte dei valori praticati in Occidente.

Maluccio sta andando con la mostrificazione genocida dei palestinesi. Intendiamoci: i palestinesi sono tutt’altro che stinchi di santo, ma come dice il Vangelo “chi è senza peccato scagli la prima pietra”.

O forse nella guerra delle propagande quella palestinese sembra più riuscita, mentre quella israeliana si abbandona a vere e proprie truffe – come quella del presidente Herzog che mostra una copia fresca di stampa del Mein Kampf ritrovata, a suo dire, nella camera di un ragazzino a Gaza – che non si sa se facciano più ridere o irritino: essere presi per stupidi va bene, ma così è troppo.

È per me indimenticabile il momento di sincerità dal sen fuggita di Dror Eydan, ex ambasciatore israeliano in Italia, che ha dichiarato che nessuno in Israele è interessato a “discorsi razionali”: lo scopo è “distruggere Gaza”. Un diplomatico coi fiocchi, un po’ come la favola horror di Draghi che aumenta il prestigio dell’Italia all’estero o quella di papa Francesco che possiede un grande fiuto politico, “si sa muovere”.

L’uovo di giornata – che ovviamente seppellisce tutti i precedenti fallimenti fino alla prossima emergenza – è la responsabilità collettiva del maschio tossico in relazione all’omicidio della povera Giulia Cecchettin ad opera del suo lombrosiano fidanzato, Filippo Turetta. Non ho figlie, al momento, ma se mai dovessi averne almeno una e un brutto giorno mi portasse a casa un simile ceffo acqua e sapone, il femminicidio sarebbe l’ultimo dei miei pensieri, e posso garantire che non sarebbe l’ultimo dei suoi.

Facezie a parte invece di ragionare sull’archetipo del “bravo ragazzo” – accanto a Turetta nel mio pantheon splatter metto l’incolore Alberto Stasi e lo sgargiante Alessandro Impagniatiello – specie riguardo al fatto che nessuno dei tre brilla per mascolinità, tendendo piuttosto all’androgino, invece di riflettere sulle dinamiche che hanno cancellato la virilità dall’orizzonte mentale di questi poveretti, si ragiona e soprattutto si agisce nei confronti d’altro.

Il papa stesso – un errore madornale di Benedetto XVI è stata l’apertura dell’account Twitter del pontefice, ma forse purtroppo era solo questione di tempo – si è abbandonato ad un tweet di insolente banalità, in cui parla della violenza contro le donne come di “velenosa gramigna da eliminare”. Pensierino degno di una femminista incallita.

Il fatto è che dietro al massimalismo becero esibito dalle cosiddette autorità, a cui nulla importa delle donne, degli uomini e manco dei cani, c’è sempre qualcuno pronto a dare seguito coi fatti ai pensieri più alati. C’è un tipo di violenza – l’assalto alla sede romana di ProVita&Famiglia, la carneficina di Gaza, i piagnistei dei soloni di Repubblica secondo i quali bisognerebbe continuare a vaccinarsi per impedire ai no-vax di “cantare vittoria”, l’unicorno della controffensiva ucraina ormai costata mezzo milione di morti – che non è più soltanto un fenomeno sporadico legato ad un’emergenza o una circostanza – più o meno esacerbata – ma un vero e proprio linguaggio. La matrice è la stessa, il paradigma ripetitivo come un mantra indiano.

La Cura Ludovico accosta ciò che di più bello e sacro esista – l’amore fra uomo e donna, la famiglia, la salute come dono di Dio, il riconoscimento dell’identità e dell’unicità dell’altro anche quando sia ebreo, palestinese, russo o giapponese, la musica di Beethoven o la poesia di Leopardi – ad immagini sempre più smodate di morte, distruzione e cancellazione della vita. In questo modo, mettendo sul banco degli imputati dinamiche naturali positive, il potere si garantisce la perpetrazione della violenza come norma fondante e regolativa della vita umana.

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

Sostieni il Blog di Sabino Paciolla

 





 

 

Facebook Comments