Card. Daniel DiNardo (a destra) (Bob Roller/CNS)

Card. Daniel DiNardo (a destra) (Bob Roller/CNS)

 

Dal 12 al 15 novembre si è tenuto (a Baltimora) l’incontro del vescovi statunitensi il cui tema centrale è stato la crisi degli abusi sessuali che sta nuovamente scuotendo la Chiesa negli USA. Secondo alcuni osservatori l’incontro è stato un completo fallimento, poiché è stato inconcludente rispetto alle aspettative. Una delle cause è stato lo stop del Vaticano (qui), ricevuto dal presidente dei vescovi, card. DiNardo, la sera prima dell’inizio dell’assise, a non votare sulla istituenda commissione indipendente, guidata dai laici per indagare sugli abusi, e sulle nuove norme di condotta dei vescovi in materia di abusi.

Mentre l’incontro dei vescovi era ancora in corso un lettore ha scritto una lettera a Rod Dreher, l’autore de L’opzione Benedetto. Il lettore, riferendosi alla riunione della USCCB (la Conferenza Episcopale USA), l’ha definita “assolutamente patetica e deprimente”. Scrive inoltre:

La relazione del card. Roger Mahony (di Los Angeles, implicato nella mala gestione degli abusi, ndr) è semplicemente incredibile. Il fatto che abbia avuto la temerarietà di parlare è già abbastanza brutto; il fatto che nessuno si sia alzato per sfidarlo dimostra la profondità del clericalismo che lei diagnostica.

A parte l’osservazione piuttosto morbida di Salvatore Cordileone (l’arcivescovo di San Francisco) e il riferimento indiretto a James Martin, la parola “omosessualità” è stata pronunciata? Anche In quel caso, è solo in modo ‘sociologico’ o empirico, ci si è chiesto se si dovrebbe commissionare un nuovo studio per determinare se l’omosessualità è un fattore causale nell’abuso. Dobbiamo aspettare un pronunciamento della “scienza” per sapere o dire qualcosa a riguardo?

Questo manca completamente il punto più elementare e la radice profonda della rabbia della gente. Non è che l’omosessualità sproporzionatamente inclina necessariamente verso l’abuso, anche se ho visto questa accusa invocata da sinistra come un modo per delegittimare coloro che sollevano domande sull’omosessualità nel sacerdozio. Per quanto io ne sappia, nessuno che sia serio sta facendo questa affermazione, nonostante il fatto che i casi di abuso siano prevalentemente omosessuali.

È piuttosto che il segreto di pulcinella dell’omosessualità pervasiva, la omosessualità a mala pena riconosciuta nel sacerdozio e tra i vescovi, impone una doppia vita e una disonestà obbligatoria a tutta la Chiesa, rendendo praticamente impossibile pensare a fondo o parlare veramente della crisi di fede che è alla radice di questa cosa, per non parlare delle cause più vicine degli abusi.

Se fossimo seri anche sulla diagnosi del clericalismo, guarderemmo con attenzione al nesso tra l’omosessualità pervasiva tra il clero, la disonestà pervasiva che necessariamente lo accompagna, l’autoreferenzialità delle deliberazioni episcopali e la tentazione apparentemente irresistibile di sostituire il pensiero procedurale e manageriale alla vera introspezione teologica. Quale rapporto potrebbe esserci tra questo segreto di pulcinella e la superficialità delle nostre risposte? In altre parole, dovremmo pensare al rapporto profondo tra omosessualità e clericalismo.    Non sono opposti come vengono fatti apparire.

E’ diventato un mantra pubblico (e lo si sente da entrambe le parti), che non dovremmo “usare” la crisi degli abusi per portare avanti un’agenda teologica (cioè di cambiamento dellaDottrina, ndr). E sono d’accordo se per “teologico” ciò che lei intende veramente è “politico”, il che, purtroppo, è il più delle volte – specialmente a sinistra. Ma questa è la quintessenza del pensiero manageriale: ridurre la crisi degli abusi ad un fatto brutale e trattarla come un problema discreto che ammette una correzione discreta – se solo avessimo le politiche e le strutture giuste. Mentre io sostengo che non possiamo nemmeno comprendere veramente la crisi dell’abuso se la trattiamo “semplicemente” come una crisi di abuso e ci rifiutiamo di comprenderla da un punto di vista teologico. Dobbiamo guardare verso l’interno (e verso l’alto), e non so se ci ricordiamo come fare.

 

Rod Dreher, a questi passi della lettera, risponde:

Sì, il problema non è l’omosessualità o il clericalismo, ma il modo in cui i due dipendono l’uno dall’altro. Anche i “buoni” vescovi che vedono perfettamente il problema dei sacerdoti gay non casti (e forse vescovi) non sono in grado di parlare di come si sta uccidendo la Chiesa, perché il loro clericalismo è tale che non parleranno male gli uni degli altri.

 

Fonte: The American Conservative

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